News dal Sahara
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Venerdì 7 dicembre alle ore 16,30 nella sede dell'Istituto italiano di studi filosofici, in Napoli Palazzo Serra di Cassano:

Sahara Occidentale occupato: legalità internazionale e violazione dei diritti umani


relazioni di:

France Weill - avvocato a Parigi

Ennaama Asfari - giurista saharaoui

Nicola Quatrano - osservatore internazionale

Omar Mih - rappresentante del Fronte Polisario in Italia





intervengono:

Francesco Caia - consigliere dell'Ordine degli avvocati di Napoli

Antonio Tafuri - consigliere dell'Ordine degli avvocati di Napoli

Alessandro Fucito - consigliere comunale di Napoli

Isadora d'Aimmo- assessore provinciale di Napoli

Luisa Bossa - consigliere della Regione Campania




modera:

Maria Giovanna Castaldo - avvocato in Napoli




Con il patrocinio del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Napoli




Da oltre trenta anni il popolo saharawi vive diviso da un muro, un muro che separa famiglie e affetti e spezza in due l´unità di un popolo. Solo la sofferenza è comune: a est, i rifugiati nei campi profughi di Tinduf, in Algeria, soffrono soprattutto la malnutrizione, l´eterna provvisorietà e l´inclemenza del clima. A ovest, i saharawi che vivono nei territori occupati illegalmente dal Marocco soffrono soprattutto la mancanza di libertà e la repressione poliziesca.

In centinaia sono spariti, trattenuti illegalmente e sottoposti a tortura; in centinaia sono stati arrestati e condannati a pene severe solo per avere reclamato il riconoscimento di ciò che la comunità internazionale considera un loro diritto inviolabile: l´autodeterminazione.

Dal 2001 i saharawi dei territori occupati, soprattutto le donne e i ragazzi, sono impegnati in una intifada pacifica per sostenere questo loro diritto di libertà, quello che decine di risoluzioni dell´ONU hanno ribadito anno dopo anno e che le Autorità marocchine si ostinano a negare. La risposta dello Stato occupante è stata brutale e repressiva: all´azione non violenta si è risposto con la forza, arrestando decine e decine di militanti e rinchiudendoli nelle prigioni, soprattutto in quella di Laayoune, la tristemente famosa Carcel Negra, dove le condizioni di detenzione sono subumane e insopportabili.







Nicola Quatrano
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE Onlus
www.ossin.org