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Oltre il muro:
la RASD ATTUALITA' dall' 1 al 30 Luglio 2005 N° 7
*********Foto dell’INTIFADA SAHRAUI***** *********http://www.vastsahara.org/bilder/elayunmay2005/index.htm *********http://www.vastsahara.org/bilder/elayunmay2005_2/index.htm *********http://www.vastsahara.org/bilder/elayunmay2005_3/index.htm *********http://www.vastsahara.org/bilder/intifada/rabat/index.htm
http://www.arso.org/intifada2005.htm#scan http://www.arso.org/intifada2005.htm http://www.arso.org/intifada2005.htm#2930
*********VIDEO Selvaggia repressione manifestazione À RABAT****** ttp://www.rtva.es/Informativos/-ArchivoNoticias/2005/05.Mayo/28/280505-sf-017-IN\T.htm
*****Campagne internationale pour la libération de Aminatou Haidar et de tous les prisonniers politiques sahraui http://www.arso.org/aminatoucamp.htm
I detenuti politici sahraui chiedono di essere giudicati per aver rivendicato l'indipendenza del Sahara Occidentale. El Ayoun (Territorio Occupati) 23 giugno 2005 Dieci detenuti politici sahraui, che sono stati portati giovedì pomeriggio nel tribunale di El Ayoun hanno chiesto di essere giudicati per le loro rivendicazioni politiche: per avere rivendicato cioè l'indipendenza della loro patria respingendo ogni giudizio sui reati di cui li accusano le autorità marocchine "I giudici hanno cercato di accelerare il processo dei dieci detenuti senza lasciare agli avvocati il modo e il tempo di studiare i capi d'accusa. Ma la difesa, composta da 8 avvocati, ha preteso e ottenuto dai giudici un rinvio del processo al 5 luglio prossimo. "I dieci detenuti hanno allora scandito slogan a favore dell'indipendenza : "Non c'è alternativa all'autodeterminazione", "Marocco fuori! ", "viva il Fronte Popolare". I famigliari presenti in aula hanno seguito il loro esempio. La polizia marocchina condotta dal noto Ichi Abouhassan ha represso immediatamente la manifestazione improvvisata nell'aula giudiziaria.
In un'altro tribunale, altri 6 detenuti politici sono stati processati, con una corte giudicante improvvisata senza essere interrogati dal giudice istruttore. In questo processo sommario sono state emesse le seguenti condanne : - l'attivista sahraui dei diritti umani, M. Abderrahman Bougarfa , 53 anni e padre di 10 figli, è stato condannato a 5 anni di prigione . - Chiahou Brahim e Chrih Hamou, a 3 anni di prigione - Azley Abdellah e Salame Mohamed Salem, a 2 anni di prigione la condanna più assurda è stata per il giovane malato mentale, Saaidi Salek, condannato a 1 anno di prigione “con la condizionale", In mattinata altri 3 detenuti politici, Bouaamoud Ahmed Salem, Hassan El Hairach e Daoudi Oumar, portati davanti al giudice marocchino hanno avuto il processo rinviato al 28 giugno prossimo. "Le autorità marocchine hanno perso completamente la testa . Si vendicano, intimidiscono e torturano chiunque osi esprimere la sua idea politica in favore dell'indipendenza del Sahara Occidentale. Colpiscono tutti senza distinzione bambini, donne incinte e vecchi . Ora hanno iniziato con i processi farsa contro i cittadini e gli attivisti, e nemmeno gli handicappati mentali sono stati risparmiati come nel caso del povero Saaidi Salek. Questo rende la situazione ancora più critica ed i danni ogni giorno più pesanti", ha dichiarato un'attivista sahraui dei diritti umani
Bata El Hussein è stato sequestrato giovedì 30 giugno 2005 nel Quartiere Universitario Fez Politica (Università di Fez, in Marocco) da poliziotti in borghese che dopo averlo picchiato, bendato e ammanettato lo hanno caricato a forza su un’auto della polizia che si è diretta verso il carcere segreto di Tamara, molto conosciuto dalle organizzazioni internazionali di diritti umani perché vi sono stati incarcerati molti detenuti politici e scomparsi sahraui. In carcere è stato sottoposto a torture fisiche e psichiche in relazione alle manifestazioni studentesche nelle università e al suo appoggio all’intifada nei territori occupati del Sahara Occidentale. Dopo tre giorni di torture e interrogatori Bata El Hussein è stato liberato in condizioni gravi nello stesso luogo dove era stato sequestrato. Da quel momento è sparito. Amici, studenti e famigliari non sanno più nulla di lui.
Il Kenya riconosce la RASD Nairobi (Kenya), 25/06/2005 (SPS) La Repubblica del Kenya e la Repubblica Araba Sahraui Démocratica hanno annunciato, sabato in un comunicato congiunto, dalla capitale kenyota, lo stabilimento di relazioni diplomatiche al livello di ambasciatori dei due paesi.
Le proteste sono numerose Le président sahraoui s'adresse par 2 fois à Kofi Annan. Des organismes de défense des droits humains protestent (BIRDHSO Italie http://www.arso.org/TamekBirdhsoItalia.htm), des associations de solidarité se mobilisent (CEAS, FANDAS, US-Western Sahara Foundation). En Espagne des manifestations ont lieu le 20 à Algeciras, le 24 à Valence, le 25 à Alméria, le 27 à Madrid, Malaga, Logrono, Valence, Murcie et aux Iles Baléares. En France, l'AARASD http://www.arso.org/AminatouFrance.htm et l'AFASPA http://www.arso.org/intifadaafaspa250705.htm réagissent. Des comités pour la libération des prisonniers d'opinion sahraouis voient le jour en France http://www.arso.org/AminatouFrance.htm et aux USA http://www.arso.org/IntifadaUSA.htm. En Italie l'association nationale de solidarité avec le peuple sahraoui écrit une lettre au ministre des Affaires étrangères. http://www.arso.org/ANSPS0705.htm La présidente de l'intergroupe du Parlement européen, dans une déclaration, condamne la répression et demande l'intervention de l'UE. [Déclaration, 20.07.05] http://www.arso.org/intifadascheele.htm#fr [Declaración 20.07.05] http://www.arso.org/intifadascheele.htm [Declaration, 20.07.05] http://www.arso.org/intifadascheele.htm#e Un sénateur français, Robert Bret, s'adresse dans le même sens à son ministre des AE [PDF] http://alisalemtamek.site.voila.fr/BretMAE.pdf et à l'ambassadeur du Maroc [PDF] . http://alisalemtamek.site.voila.fr/BretAmbMaroc.pdf Les familles des sept défenseurs des droits humains arrêtés, http://www.spsrasd.info/sps-230705.html le comité des travailleurs de Phosboucraa http://www.cahiersdusahara.info/230705boucraa.htm et d'autres, trop nombreux à citer tous, lancent des appels.
