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Oltre il muro: la
RASD
Violazione dei Diritti dell'Uomo nel Sahara Occidentale.
ATTUALITA' dal 1 gennaio 2004
A cura di Jacqueline Philippe
Referente per i Diritti Umani del Tavolo - Paese Sahraui (Regione Emilia
Romagna)
Territori occupati: repressioni,
processi farsa e scioperi della fame. Suedi Ahmed Fail Buteglit è
stato incarcerato il 5 gennaio scorso nella prigione di Inzegan, Aghadir.
Già accusato di simpatia con il Fronte Polisario aveva scontato
in passato 3 anni di prigione. Il processo di un altro militante sahraui,
Hadi Sidi Ahmed Kainan, che ha finito da poco di scontare 10 anni di carcere,
è stato aggiornato al 7 gennaio. Scioperi della fame sono stati
annunciati per il 9-10 e 11 gennaio e poi a partire dal 17 gennaio, da
parte di prigionieri politici sahraui, tra cui gli ormai celebri Ali Salem
Tamek e Bouteglit, in segno di solidarietà con quei loro compatrioti
e per protestare contro le condizioni di detenzione nelle carceri marocchine.
7 gennaio 2004
* Le autorità d'occupazione marocchine hanno liberato oggi 12 prigionieri
politici sahraui. Si tratta di: Ali Salem Tamek, Moussaoui Dkhil, Bazid
Salek, El Moussamih Baba, Bourhil Mohamed Lamil, Sbaai Ahmed, El Moussaoui
Ahmed, Lafkir Abdeslam, Boutabaa Salek, Salami Mohamed Mouloud, Saya Ezine,
Souidi Ahmed Fal Timglite.
Altri 7 prigionieri marocchini sono stati liberati nello stesso giorno,
tra i quali il prigioniero di coscienza Ali Lemrabet.
L'Associazione delle Famiglie dei Prigionieri e degli Scomparsi
Sahraui (AFAPREDESA) e l'Unione dei Giuristi Sahraui (UJS) accolgono con
giubilo queste liberazioni ed esprimono felicitazioni ai prigionieri liberati
e ai loro familiari, così come al popolo sahraui per questa nuova
tappa nella lotta per il rispetto dei diritti umani. Liberando questi
prigionieri di coscienza il regime marocchino ha riconosciuto pubblicamente
che tali persone sono state vittime dell' arbitrio e dell' assenza di
ogni libertà di espressione
*A Bagnolet (Francia), un gruppo di ex-scomparsi sahraui,
che hanno soggiornato nelle carceri segrete marocchine dal 1976 al 1991,
ha smentito formalmente le affermazioni del Comitato Consultivo dei Diritti
Umani Marocchino (CCDH) secondo cui tutti gli ex-carcerati sarebbero stati
indennizzati. Esso inoltre non accetta le decisioni arbitrarie marocchine
che fissano condizioni obbliganti le vittime a rinunciare ad ogni rivendicazione.
Le vittime precisano infine che nulla sarà concluso fino a che
non sarà fatta luce sulla sorte degli scomparsi ancora rinchiusi
nelle carceri segrete marocchine e per i quali le autorità marocchine
rifiutano di dare informazioni.
Le famiglie degli scomparsi sahraui esigono che i sopravvissuti siano
liberati, che le spoglie mortali delle persone che sono decedute durante
la detenzione siano restituite, che i certificati di decesso siano consegnati
e che la verità su ciò che è avvenuto sia finalmente
rivelata.
8 gennaio 2004
Il Governo Sahraui si rallegra della liberazione da parte del Governo
Marocchino di Ali Salem Tamek e degli 11 altri suoi compagni detenuti
politici sahraui, chiedendo che siano anche liberati gli oltre 150 prigionieri
di guerra sahraui e gli oltre 500 scomparsi civili ancora nelle mani delle
autorità marocchine.