1° luglio 2005. Bruxelles. Tre eurodeputati del Gruppo del Partito Socialista Europeo (PSE), lo spagnolo Antonio Masip, l' austriaca Karim Scheele e la portoghese Ana Gomes, hanno presentato oggi la candidatura dell'attivista sahraui Aminatou Haidar per il premio Sakharov 2005 per i diritti umani, premio che viene rilasciato dal Parlamento europeo. Tale premio fu istituito dal Parlamento Europeo il 13 dicembre 1985, quando Andrei Sakharov, dissidente russo nell'epoca sovietica e premio Nobel per la Pace del 1975 stava ancora in esilio a Gorki. La commissione giudicatrice assegna il premio ogni anno ad una persona le cui azioni o opere abbiano come fine la difesa dei diritti umani e il rispetto del diritto internazionale. Tra gli altri hanno ricevuto il premio il gruppo politico spagnolo "Basta ya", il Segretario generale dell'ONU Kofi Annan e tutto il personale di questo organismo, il dissidente cubano Oswaldo Paya, l'attivista turca Leila Zana, l'ex-presidente sudafricano Nelson Mandela e i presidenti di Timor Est, Xanana Gusmao e del Kosovo, Ibrahim Rugova.
3 luglio 2005. Syrte (Libia). L'unione africana ha espresso la sua preoccupazione davanti al vicolo cieco in cui si trova il processo di messa in opera del piano di pace delle Nazioni Unite che permetta al popolo del Sahara Occidentale di esercitare il suo diritto all'autodeterminazione, malgrado gli sforzi delle Nazioni Unite ed in modo particolare di James Baker, ex-inviato personale del Segretario Generale per il Sahara Occidentale.
4 luglio 2005. El Ayoun (Territori occupati). Arresto arbitrario di un militante sahraui. Le forze marocchine di occupazione continuano con la loro politica di flagranti violazioni dei diritti umani nei territori del Sahara Occidentale. Oggi chi ne ha fatto le spese è stato il giovane sahraui Allal Latif, trentenne, insegnante di lingua inglese. Allal è stato fermato oggi alle 17,45 ad El Ayoun mentre doveva fare da interprete ad una delegazione norvegese, presieduta dal Sig. Arne Lynngard, presidente della Fondazione Rafto per la difesa dei diritti umani, venuta ad osservare i processi in programma per il 5 luglio contro 16 sahraui, accusati di aver partecipato alle manifestazioni pacifiche del 21 maggio scorso (inizio dell'intifada sahraui). Secondo vari difensori dei diritti umani e alcuni familiari, sarebbero stati elementi della Polizia Giudiziaria (PJ) delle Informazioni Generali (RG) e del Dipartimento della Sicurezza del Territorio (DST) ad arrestarlo. Allal si era offerto come volontario per fare da interprete ai membri di questa importante delegazione, composta da rappresentanti della società civile norvegese. Allal era già stato deportato in passato arbitrariamente nell'interno del Marocco, nel 2003. L'Associazione delle Famiglie dei Prigionieri e Scomparsi Sahraui (AFAPREDESA) ha condannato subito l'arresto arbitrario di Allal Latif esigendo dalle autorità marocchine di occupazione la sua immediata ed incondizionata liberazione.
5 luglio 2005.
Secondo informazioni dirette Allal Latif è stato liberato oggi. Era stato condotto nel commissariato di Polizia Giudiziaria dove era stato interrogato e malmenato dal commissario responsabile Ichi Hasan. Quando fu rilasciato gli fu sequestrata l' auto e tolti i documenti di circolazione.
Alle ore 16 di ieri la delegazione norvegese, composta da 5 membri, aveva avuto un incontro con il presidente del tribunale di El Ayoun per chiedere il permesso di assistere al processo dei 16 sahraui, detenuti fin dal maggio passato. Ma non appena saputo che Allal Latif era stato arrestato i norvegesi si sono recati al commissariato per chiedere spiegazioni. La polizia marocchina ha allora ordinato loro di uscire dal territorio del Sahara Occidentale immediatamente. Cosa che i norvegesi hanno contestato, rifiutandosi di andarsene. Nella notte diecine di poliziotti sono entrati nell'Hotel Sahara, dove erano alloggiati i norvegesi, e con la forza li hanno messi su un'auto e sotto scorta li hanno portati ad Agadir, in Marocco. Quando la polizia stava portando via i delegati norvegesi era presente alla scena il corrispondente del giornale spagnolo ABC. La polizia ha fermato il giornalista e gli ha confiscato la cinepresa e la tessera professionale.
· El Ayoun (Territori Occupati). Non riconoscono la giustizia marocchina 15 detenuti politici sahraui processati a El Ayoun. I 15 detenuti politici sahraui marocchini che sono stati portati, in tre gruppi separati, davanti alla corte coloniale marocchina ad El Ayoun hanno rifiutato "la giustizia coloniale marocchina", rigettando le "accuse marocchine" e chiedendo il rispetto dei oro diritti di prigionieri politici. "Entrati nell’aula del tribunale con il Darraa, il vestito tradizionale sahraui, hanno dichiarato alla corte che non sono marocchini e che non riconoscono nessuna competenza alla corte coloniale che li accusa di essere dei membri di gruppi armati, affermando di avere solo partecipato alle manifestazioni pacifiche tenute nei territori sahraui occupati, rivendicando l'indipendenza del loro paese secondo la legalità internazionale". Gli avvocati delle vittime, hanno deciso di ritirarsi dalla corte, per mancanza di "garanzie legali, e mancanza di serietà da parte della 'giustizia' marocchina, ". ha dichiarato un avvocato. "Non è la prima volta che la corte marocchina c'impone questo genere di giudizio illegale. innanzi tutto c'è la violazione della procedura legale per l'arresto e per l'inchiesta. Le accuse sono infondate, i testimoni non esistono, le vittime, praticamente tutte, sono state interrogate sotto la tortura, uno dei prigionieri, il sedicesimo del gruppo, non ha potuto essere presente in aula. Perché? Per ragione di salute rispondono !". Gli avvocati hanno rifiutato unanimemente "di partecipare a questa farsa teatrale, tanto più che le autorità marocchine sono cattivi giocatori, e noi, avvocati che lavorano sulle violazioni marocchine dei diritti umani, stiamo perdendo la pazienza . Non è possibile tollerare le violazioni e il disprezzo della legge e della legalità internazionale", hanno aggiunto. Dopo la decisione degli avvocati, la presidenza della corte ha dichiarato che nominerà nuovi avvocati per i prigionieri, ma i sahraui sotto processo hanno rifiutato questa decisione e hanno scandito slogan a favore del Polisario e della RASD "La corte è stata quindi costretta a rinviare il processo al 12 luglio"
Gli avvocati della difesa dei 16 giovani sahraui che dovevano essere giudicati il 5 luglio 2005, con un atto senza precedenti si sono ritirati abbandonando l'aula del tribunale dopo aver presentato una protesta sulla forma e sulla base della causa perché priva di ogni possibilità di un giudizio equo , come il divieto per i familiari e per il pubblico di accedere all'aula e l'accerchiamento militare e poliziesco attorno al tribunale. Inoltre essi hanno accusato i giudici di attitudine vendicativa in una resa dei conti assumendo come veritiere le dichiarazioni degli accusati ottenute ed elaborate dalle polizia giudiziaria durante gli interrogatori sotto tortura e scartando completamente l'opzione di innocenza. Il presidente del tribunale ha deciso di posporre al 12 luglio la seduta. All'episodio avevano assistito due membri dell'associazione marocchina dei diritti umani (AMDH) travestiti da avvocati e due osservatrici delle Canarie, Ines Miranda e Lola Travieso quali rappresentanti del Consiglio generale degli Avvocati spagnoli.
Le autorità marocchine hanno espulso, una delegazione norvegese.. La delegazione era arrivata a El Ayoun lunedì mattina, proveniente da Casablanca e per riuscire a superare il blocco marocchino i delegati sono entrati separatamente via terra riuscendo a non insospettire la polizia marocchina. La delegazione era guidata dal Presidente del Fondazione RAFTO, Arne Lynngard, e composta da Eva Kristin Hansen membra del Partito socialista democratico (Arbeiderpartiet), da Kristian Tangen membro dell'esecutivo del più importante sindacato norvegese (Fagforbundet) e da Rolf Wermundsen e Ronny Hansen del Comitato norvegese di sostegno al Sahara Occidentale. Lo scopo della delegazione era di assistere ai processi farsa delle autorità marocchine contro i sahraui arrestati il mese scorso durante le manifestazioni organizzate per rivendicare l’indipendenza e in difesa dei diritti umani violati continuamente dal governo del Marocco; aveva inoltre in programma di incontrare il Premio RAFTO dei diritti dell'uomo 2002, Mohamed Daddach, ex-prigioniero politico ed attivista dei diritti umani e infine visitare la tristemente famosa Carcel Negra (Prigione nera) di El Ayoun. Lunedì mattina i primi incontri con le organizzazioni sahraui e poi nel pomeriggio un fatto gravissimo. La polizia ha arrestato il militante sahraui Allal Latif, che accompagnava la delegazione, facendo anche da interprete durante gli incontri . Allal Latif aveva appena accompagnato la delegazione norvegese all’albergo (Hotel Negjir, lo stesso della Missione delle Nazioni Unite), è sceso dall’auto ed è stato avvicinato dalla polizia che con la forza lo ha prelevato nonostante l’intervento dei compagni che erano con lui. Allal Latif, 31 anni, professore di lingua e letteratura inglese, molto conosciuto per essere attivista dei diritti umani è stato portato dalla polizia in una località sconosciuta. La delegazione norvegese, appresa la notizia, si è subito recata al posto di polizia per chiederne il rilascio immediato; il capo della polizia ha negato che Allal Latif fosse stato arrestato e che fosse in detenzione. La delegazione ha, in un comunicato, chiesto il rilascio immediato di Allal Latif e di tutti i sahraui che troppo spesso vengono arrestati in modo arbitrario e spariscono per vari giorni. E’ scattata immediatamente la ritorsione delle autorità marocchine, l’espulsione della delegazione. Per timore che vi fossero manifestazioni di protesta l’Hotel dove risiedevano i norvegesi è stato circondato da circa 200 poliziotti. Inutili le proteste e la resistenza della delegazione (sembra che un membro della delegazione sia rimasto ferito), alle due di notte di martedì 5 scortati da 25 agenti i 5 norvegesi sono stati espulsi, caricati su un taxi e accompagnati verso Agadir.
E’ la quinta delegazione espulsa dalla capitale occupata, El Ayoun, nelle ultime settimane.
Due militanti islamici, imputati di almeno tre assassini di ispirazione religiosa, sono stati condannati lunedì sera alla pena di morte dalla camera criminale del tribunale di Rabat (notizia diffusa dall'agenzia marocchina MAP). Taoufik Hanouichi e Mohcine Bouarfa sono stati condannati per "complicità di omicidio in relazione con gruppo terroristico criminale", precisano fonti del tribunale. I due uomini sono accusati di appartenere a "la cellula di Meknès", (160 km a est di Rabat) smantellata nel gennaio 2004 durante un sanguinosa blitz antiterroristico conclusosi con la morte di un indiziato e di un poliziotto. Sono accusati tra l'altro dell'assassinio di un marocchino di confessione ebraica. Hanouichi e Bouarfa comparivano assieme ad una cinquantina di co-imputati di cui quattro sono stati condannati all'ergastolo. Il Marocco non esegue la pena capitale dal 1993. Di fatto però, una ventina di condanne a morte sono state pronunciate dai tribunali in seguito alla repressione per gli attentati salafisti del 16 maggio 2003 a Casablanca, 45 morti di cui 12 kamikaze. Dopo questi attentati, il Parlamento marocchino aveva fatto una legge eccezionale per rafforzare la lotta contro il terrorismo
6 luglio 2005.
Le autorità marocchine hanno trasferito ieri Hammou Rahali, prigioniero politico sahraui, da El Ayoun ad un ospedale di Marrakech in stato grave a causa delle torture subite. Questo prigioniero politico, di 20 anni, fu arrestato il 27 maggio scorso, torturato e incarcerato. Un mese dopo, a causa del suo grave stato di salute dovette essere ricoverato nell'Ospedale Hassan II. Il suo stato di salute fu tenuto nascosto dal giudice del tribunale di appello, poiché non fu presentato insieme al suo gruppo durante la seduta del tribunale che fu rinviata poi al prossimo 12 luglio.
Il Ministro delegato della RASD per l'Europa, Mohamed Sidati, ha lanciato un appello all'Alto Rappresentante delle politiche straniere e della sicurezza comune dell'UE, Javier Solana, perché l'UE venga in aiuto alle popolazioni sahraui in pericolo, represse ferocemente dalle forze coloniali marocchine nel Sahara Occidentale, chiedendo che sia eseguita un'inchiesta sulle violazioni dei diritti umani in quel territorio occupato dal Marocco fin dal 1975.