10 gennaio 2004
* Un ricevimento trionfale ha accolto ad El Ayoun, la capitale occupata
del Sahara Occidentale, 10 dei 12 detenuti politici sahraui liberati dal
governo marocchino che scontavano pesanti condanne nel Carcere Nero di
quella città, mentre nello stesso momento gli studenti sahraui
di Agadir ricevevano Ali Salem Tamek e Ahmed Souedi Boutimeglit, simboli
della libertà. Molti oratori si sono succeduti su di una tribuna
improvvisata nel cortile della casa di uno dei prigionieri liberati, Salek
Bazeid, per salutare il coraggio e l'abnegazione di questi valorosi combattenti
della libertà, secondo la definizione della Sig.a Minetou Haidar,
ex-detenuta politica e membro attivo del collettivo sahraui di difesa
dei diritti umani. Mohamed Fadel Gaoudi, Ghalia Djimi, Khaya Chikh e Dkhil
Mpussawi hanno sottolineato il carattere arbitrario della detenzione di
quei prigionieri affermando che né il regime di terrore né
le repressioni potranno intaccare la determinazione del popolo sahraui
di continuare la lotta per l'autodeterminazione e l'indipendenza.
Il commissario e torturatore Hariz El Arbi e il vice governatore dell'amministrazione
coloniale marocchina avevano esercitato forti pressioni sulle famiglie
dei prigionieri liberati e fatte minacce per impedire che manifestassero
la loro gioia per la liberazione dei loro figli.
* La popolazione sahraui ha accolto Ali Salem Tamek, ormai
simbolo della lotta per la libertà, liberato dopo 3 anni di carcere
per "delitto" di patriottismo. Tamek è stato liberato
in seguito alla sua eroica lotta, appoggiata dalla pressione internazionale.
All'entrata nella città di Assa centinaia di persone, vestite dei
loro abiti tradizionali, hanno offerto a Tamek e al suo compagno Boutimeglit
una zucca piena di latte di cammella e un piatto di datteri, in mezzo
agli you-you delle donne, secondo la tradizione degli antenati sahraui.
I due ospiti sono stati raggiunti a poco a poco da altri sahraui, già
detenuti nelle carceri di Agdez, Galat Ngouma, Boulemharez e da quelli
della sommossa popolare di Smara, di Assa e di Lemseid. Nel corso dell'
incontro Mohamed Daddach, premio Rafto per i diritti umani, ha espresso
la soddisfazione del Comitato d'azione per la liberazione di Tamek e degli
altri compagni per la vittoria riportata sulle forze della repressione
e dell'arbitrio. Felicitazioni sono anche arrivate per telefono da parte
del presidente del BIRDHSO, Christian Viret, della Sig.a Michèle
Decaster dell' AFASPA, della Sig.a Ines Miranda del Consiglio Generale
del Tribunale Spagnolo (CGBE), di Josè Manuel del Sindacato degli
avvocati di Badajoz e da Amnesty International che hanno tutti riaffermato
il loro impegno a continuare l'azione per la liberazione dei sahraui ancora
detenuti e per l' autodeterminazione del popolo sahraui.
* L'Unione dei Giornalisti Sahraui (UJESARIO) ha inviato
un messaggio di felicitazioni ad Ali Lemrabet per la sua lotta e la sua
liberazione. Lemrabet, giornalista marocchino, era stato arrestato il
21 maggio 2003 per "oltraggio alla persona del re" e "Minaccia
all'integrità territoriale e al regime monarchico" venendo
poi liberato il 7 gennaio scorso insieme ad altri 5 giornalisti marocchini.
* In un messaggio di sostegno indirizzato al Comitato d'Azione
per la liberazione di Ali Salem Tamek e degli altri detenuti politici
sahraui, l'Intergruppo del Parlamento Europeo per il Sahara Occidentale
ha accolto con gioia la liberazione di Tamek e degli altri sahraui, la
cui liberazione era stata richiesta fermamente dal Bureau International
per il rispetto dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale (BIRDHSO) e da
molti altri organismi tra cui Amnesty International: La lettera, firmata
dal Presidente dell'Intergruppo, Sig.a Margot Kessier, ha anche richiesto
alle autorità marocchine di chiarire il destino delle centinaia
di Sahraui che sono scomparsi, come recentemente ricordato nel recente
rapporto di Amnesty International (novembre 2003) e di permettere realmente
la libera circolazione di Mohamed Daddach e dei difensori dei diritti
umani nel Sahara occidentale.(SPS) 010/090/100213 jan 04 sps
12 gennaio 2004
* La Mezza Luna Rossa sahraui (MLRS) ha fatto appello al Comitato Internazionale
della Croce Rossa (CICR) affinché si impegni maggiormente alla
liberazione dei prigionieri di guerra e degli altri detenuti politici
sahraui in Marocco.