Il presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, in una lunga lettera aperta ha chiesto al re del Marocco di fermare la repressione contro i sahraui nel Sahara Occidentale, cosa che non onora sua Maestà, invitandolo ad agire con saggezza per promuovere una soluzione pacifica del conflitto basata sul rispetto del diritto inalienabile del popolo sahraui all'autodeterminazione ed all'indipendenza. "La radicalizzazione della politica del Marocco, ha egli sottolineato, può condurre ad uno slittamento pericoloso come il ritorno alla guerra, l'esecuzione di un genocidio, come è stato il caso di Timor Est, o l'attacco contro un paese vicino".
7 luglio 2005.
Una associazione per la promozione delle relazione culturali franco-saharui (APRCFS) è stata creata la settimana scorsa a Tifariti.
Una delegazione di parlamentari e del movimento associativo di Aragona è stata impedita dalle autorità marocchine di raggiungere El Ayoun, dove si recava per informarsi sul posto sulla situazione dei diritti umani.
168 deputati europei sostengono la campagna internazionale per la liberazione di Aminatou Haidar e degli altri prigionieri politici sahraui.
Il partito italiano della Margherita, ha espresso il sostegno alla causa del popolo sahraui ed ha chiesto al Marocco di rispettare i diritti umani nel Sahara Occidentale, secondo un comunicato firmato dal responsabile per le relazioni estere, eurodeputato Lapo Pistelli.
8 luglio 2005. Copenhaghen. Il Segretario della Gioventù Socialista danese, Mads Lou Bendtsen, ha espresso, ieri, il sostegno della sua organizzazione al diritto del popolo sahraui all'autodeterminazione, chiedendo la liberazione immediata dei prigionieri politici sahraui.
10 luglio 2005.
Oltre il 72% degli spagnoli si sarebbero pronunciati per l'indipendenza del Sahara Occidentale, secondo un sondaggio realizzato recentemente dall'Istituto reale Elcano di Studi internazionali e strategici, pubblicato sul suo sito internet.
Oltre 5000 persone hanno manifestato sabato a Siviglia per il rifiuto dell'occupazione coloniale marocchina del Sahara Occidentale, chiedendo al governo spagnolo una attitudine ferma a favore dell'indipendenza del Sahara Occidentale.
11 luglio 2005.
L'ex presidente del Governo spagnolo, José Maria Aznar ha accettato l'invito del presidente della RASD di visitare i campi dei rifugiati sahraui e probabilmente i territori liberati del Sahara Occidentale. Secondo il porta parola di Aznar, l'amministrazione del Sahara occidentale è compito della MINURSO: "Questo territorio non appartiene al Marocco secondo la legalità internazionale. Le autorità marocchine non sono legalmente abilitate a rifiutare l'entrata nel Sahara Occidentale a chicchessia e ancor meno ai media, alle OnG e ai partiti politici spagnoli" ha precisato il Sig. Moragas in una conferenza stampa.
L'ex prigioniero politico e attivista per i diritti umani, Hmad Hammad, è stato sloggiato a forza da un vecchio centro culturale spagnolo, casa de España, dove si era barricato al mattino di lunedì per protesta contro le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale e reclamava la liberazione dei prigionieri politici sahraui nelle mani del Marocco. La squadra d'intervento avrebbe condotto la vittima nei locali del commissariato centrale della polizia di El Ayoun. Hammad, che stava guarendo dalle ferite inflittegli durante il violento scontro con la polizia durante le manifestazioni del giugno scorso aveva attaccato un cartellone sul muro dell'edificio chiedendo la liberazione dei suoi compatrioti e l'intervento della comunità internazionale. Hammad reclamava ugualmente che i torturatori che l'hanno maltrattato durante il suo arresto siano tradotti davanti alla giustizia, che il territorio sia aperto agli osservatori e ai media stranieri e che una commissione d'inchiesta internazionale possa far luce sulla feroce repressione che si è abbattuta sui civili sahraui nei territori occupati. Hammad, sposato ma senza figli, 45enne, fu arrestato già nel 1997 e sottoposto a torture fisiche e morali durante 12 giorni nei locali della polizia di El Ayoun. Fu poi rilasciato ma i suoi beni gli furono confiscati come misura di dissuasione delle sue attività di difensore dei diritti umani.
12 luglio 2005.
Quindici dei 16 detenuti politici sahraui sono stati riportati davanti al tribunale coloniale marocchino e condannati a pene dai 2 agli 8 anni dopo una sentenza giudicata dagli attivisti sahraui "ridicola ed iniqua". Il 16° detenuto, Daoudi Mouloud che avrebbe dovuto comparire insieme agli altri, è ancora "impresentabile, per ragioni di salute", secondo le autorità marocchine. E' infatti in ospedale, ma a causa delle torture subite e per questo è impresentabile. Secondo la testimonianza di vari presenti in sala, uno degli accusati che la settimana scorsa non era ferito si è presentato ieri con una vistosa ingessatura. Un altro si è presentato in tribunale col braccio ingessato e con una flebo attaccata a penzoloni da un braccio. Inoltre, uno degli avvocati ha abbandonato la difesa quando gli agenti di Polizia, di propria iniziativa, hanno allontanato gli accusati della sala in modo violento, cosa considerata illegale da parte della difesa, perché la polizia ha agito senza nessun ordine da parte del presidente del tribunale. Alcuni dei giovani hanno alzato i loro vestiti affinché i presenti, molti dei quali poliziotti in borghese, potessero vedere le ferite sui loro corpi. Come la settimana scorsa, sono stati molti e costanti gli slogan urlati in spagnolo dagli accusati come "non vogliamo il Marocco qui!"; "Prendete nota di quello che state vedendo!" o "Viva la pace!". Al momento dell'arrivo in tribunale a bordo di furgoni polizieschi si sentivano dall'esterno anche "viva il Polisario”. Le autorità marocchine non hanno permesso alla Stampa straniera di entrare in tribunale mentre i media locali (filo-marocchini) hanno avuto libero accesso. Hanno potuto assistere al processo anche due avvocati delle Canarie, Inés Miranda e Dolores Travieso, come osservatrici internazionali in rappresentanza del Consiglio Generale dell'Avvocatura Spagnola. Il processo si è tenuto in una El Ayoun in stato d’assedio, i vari quartieri sono circondati dalle varie polizie marocchine, che impediscono la libera circolazione e il minimo assembramento.
M’Barek Maainiya cantore sahraui è stato arrestato per avere fatto un cd sull’intifada. Non si sa che fine abbia fatto.