* Collegamenti telefonici diretti tra i campi dei rifugiati
sahraui e le zone occupate del Sahara Occidentale sono stati messi in
atto dall'Alto Commissariato per i Rifugiati.
13 gennaio 2004
La Mezza Luna Rossa Sahraui (MLRS) chiede al Comitato Internazionale della
Croce Rossa (CICR), che fino ad ora non si è molto compromesso
sul problema dei detenuti sahraui, di impegnarsi maggiormente per la liberazione
dei prigionieri di guerra e per gli altri detenuti sahraui in Marocco
esprimendo soddisfazione per quella ottenuta recentemente dei 12 prigionieri
politici.
14 gennaio 2004.
* Ali Salem Tamek, in una intervista telefonica con il giornale spagnolo
"La Vanguardia", ha qualificato la Prigione Nera di El Ayoun
come "una fossa comune, nella quale vengono inviati i sahraui prigionieri
di guerra o detenuti politici, insieme ai detenuti per reati comuni".
Durante la sua detenzione Tamek è stato più volte torturato
e privato del sonno; egli ha intrapreso 17 scioperi della fame per far
rispettare i propri diritti. "Le condizioni sanitarie minime prescritte
sono inesistenti nel carcere,dice Tamek, gli odori sono insopportabili,
nessuna visita medica è autorizzata e molte malattie contagiose
infieriscono tra i detenuti". Tamek si definisce come "un difensore
del diritto del popolo sahraui a decidere il proprio destino attraverso
un referendum giusto, libero e trasparente così da poter esprimere
la propria volontà e cioè l'indipendenza o l'integrazione
al Marocco". "Sono convinto, ha continuato Tamek, "che
la soluzione del conflitto del Sahara occidentale debba passare per il
referendum di autodeterminazione, conformemente agli accordi internazionali".
* Il Collettivo dei difensori dei diritti umani nella parte
occupata del Sahara occidentale (CDDHSO) ha lanciato un appello urgente
a tutti i difensori dei diritti umani spagnoli per le gravi violazioni
nei territori occupati dal Marocco, chiedendo che sia messa fine alle
imposizioni di pubblica sicurezza e mediatiche esistenti fin dall'epoca
dell' occupazione coloniale marocchina del 1975. Il Collettivo ha deplorato
che decine di detenuti politici sahraui stiano languendo ancora nelle
carceri marocchine in condizioni contrarie ai principi dei diritti umani,
mentre alcune centinaia sono ancora nella situazione di "scomparsi"
ormai da molti anni, nelle carceri segrete marocchine dove subiscono barbare
torture fisiche e psicologiche. Il Collettivo constata inoltre che lo
stato marocchino continua ad intimidire i difensori dei diritti umani
sahraui attraverso licenziamenti, trasferimenti forzati, blocco dei salari,
interdizione di spostamenti, confisca dei passaporti ecc.
*Vasta campagna internazionale contro il muro militare
marocchino nel Sahara occidentale. Una marcia pacifica di alcune diecine
di cittadini europei indignati inaugurerà il 26 gennaio prossimo
una vasta campagna internazionale diretta contro il muro militare che
divide il Sahara Occidentale dal suo popolo fin dal 1980. Serpeggiando
nel territorio sahraui su di una lunghezza di 2400 km e dividendo il paese
in due parti, di cui l'una occupata dal Marocco e l'altra liberata dall'armata
della RASD, il muro marocchino è stato eretto in sei tappe, durante
un periodo di 7 anni, dal 1980 al 1987. Protetto da 160.000 soldati armati
fino ai denti, 240 batterie di artiglieria pesante, oltre un milione di
carri blindati, 10 milioni di mine antiuomo (vietate dalle convenzioni
internazionali), 20.000 km di filo spinato, 2400 km di profondi fossati,
di mucchi di terra e di muri di pietre alti 2 metri e larghi m 1,80, di
diecine di radar di lunga e media portata e con il sostegno di una aviazione
militare tra le più potenti dell'Africa, "questo muro della
vergogna deve assolutamente cadere per lasciar posto ad una pace durevole
basata sulla decolonizzazione del territorio, conformemente alle risoluzioni
dell'ONU"
15 gennaio 2004
La solidarietà spagnola interpella Chirac affinché smetta
il sostegno alla colonizzazione marocchina del Sahara Occidentale.
Quando la Francia proclama che "sarà a fianco del Marocco
nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU" e che identifica il Sahara Occidentale
come "Province del Sud marocchino", essa mette in causa "la
coerenza della posizione che vorrebbe avere nell'insieme delle nazioni,
basata sulla difesa di un sistema multilaterale capace di risolvere i
conflitti nel quadro della legalità internazionale"
18 gennaio 2004
Tamek e gli ex-detenuti politici sahraui liberati recentemente sono stati
ricevuti a Rabat. Una folla composta da familiari degli ex-detenuti stessi
e di scomparsi sahraui, da difensori dei diritti umani, da avvocati, da
giornalisti e da rappresentanti di partiti politici, li ha accolti all'entrata
del Circolo degli Avvocati, circolo in cui si è tenuto un meeting
di oltre due ore, con interventi delle associazioni marocchine dei diritti
umani, organizzatrici dell'incontro (AMDH, OMDH, FVJ) dei comitati d'azione
e degli ex-detenuti politici.
Secondo Al Moutawakil "questa liberazione è positiva e rappresenta
un passo nella giusta direzione, ma resta incompleta senza la liberazione
di tutti i detenuti politici sahraui, senza che sia fatta luce sulla scomparsa
di oltre 500 sahraui, senza che sia tolto il divieto di attività
per la sezione Sahara del Forum Verité et Justice, senza il ritorno
degli attivisti deportati nel nord del Marocco e la restituzione dei passaporti
ai difensori sahraui dei diritti umani che avrebbero dovuto recarsi a
Ginevra l'anno passato". Tamek stesso ha ringraziato tutte le organizzazioni,
la stampa e le personalità che lo hanno sostenuto in tutto il mondo,
aggiungendo che "le violazioni dei diritti umani nel Sahara sono
legate al conflitto politico che dura dal 1975. Tali violazioni non cesseranno
se non sarà trovata una soluzione politica definitiva."
19 gennaio 2004
Ali Salem Tamek ha dichiarato in un'intervista al settimanale marocchino
Al Ayam che, vittima dell'arbitrio e dell'ingiustizia del governo marocchino,
egli continuerà con i democratici marocchini la lotta per la realizzazione
di un referendum libero per il Sahara occidentale, unica soluzione giusta
e legale per garantire l'autodeterminazione del popolo sahraui. Tamek
ha affermato inoltre di non aver mai chiesto la grazia al Re del Marocco,
non essendo egli colpevole di alcun crimine. La grazia reale, egli stima,
è venuta a correggere una situazione in contraddizione con ogni
norma internazionale dei diritti umani e per testimoniare la natura ingiusta
ed arbitraria dei verdetti pronunciati contro di lui per aver espresso
le sue opinioni in maniera civile, senza mai ricorrere alla violenza.