I detenuti e le sentenze:
(Ayub Lehbib è ancora sotto detenzione mentre risulta assolto secondo la sentenza)
I rappresentanti del Polisario in Europa e nelle regioni autonome di Spagna hanno adottato un programma d'azione per i prossimi mesi, basato sulla sensibilizzazione dell'opinione pubblica internazionale in relazione "al dramma del popolo sahraui e alla sua lotta per l' indipendenza a cui si oppone il Marocco con il terrore e la violenza." Inoltre , in un comunicato alla stampa, quei rappresentanti hanno sottolineato l'importanza delle prese di posizione espresse in Europa e nel mondo che denunciano la scalata di violenze nelle repressioni condotte dal Marocco contro la popolazione indifesa sahraui, che chiedono la loro cessazione e la liberazione immediata e incondizionata di Haminetou Haidar e di tutti i detenuti d'opinione sahraui. Infine i diplomatici sahraui hanno ricordato all'ONU le sue responsabilità nella protezione della popolazione sahraui nei territori occupati, la difesa delle ricchezze naturali del territorio contro il saccheggio e la svendita , così come nel perfezionamento del processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale attualmente bloccato dall'intransigenza dell'aggressore marocchino. Il presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha affermato che "l'intifada che ora è scoppiata nei territori occupati dal Marocco, mette in risalto l'urgenza di una soluzione giusta e definitiva al conflitto che va avanti da oltre 30 anni. In mancanza di tale soluzione, la dinamica dell'azione-reazione potrebbe portare ad un bagno di sangue."
13 Luglio 2005.
Hamad Hamad, fermato lunedì scorso dalla polizia marocchina nell'antico centro culturale spagnolo di El Ayoun, ha ottenuto oggi la libertà provvisoria. Hamad è stato liberato per ordine del pubblico ministero del tribunale di Prima Istanza di El Ayoun che ha considerato valide le garanzie fornite dalla difesa per continuare gli interrogatori in libertà provvisoria . Hamad è accusato di complicità con i giovani sahraui condannati dallo stesso tribunale nei giorni scorsi. Hamad aveva occupato l'antico centro culturale spagnolo di El Ayoun per chiedere la liberazione dei prigionieri politici "sahraui".
· Carcel Negro. Luis di Pianura inviato Speciale di ABC Dopo quasi un mese che l'attivista dei Diritti Umani Aminatou Haidar è stata rinchiusa nella "Prigione Nera" di El Ayoun in attesa di giudizio, la detenuta è riuscita a rispondere dal penitenziario alle domande formulatele da ABC, grazie alla collaborazione di altri militanti sahraui
- Tutti nel Sahara Occidentale sono in attesa del suo processo, ancora senza data. Può raccontare come e perché è stata arrestata? - Ero con altri attivisti sahraui il 17 di giugno ad El Ayoun occupata, stavamo preparando una manifestazione in solidarietà con le vittime della "intifada". Le Forze di Sicurezza marocchine intervennero violentemente , guidate , tra gli altri, dai torturatori Ichi Abou El Hasan e Hamid Bahri, provocandoci varie e gravi ferite. Fummo trasportati all'ospedale Belmehdi nella sala del pronto soccorso dove fui sequestrata davanti allo sguardo complice degli addetti sanitari. In quello stesso momento un altro attivista sahraui, Hmad Hammad, era brutalmente torturato.
- Di cosa la accusano le autorità del Marocco? - Sono stato sottoposta a varie forme di trattamenti inumani ed intensi interrogatori con l'obiettivo di conoscere tutte le mie attività, soprattutto la relazione con la questione del Sahara Occidentale. Hanno tentato, invano, di coinvolgermi in fatti di violenza e attentati, quello che essi chiamano "temi sacri e sensibili alla sicurezza dello Stato marocchino". Si sono inventati ogni tipo di accusa falsa cercando di obbligarmi a firmare queste accuse senza riuscirci.
- Che cosa pretende lei come attivista sahraui dei Diritti umani? -Ho vissuto sulla mia pelle l'esperienza del sequestro nel 1987 per più di tre anni e mezzo, assieme a molti sahraui, molti dei quali morti sotto la tortura. Questo mi ha spinto, dopo la mia liberazione, a lottare per i diritti delle vittime di queste violazioni per porci fine, smascherare i responsabili, fare conoscere la situazione ed incoraggiare tutta la società sahraui ad unirsi a questa lotta.
- Come sono le condizioni di carcerazione nella Prigione Nera di El Ayoun? - È considerata una delle peggiori prigioni, poiché non ha le minime condizioni di vita. Mi trovo in una cella di isolamento, senza accesso all'aria e senza luce naturale, con ferite profonde alla testa che non sono state curate. Sono privata delle visite e dell'accesso a giornali, riviste o qualunque tipo di comunicazione telefonica o esterna. Tutta questo fa parte della campagna feroce del regime marocchino e della sua agenzia ufficiale di stampa, MAP, per isolarci dal mondo esterno.
- Quale crede debba essere il ruolo della Spagna? - La posizione del Governo spagnolo sulla questione del Sahara continua ad essere ambigua e carente di valore. Considero che la Spagna ha tutta la responsabilità storica verso il popolo sahraui, poiché è considerata ancora come la Potenza Amministratrice del territorio. Pertanto, è ora che faccia pressione sul Marocco.
- Che cosa si aspetta dalla delegazione di parlamentari che vogliono mettere d'accordo Marocco e Spagna per un viaggio nel Sahara? - Speriamo in una maggiore attività in questo tipo di iniziative, a patto che siano trasparenti. Dopo che sono stati respinti vari gruppi di personalità credo che la visita debba andare direttamente verso il suo vero obiettivo che è quello di una commissione di investigazione delle continue violazioni e torture fisiche che hanno sperimentato i sahraui.
- Che cosa chiede all'ONU? - I sahraui chiedono solo di responsabilizzarsi, portando a termine le sue risoluzioni contenenti il diritto alla libera autodeterminazione.
- Perché hanno scelto questo momento per la "intifada?" - E' stata una decisione solo della popolazione sahraui che si è ribellata a questa situazione di "non guerra né pace", e che favorisce solo il regime occupante. Mentre, il popolo sahraui soffre le peggiori condizioni.
14 luglio 2005.
L'attivista sahraui dei diritti umani Sabar Brahim, ex prigioniero politico ed attuale segretario generale dell'Associazione contro le gravi violazioni dei diritti umani commesse dallo stato marocchino nel Sahara Occidentale, è stato "rapito" dalla polizia marocchina oggi verso le ore 13, sotto gli occhi dei passanti, dall'ufficiale del GUS Bahri, noto per i suoi metodi violenti, secondo quanto affermato da testimoni oculari. Già detenuto nel tristemente celebre carcere di Kalaat Mgouna, Sabar è stato portato ora dai suoi rapitori in una destinazione ignota dove verrà sicuramente sottoposto ad interrogatori e torture come è d'uso per le forze coloniali marocchine.
Il Fronte Polisario ha espresso la propria soddisfazione per la decisione della società norvegese Yara di bloccare l'importazione di fosfati dal Sahara Occidentale, giudicata contraria all'etica e in contraddizione con i principi della Carta dell'ONU relativa ai territori e ai popoli coloniali.