Richiesto se avesse intenzione di continuare le sue attività sindacali
e di difesa dei diritti umani, Tamek ha risposto: "Indipendentemente
dalla mia situazione, libero o incarcerato, io continuerò a difendere
le mie convinzioni e a dimostrare falsa la tesi del governo marocchino
che proclama una unanimità di consensi attorno alla colonizzazione
marocchina del Sahara Occidentale". Tamek ha citato per prova la
posizione dei militanti del partito Annahj Addimoucrati che difendono
il diritto all'autodetrminazione del popolo sahraui e di cui alcuni ne
hanno pagato il prezzo attraverso ingiusti processi. Tamek ha infine riaffermato
che la sua lotta pacifica è parte del quadro di democrazia di cui
il Marocco di Mohamed VI si vanta, stimando che non si può farsi
vanto di quei valori se si continua poi a negare al popolo sahraui il
diritto democratico all'autodeterminazione.
* PAM e HCR in missione di valutazione dell'aiuto umanitario
ai rifugiati sahraui. Una delegazione congiunta del Programma Alimentare
Mondiale (PAM) e dell' Alto Commissariato per i Rifugiati (HCR) delle
Nazioni Unite ha effettuato dal 20 al 23 gennaio scorso una missione di
valutazione sull'assistenza umanitaria ai rifugiati sahraui nei Campi
di Tindouf in Algeria. A tale missione hanno preso parte anche rappresentanti
della Mezza Luna Rossa Sahraui, della Mezza Luna Rossa Algerina e dell'0rganizzazione
umanitaria europea ECHO. I rifugiati sahraui sono minacciati infatti da
una grave crisi alimentare e per tale ragione la Mezza Luna Rossa Sahraui
aveva lanciato nel dicembre scorso un appello agli organismi umanitari
internazionali ed ai paesi donatori per avere un aiuto urgente.
22 gennaio 2004
L'Associazione Australiana per il Sahara occidentale (AWSA) ha richiesto
all'ambasciatore australiano Michael Smith, presidente della 60a sessione
della Commissione per i diritti umani dell'ONU, di attivarsi a favore
dei diritti umani nel Sahara Occidentale e per far luce sulla sorte degli
scomparsi sahraui, rapiti con la forza dalle autorità di occupazione
marocchine ormai da decenni.
23 gennaio 2004
Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU esaminerà martedì 27
gennaio il rapporto del segretario generale delle NU relativo alla situazione
nel Sahara occidentale e nel quale viene richiesta una proroga del mandato
della MINURSO fino all' aprile 2004, mandato che era già stato
prorogato fino al 31 gennaio 2004.
24 gennaio 2004
Il testo integrale del nuovo rapporto del Segretario generale dell'ONU
sul conflitto del Sahara occidentale (in PDF)
In francese : (http://arso.org.site.voila.fr/S_2004_39f.pdf)
In inglese: (http://arso.org.site.voila.fr/S_2004_39e.pdf)
In spagnolo: (http://arso.org.site.voila.fr/S_2004_39s.pdf)
Fotoreportage sull'accoglienza popolare ad Assa, riservata
ad Ali Salem Tamek e ai suoi compatrioti liberati dalle autorità
marocchine (Sud del Marocco). (http://www.arso.org/tamekphotos.htm)
27 gennaio 2004.
Una manifestazione internazionale formata da oltre un centinaio di cittadini
europei si è svolta lunedì di fronte a un troncone del muro
militare marocchino nella regione di Farsia, all'est del territorio della
RASD per reclamare il suo abbattimento ed esigere l'applicazione del Piano
di pace dell'ONU permettente al popolo sahraui di usufruire del diritto
all'autodeterminazione e all'indipendenza. I manifestanti, per la maggior
parte italiani (parlamentari, eletti locali e membri della società
civile), francesi, spagnoli e ungheresi, che non si sono potuti avvicinare
al muro oltre un certo limite a causa dei campi minati (stimati ad oltre
10 milioni di mine lungo tutto il muro) hanno letto un appello diretto
al Segretario Generale dell'ONU, Kofi Annan, al suo inviato speciale,
James Baker, e al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
28 gennaio 2004
* Stockholm. La Conferenza internazionale sul genocidio ha denunciato
il persistere del muro militare di occupazione marocchino nel Sahara Occidentale,
chiedendone lo smantellamento senza più remore e che sia permesso
al popolo sahraui di esercitare il diritto legittimo all'autodeterminazione
e all'indipendenza.