Una numerosa delegazione dei paesi baschi è stata espulsa mercoledì all'aeroporto di El Ayoun dopo lunghe trattative all'interno dell'aereo con le autorità marocchine. La delegazione era composta da una trentina di persone: rappresentanti del Governo autonomo basco, del Parlamento, di enti locali, di municipi e difensori dei diritti umani, accompagnati dalla stampa. È la sesta delegazione spagnola espulsa da El Ayoun dal 5 giugno dopo quella di Madrid, dell'Andalusia, delle Asturie, dell’Aragona e della Galizia.
"Abbiamo deciso di regolare prima possibile il problema dei prigionieri marocchini che deteniamo ancora. Bisogna farla finita, agire per la loro liberazione. Informeremo il CICR (il Comitato internazionale della Croce Rossa) e stabiliremo con loro i dettagli tecnici della liberazione." Sono questi i termini con cui il capo del Fronte Polisario, Mohamed Abdelaziz, ha comunicato a Le Monde, mercoledì 13 luglio, durante un incontro informale a Madrid, la decisione dei dirigenti sahraui di liberare "prima possibile" i 408 prigionieri di guerra marocchini ancora detenuti nei campi sahraui, nella regione di Tindouf, al sud dell'Algeria. Alcuni sono prigionieri da oltre vent'anni, vittime di un conflitto scatenato nel 1975 dall'annessione da parte del Marocco della vecchia colonia spagnola del Sahara Occidentale. Il capo del Fronte Polisario non ha voluto fornire una data precisa, ma è difficile immaginare che la liberazione dei militari marocchini tardi, dal momento che la scelta di liberarli è stata resa pubblica. "Non è stata una decisione facile, assicura Mohammed Abdelaziz, da fare accettare al nostro popolo proprio nel momento in cui la giustizia marocchina ha condannato a pene molto pesanti i giovani militanti sahraui il cui solo crimine è di avere manifestato da fine maggio in favore del referendum di autodeterminazione per il Sahara occidentale." Il capo del Polisario si riferiva alle pene - fino ad otto anni di prigione - pronunziate, martedì, da un tribunale marocchino contro giovani Sahraui indipendentisti. A fine giugno, per fatti identici, erano stai pronunciati giudizi ancora più severi. Richiesta da tempo dalla comunità internazionale, la liberazione dei prigionieri marocchini, ha precisato Mohammed Abdelaziz, non deve fare dimenticare che Rabat detiene "150 Sahraui prigionieri di guerra" e che "più di 500 Sahraui sono ancora dati come scomparsi". Interrogato sulle manifestazioni nel Sahara occidentale, Mohammed Abdelaziz pensa che continueranno: "I Sahraui che vivono nei territori occupati parlano di Intifada dell'indipendenza. La protesta continuerà dunque con i mezzi pacifici fino all'organizzazione del referendum di autodeterminazione, l'indipendenza e la liberazione dei detenuti sahraui. Se le autorità marocchine continuano a reprimere il movimento, dovrà ingrandire le sue prigioni per accogliere i Sahraui." Quando lo si interroga sulle recenti notizie di stampa marocchina che parlano di agitazioni nei campi profughi di Tindouf, il, capo del Polisario parla di disinformazione, di "pura propaganda". "Venite a vedere voi stessi –rilancia Abdelaziz- venite ad interrogare i Sahraui, vengano pure i rappresentanti delle Nazioni unite, dell’ HCR,del le OnG.... Ciò chele agenzie di stampa marocchine raccontano si basa su niente." Mentre il dossier del Sahara Occidentale è a un punto morto, alle Nazioni unite, da parecchi mesi, il segretario generale dell'ONU, Kofi Annan, non ha ancora nominato un suo rappresentante personale nella regione. Ciò potrebbe avere ripercussioni in un altro settore con l'apertura, alla fine del mese, dei negoziati sulla pesca, tra il Marocco e l'Unione Europea. L'accordo in discussione riguarderà sole le coste marocchine o includerà le coste del Sahara Occidentale riconosciute come molto pescose? Se questo accordo deve essere concluso, Rabat ha ogni interesse che inglobi le coste del Sahara Occidentale, poiché sarebbe un modo ufficioso per riconoscere la "marocchintà" della vecchia colonia spagnola. Da qui, in anticipo, la messa in guardia di Mohammed Abdelaziz agli europei: "Io so che i paesi sono pronti ad appoggiare il Marocco in questo senso, dice alludendo alla Francia che si rifiuta di nominare, se un accordo di pesca lasciasse posto ad una qualsiasi interpretazione, ci vedremmo una dichiarazione di guerra." E conclude: "I Sahraui non esiterebbero ad appellarsi all'opinione pubblica internazionale e ad investire le giurisdizioni internazionali. Gli Europei devono ricordarsi che gli Stati Uniti hanno escluso il Sahara Occidentale dall'accordo di libero scambio che hanno concluso col Marocco. È una posizione saggia."
18 luglio 2005. El Ayoun (Territori Occupati). Ali Salem Tamek arrestato all’uscita dall’aereo di ritorno dalla Spagna. Il giorno dell’arresto di Ali Salem Tamek due manifestazioni hanno avuto luogo ad El Ayoun, una che protestava contro la decisione del walì di un ridicolo rimborso per i sahraui le cui case erano state saccheggiate dalle forze di polizia nel maggio scorso, l’altra in serata per chiedere la liberazione dei prigionieri politici.
19 luglio 2005. Territori Occupati. Il potere marocchino organizza una pseudo-manifestazione di coloni marocchini e di para-militari vestiti con i costumi tradizionali sahraui. Da 3 a 5000 persone hanno sfilato chiedendo la liberazione dei prigionieri di guerra marocchini detenuti dal Fronte Polisario. Per tutta risposta la popolazioni sahraui ha manifestato per le strade ad El Ayoun, Dakhla e Assa per mettere in chiaro la vera situazione.
20 luglio 2005. Mohamed Elmoutaoikli, M. Fadel Gaudi, arrestati, a Casablanca Noumria Brahim, Lidri Elhoucine e Larbi Messaoud arrestati ad El Ayoun http://www.arso.org/Intifada200705.htm
21 luglio El Ayoun (Territori Occupati) Tamek è stato messo in detenzione provvisoria e imprigionato nel Carcel Negro di El Ayoun.