* Bruxelles. Oltre 140 euro parlamentari hanno firmato
un appello per la messa in opera del piano di pace dell'ONU per l'autodeterminazione
del popolo sahraui, in occasione della cerimonia di consegna del premio
Sakharov del Parlamento europeo al Segretario Generale dell'ONU, Kofi
Annan. L'appello chiede ugualmente che l'Unione Europea contribuisca efficacemente
e praticamente a tale messa in opera e che fornisca un aiuto umanitario
alla popolazione dei rifugiati sahraui a Tindouf.
* Catherine Graciet e Nadia Ferroukhi, giornaliste francesi
indipendenti sono state espulse dal Marocco.
Arrestate nella città di Tarfaya nelle vicinanze della frontiera
con il Sahara Occidentale, sono state rinchiuse per 24 ore in una stanza
sotto la sorveglianza di un agente e in seguito interrogate dalla DST
(Divisione della Sorveglianza Territoriale). Sono state poi riportate
ad Agadir da tre poliziotti ed espulse verso la Francia.
Dovevano recarsi nei Territori occupati del Sahara occidentale per realizzare
un reportage sulle condizioni di vita delle popolazioni sahraui.
Forte è stata la protesta dell'UJS (Unione dei Giuristi Sahraui)
e di AFAPREDESA (Associazione delle Famiglie dei Prigionieri e Scomparsi
Sahraui). Esse lanciano un appello urgente alle organizzazioni di Difesa
dei Diritti dell'Uomo e all'organizzazione Reporters senza frontiere per
intervenire 'presso le autorità marocchine affinché sia
messa fine a questo tipo di violazioni e sia permessa la libera circolazione
e l'accesso ai Territori occupati del Sahara Occidentale a tutte le persone
che desiderino recarvisi.
30 gennaio 2004.
* Abdallah ben Ali intervista sulla rivista marocchina "Maroc hebdo"
n°590 Ali Salem Tamek . Titolo "Le confessioni di un separatista".
* Il Bundestag (Parlamento tedesco) con una risoluzione
adottata all'unanimità richiama il Marocco a rispettare le decisioni
dell'ONU riguardanti il Piano di Pace per il referendum di autodeterminazione
del popolo Sahraui. Inoltre la risoluzione richiama il Marocco a cooperare
con il CICR per fare luce sulla sorte degli scomparsi sahraui dall'inizio
del conflitto nel Sahara occidentale.
31 gennaio 2004
* Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU prolunga di 3 mesi, all'unanimità,
il mandato della MINURSO nel Sahara Occidentale, e cioè fino alla
fine di aprile prossimo.
* Sidney. Il Congresso del Partito del Lavoro Australiano
(ALP) ha adottato all'unanimità una mozione sul Sahara Occidentale
sostenendo il diritto del popolo sahraui all'autodeterminazione
***Traduzione dell'intervista integrale di Ali Salem Tamek
***
(31 gennaio 2004.)
Intervistato da Abdallah ben Ali sulla rivista marocchina
"Maroc hebdo" n°590
D. - Lei è membro del Polisario?
R. - Come ho già detto durante il processo ad Agadir, io non appartengo
a nessuna struttura del Polisario, malgrado che la mia posizione politica
diverga dalla posizione ufficiale del regime marocchino sulla questione
del Sahara Occidentale.
D. - La sua rivendicazione all'autodeterminazione per il Sahara Occidentale
vuol significare una preferenza per l'opzione indipendenza?
R. - Io rivendico soltanto l'autodeterminazione come diritto inalienabile
garantito dai trattati internazionali adottati dal Marocco. Il principio
dell'autodeterminazione deve essere accettato, a mio giudizio, come un
diritto che dà al popolo sahraui la libertà di esprimere
la propria volontà.
D. - Anche se questa volontà portasse alla scelta dell'indipendenza?
R. - Per me l'indipendenza non rappresenta una alternativa allarmante.
Non significa, se si verificasse, un viaggio verso l'ignoto. L'indipendenza
è una soluzione possibile, ma in fin dei conti è solo una
scelta e una decisione degna di rispetto poiché fa parte della
libertà di scelta. Essa fa parte delle opzioni messe in alternativa
attualmente per il popolo sahraui.
D. - Come definisce "il popolo sahraui?"
R. - Non voglio entrare nel dibattito concettuale e giuridico sulla nozione
di "popolo". Ma il popolo sahraui esiste. Una parte di questo
popolo vive all'estero e precisamente nei territori contestati e le zone
del sud marocchino, l'altra parte si trova nei campi profughi sahraui
in Algeria.
D. - E allora?
R. - Il popolo sahraui ha la sua storia, la sua lingua, le sue tradizioni,
i suoi costumi e il suo modo di vivere che lo distinguono dai popoli vicini.
Ciò costituisce dei fondamenti pertinenti ed obiettivi della sua
particolarità. D'altronde la nozione di popolo è stata utilizzata
ultimamente nel nuovo piano di James Baker. L'uso di questo termine non
è arbitrario né abusivo ma fondato su realtà scientifiche.
Questo popolo è riconosciuto e l'autorità che lo rappresenta
è riconosciuta, e cioè il Polisario, secondo le Nazioni
Unite.
D. - Quali sono a suo giudizio i limiti della zona geografica su cui l'autodeterminazione
dei sahraui dovrebbe essere applicata? Ingloberebbero, ad esempio, Tantan
e Assa Zag, sua regione natale per la quale l'appartenenza al Marocco
non è contestata da nessuno, così come il nord della Mauritania?
R. - Io rivendico l'autodeterminazione per la zona designata dall'ONU
con il termine di "Sahara Occidentale" le cui frontiere sono
rappresentate da Tah, al nord e Oued Eddahab al sud. Sono le frontiere
ereditate dal colonialismo. Voi sapete che l'Organizzazione dell'Unità
Africana (OUA) nella sua prima sessione ad Addis Abeba, ha fatto appello
al rispetto di tali frontiere per evitare conflitti territoriali tra i
paesi indipendenti del continente e per consacrarsi allo sviluppo economico
in questa parte del mondo. Detto ciò l'essenziale è che
io credo nell'esistenza del popolo sahraui e nel suo diritto all'autodeterminazione,
e poco importa la mia appartenenza, la mia origine e la mia nazionalità.
Ciò che importa è la convinzione.
D. - Lei è marocchino?
R. - Sono un membro del popolo sahraui.
D. - Il popolo sahraui è marocchino?
R. - Come ho detto poco fa il popolo sahraui ha le sue particolarità
che lo distinguono da tutti gli altri popoli della regione. Se una vicinanza
sociale e culturale esiste con un polo della regione questa è piuttosto
con il popolo mauritano.
D. - Lei ha militato in passato con quadri nazionali marocchini come la
Sinistra socialista unificata (GSU) e la Confederazione Democratica del
Lavoro (CDT).Pensa di rompere con questi legami per creare una struttura
regionalista indipendente?
R. - Non ho mai fatto parte della GSU. Ho voluto semplicemente partecipare
alle legislative marocchine sotto i suoi simboli. La mia simpatia per
quel partito si spiega per il suo modo di funzionare e all'esistenza nel
suo seno di molti antichi detenuti politici. Sono invece un membro della
commissione amministrativa della CDT e presidente della sua sezione locale
ad Assa, Zag. Non ho ancora definito la questione se continuare o no la
mia adesione alla CDT. E' tuttavia certo che continuerò a militare
nel Forum Vérité et Justice come membro del Consiglio Nazionale.
Quanto al problema di una struttura indipendentista siamo nel surrealismo.
Lo Stato che non tollera che si parli di autodeterminazione non autorizzerà
mai una tale struttura.
D. - La democratizzazione dello stato marocchino può incoraggiare,
a suo giudizio, i sahraui indipendentisti a rinunciare alla tesi separatista?