23 luglio. El Ayoun (Territori Occupati) Fadel Gaudi è stato rilasciato. Per gli altri 4 l’arresto è stato prolungato dal procuratore. Secondo le ultima informazioni Elmoutaoikil sarebbe stato interrogato a Casablanca dal direttore generale della Sicurezza nazionale marocchina, il generale Hamidou Laanigri in persona. Lidri e Noumri sono stati torturati più volte nel PC del CMI di El Ayoun dall’équipe di torturatori noti e in presenza del direttore della sicurezza nazionale marocchina per il Sahara Occidentale, Brahim Bensami. I due detenuti hanno perso più volte conoscenza e lo stato di salute di Lidri ha richiesto il ricovero in ospedale ad El Ayoun. Le tracce delle torture erano visibili sul loro corpo, secondo quanto riferito da un altro detenuto; i metodi di tortura usati sono stati i seguenti: “attaccati con una corda per i piedi e sospesi in aria con la testa che veniva immersa in un secchio pieno di acqua mescolata con un detergente ed urina, facendoveli riemergere solo quando erano semi-asfissiati”. Altre volte “venivano legati mani e piedi e venivano sospesi ad una sbarra orizzontale con in più dei pesi sul dorso.” Alcune volte hanno subito “scariche elettriche nelle parti più sensibili del corpo.”
Tra i torturatori sono stati riconosciuti Ichi Abou El Hassan, comandante dei GUS, Arsin Mbarak, capo della polizia locale, Brahim Sami, governatore coloniale di El Ayoun, Mheiri Abdellah, comandante della compagnia mobile d’intervento (CMI) ed Abdelhak Rabii, capo del RG di El Ayoun.
La principale infrastruttura di comunicazione e di coordinazione dei difensori dei diritti umani sahraui è stata così smantellata dall’intervento della polizia, ma una rete mobile si è subito riformata e le informazioni circolano ugualmente. Alcune manifestazioni spontanee hanno avuto luogo in diversi quartieri della città malgrado lo stato di assedio poliziesco.
In un recente discorso sulla situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale, il ministro sahraui dei territori occupati, Khalil Sidi M’hamed, ha avvertito che “si stanno verificando i rischi di una scalata le cui conseguenze saranno imprevedibili per la regione.” Facendo il bilancio della situazione Khalil ha stimato che “oltre 3500 sahraui sono scomparsi nelle carceri marocchine dall’ottobre del 1975, data dell’invasione marocchina del Sahara Occidentale; tra di essi la sorte di 526 civili e di 150 combattenti sahraui resta tuttora sconosciuta. Oltre 15.000 persone sono rimaste vittime di detenzioni arbitrarie, più di 20.000 vittime di torture o altri maltrattamenti fisici o morali, 250 vittime di sentenze inique da parte di tribunali militari o civili, 115 persone sono state assassinate, oltre 15.000 deportate dai territori occupati all’interno del Marocco ed oltre 200.000 persone sono state costrette a fuggire nei paesi vicini”.
23 luglio 2005.
I prigionieri politici, sahraui hanno iniziato sabato 23 Luglio uno sciopero della fame di 24 ore per denunciare le "continue violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale", e chiedere la loro "liberazione immediata ed incondizionata" .Chiedono anche "il ritiro delle forze di occupazione che circondano tutte le vie della città, e la fine degli arresti, delle torture e dei processi sommari". I quattro attivisti sahraui dei diritti umani arrestati il 20 luglio scorso, Mohamed El Moutawakil, Brahim Noumria, El Houcine Lidri ed Arbi Massoud, sono stati tradotti davanti al procuratore di El Ayoun..
A El Ayoun nel quartiere popolare "Hay Mattalla “ ci sono state varie manifestazioni spontanee nella notte tra venerdì a sabato, le forze marocchine di intervento rapide (GUS) le hanno disperse immediatamente, richiamando anche rinforzi per rafforzare l’assedio dei quartieri.
· Marocco. L'Associazione “Il Sahara Marocchino” chiede alle autorità di cessare la campagna di arresti, di sparizioni, d’intimidazioni e di torture. In seguito all’arresto dell’attivista dei diritti umani Ali Salem Tamek, occorso il 18 luglio all’aeroporto di El Ayoun, l’Associazione “Il Sahara Marocchino”, malgrado non condivida le opinioni di Tamek, esprime tuttavia la sua totale solidarietà con quest’ultimo e chiede alle autorità marocchine la sua liberazione immediata e senza condizioni, così come quella di Aminetou Haidar, entrambi prigionieri di opinione. L’Associazione coglie l’ occasione per chiedere alle autorità marocchine di bloccare la campagna di arresti, rapimenti, intimidazioni e torture che va avanti da settimane contro i militanti sahraui dei diritti umani originari del Sahara marocchino, ed aprirsi al rispetto dei diritti umani in questa parte del Marocco, sapendo bene che dagli avvenimenti di El Ayoun le violazioni di quei diritti si contano a diecine senza che i loro autori ne siano sottoposti ad inchieste. Una situazione che l’Associazione del Sahara Marocchino reputa allarmante. L’Associazione chiede inoltre alle autorità che, se il Marocco vuole realmente uno stato “in via di democratizzazione” deve togliere lo stato d’assedio imposto a varie città come El Ayoun, Dakhla-Villa Cisneros, Assa e Smara, e permettere ad ogni cittadino di godere dei suoi diritti, come quello di espressione e di movimento.
Comunicato Collettivo dei Difensori sahraui dei diritti umani nei Territori occupati del Sahara Occidentale. 23 luglio 2005. El Ayoun (Territori Occupati).
Informiamo l’opinione pubblica internazionale che i difensori sahraui dei diritti umani Noumri Brahim e Lidri Elhoucine, arrestati ad El Ayoun (Territori Occupati) dalle autorità marocchine il 20 luglio scorso, sono stati maltrattati e torturati in carceri segrete del PC dei CMI della città allo scopo di ottenere “confessioni” durante molte ore di interrogatori condotti dallo stato maggiore della polizia marocchina di El Ayoun. I due suddetti sahraui, a causa delle torture hanno più volte perso conoscenza così che la polizia è stata obbligata a ricoverarli in rianimazione presso l’Ospedale cittadino.
Vogliamo ugualmente informare l’opinione pubblica internazionale che il sahraui difensore dei diritti umani Elmoutaoikil Mohamed, arrestato a Casablanca e trasferito ad El Ayoun, è stato oggetto di interrogatorio nella sede della brigata nazionale di polizia giudiziaria da parte del Direttore generale della sicurezza nazionale, generale Hamidou Laanigri, che non ha smesso di lanciare minacce contro i difensori dei diritti umani e di esprimere propositi razzisti contro il popolo sahraui.
Questi fatti avvengono nel momento in cui il Comitato dell’ONU contro la tortura sta aspettando, da tempo, l’impegno ufficiale del Marocco sul rispetto della convenzione internazionale contro la tortura, dopo aver dato udienza, nei due anni passati, alle testimonianze sull’applicazione delle disposizioni della convenzione delle NU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Nel corso di quelle audizioni uno dei soggetti per i quali il Marocco era stato sollecitato a fornire spiegazioni (vedi poi) era proprio quello della tortura contro i sahraui nei territori occupati del Sahara Occidentale.