R. - Per me il problema del Sahara Occidentale non ha nulla a vedere con
la democrazia in Marocco o con la situazione politica in generale di questo
paese. La questione concerne un conflitto militare e politico iniziato
il 31 ottobre 1975 tra Marocco e Polisario su di un territorio il cui
destino non è ancora definito. La sola soluzione per tale conflitto
è di accelerare l'organizzazione del referendum. Il movimento rivendicativo
nel Sahara non mette assolutamente in causa la natura del regime marocchino
ma reclama l'autodeterminazione nel Sahara Occidentale. Il termine "separatista"
que voi utilizzate non è appropriato.
D. - Perché?
R. - Perché tutti i rapporti dell'ONU usano il termine "indipendenza"
e noi dobbiamo rispettare l'apparato concettuale dell'ONU, rappresentante
la legalità internazionale.
D. - Cosa rimproverano a suo parere i sahraui allo stato marocchino?
R. - Il problema di cui i sahraui si lamentano maggiormente è il
fatto che sia impedito loro il diritto all'autodeterminazione e mettere
così fine alla tragedia del loro popolo e all'insieme di separazioni,
di guerre e di esilio. E' ormai tempo per il regime marocchino di accettare
di mettere fine a questa tragedia, permettendo ai sahraui l'esercizio
del loro diritto all'autodeterminazione, rispettandone poi il risultato
qualunque esso sia.
Prossimamente
La "Marcia Bianca verso il muro della vergogna nel
Sahara Occidentale" che gli spagnoli avevano previsto dal 25 al 29
gennaio 2004 è stata spostata dal 7 all' 11 aprile 2004.
Da leggere:
- Mohamed Fadel Lili: "Quinze années de plomb
sur fond de Moussem des roses (rencontre Mohamed Fadel Leili), Yassine
Zizi, Le Journal du 11 au 16 janvier 2004".http://arso.org.site.voila.fr/Journal0104.htm
- Les accusations de travaux forcés dans les campements sahraouis
s'avèrent fausses, Rainer Chr Hennig, afrol News, 14.11.03
<http://arso.org.site.voila.fr/frobafrol2003.htm
-TEL QUEL online No 109
>> Victoire! Habile manoeuvre royale
>><http://www.telquel-online.com/109/couverture_109_1.html>
>> Les dessous d'une grâce
>><http://www.telquel-online.com/109/couverture_109_3.html>
>> 7 janvier 2004: récit d'une folle journée
>><http://www.telquel-online.com/109/couverture_109_2.html>
-TEL QUEL online No 110
>> Quand le roi bouscule ses lignes rouges, Sahara : Que faire des
>>indépendantistes ?, Driss Bennani, ibid.
>><http://www.telquel-online.com/110/couverture_110_2.html>
>> Quand le roi bouscule ses lignes rouges, Gràce et conséquences,
>>Ahmed R. Benchemsi, No 110, 19.01.04.
>><http://www.telquel-online.com/110/couverture_110_1.html>
- Au Sahara Occidental: Une parenthèse heureuse, Didier Page, La
Gruyère, CH-Bulle, 23.12.03.
- Ali Salem Tamek:
* un rebelle irrédentiste? Le Journal N0 142du 11 au
16 janvier 2004 <http://arso.org.site.voila.fr/tamekjournal04.htm>
* "D'autres détenus politiques dans les prisons marocaines",
Monia
Zergane, El Watan, 12.01.04.
Profughi sahraui telefonano a casa dopo 30 anni, MISNA,
17.01.04.
<http://www.misna.org/news.asp?lng=2&id=104801
*******AFAPREDESA ha un nuovo indirizzo:
- AFAPREDESA Web : <http://www.afapredesa.org>
- Nuevo sito: Diritti dell'uomo nel Sahara Occidentale
<http://www.radiokcentrale.it/du.htm
A cura di Jacqueline Philippe
Referente dell'ANSPS per i Diritti Umani e del BIRDHSO per l'Italia.
Referente per i Diritti Umani del Tavolo - Paese Sahraui (Regione Emilia
Romagna)
Ringraziamo gli amici traduttori volontari.
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