In relazione a queste azioni recidivanti delle autorità marocchine il nostro Collettivo comunica all’opinione pubblica internazionale quanto segue:
27 luglio 2005.
Il Movimento contro il Razzismo e per l’Amicizia tra i popoli (MRAP) ha chiesto all’ONU la protezione dei difensori sahraui dei diritti umani ed ha espresso la sua preoccupazione davanti alle ondate di repressione contro la popolazione civile sahraui nei territori occupati. Intervenendo sulla questione relativa alla violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali di fronte alla 57° sessione della sotto-commissione dei diritti umani, il rappresentante del MRAP, Gianfranco Fattorini ha chiesto che “ tutte le denunce di torture facciano, nel più breve tempo possibile, oggetto di inchieste imparziali, indipendenti e approfondite e che i presunti responsabili siano incriminati.”
Mohamed Jaim, difensore sahraui dei diritti umani e membro del Comitato per la liberazione di Aminatou Haidar e di tutti i prigionieri politici sahraui, ha deciso di iniziare un nuovo sciopero della fame a partire da oggi, di fronte ai locali della direzione dell’OCP a Ben Guerir, mettendosi un bracciale in segno di solidarietà con gli attivisti sahraui dei diritti umani vittime di maltrattamenti ed intimidazioni da parte del governo marocchino, e con tutti i sahraui detenuti per motivo delle loro opinioni. Egli chiede la liberazione immediata di Aminatou Haidar e di tutti i prigionieri politici sahraui, oltre all’arresto di chi ha violaato i diritti umani. Trasferito contro la sua volontà a Ben Guerir, Jaim si trovava per caso ad El Ayoun alla fine di maggio durante le manifestazioni. Al suo ritorno è stato oggetto di intimidazioni da parte dei suoi superiori e ha ricevuto minacce anonime per telefono. Aveva già intrapreso uno sciopero della fame dal 4 al 7 giugno di quest’anno a Ben Guerir ed era stato trasportato all’ospedale Koutoubia di Marrakech per il suo stato critico di salute.
26 luglio 2005.
L’assemblea regionale dell’Emilia-Romagna chiede alla sua presidenza, in una sua risoluzione, di organizzare una missione di osservazione nel Sahara Occidentale; chiede inoltre al governo italiano di riconoscere il diritto all’autodeterminazione del popolo sahraui e di considerare la possibilità del riconoscimento della RASD.
Aminatou lancia un appello accorata alla segretaria di Stato Americana perché possa intervenire presso le autorità marocchine per la sua liberazione e quella di tutti gli attivisti dei diritti umani. http://www.spsrasd.info/sps-290705.html#2
Il presidente dell’ONU, Kofi Annan, ha designato l’olandese Peter van Walsum al posto di inviato personale per il Sahara Occidentale allo scopo di aiutare l’evoluzione della situazione nella zona e di esaminare con le parti in conflitto, gli stati confinanti e le altre parti interessate quali possano essere le soluzioni migliori per risolvere l’impasse politica attuale. Peter van Walsum ha 71 anni ed ha lavorato nel Ministero degli Affari Esteri Olandese dal 1963 al 2001. Nel periodo 1999-2001 è stato presidente del Comitato per le Sanzioni all'l'Iraq. Annan spera che questa nomina rompa con la "stagnazione politica" dell'iniziativa e delle discussioni tra le parti sul tema nell'antica colonia spagnola. La prima missione di Peter van Walsum sarà consultare le parti ,marocchini e saharaui, e i Governi che sono coinvolti nella risoluzione del conflitto che dura da quasi 30 anni. Dall'esplosione dell'Intifada sahraui il 20 di maggio nel territorio del Sahara, il Governo spagnolo aveva insistito con Annan sulla necessità di nominare un rappresentante speciale per il Sahara per riprendere le discussioni tra le parti.
Rispondendo ad una interpellanza parlamentare sulla situazione nel Sahara occidentale il Governo italiano si è espresso a favore di una soluzione negoziata che si riferisca ai principi e alle risoluzioni approvate dall’ONU. Il Governo si impegna a favorire una tale soluzione, a continuare il suo aiuto umanitario ai rifugiati sahraui in Algeria e a seguire attentamente l’evoluzione della situazione. Parlamento italiano: Interrogazione a risposta in Commissione 5-04543 presentata da LAURA CIMA nella seduta n.647] http://www.arso.org/IntifadaCima.htm - RIPOSTA (27.07.05)http://www.arso.org/IntifadaCima.htm#rip- PDF] http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/bollet/200507/0726/pdf/03.pdf
28 luglio 2005. Parigi. La signora Claude Mangin, che è riuscita a passare una settimana nei territori occupati del Sahara Occidentale, tornata a Parigi conferma che ad El Ayoun c’è un vero stato d’assedio. Essa stima che “il sollevamento popolare di fine maggio ha creato una situazione pre-insurrezionale di rifiuto della presenza coloniale marocchina, in cui il governo sta reagendo con brutalità e con notevole confusione.”
29 luglio 2005. USA. Molti membri del Congresso americano hanno inviato una lettera al segretario di Stato Condoleeza Rice, per attirare la sua attenzione sulle recenti violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale, chiedendole di intervenire per far cessare tali pratiche
Il deputato repubblicana del Texas,Judge Tod Poc, denunciando davanti al Congresso le gravi violazioni dei diritti umani del Marocco nel Sahara Occidentale ha chiesto l’immediata liberazione di Aminetou Haidar e di Ali Salem Tamek così come degli altri arrestati attivisti sahraui.
Rabat. Marocco Le autorità marocchine ritirano al corrispondente di Al Jazeera il suo incarico per avere menzionato nelle sue corrispondenze le manifestazioni di El Ayoun e l’arresto di Ali Salem Tamek e degli altri Sahraui.
Il palazzo reale persevera nella campagna di ricerca di credibilità per la sua politica offrendo senza vergogna numerosi vantaggi economici. Cinque ministri marocchini stanno percorrendo il mondo in questi giorni per “chiarire all’opinione internazionale la situazione nelle province del Sud”.
31 luglio 2005. El Ayoun. La prigioniera politica Animetou Haudar, incarcerata nel Carcel negro di El Ayoun, ha iniziato uno sciopero della fame di 48 ore per protestare contro le violazioni dei diritti umani perpetrati dallo stato marocchino contro di lei e contro gli attivisti sahraui dei diritti umani, invitando tutte le organizzazioni mondiali di protezione dei diritti umani ad intervenire presso il Marocco per metter fine alla repressione e alle violenze quotidiane di cui è vittima la popolazione sahraui solo perché reclama il proprio diritto all’autodeterminazione.
Stato d’assedio a El Ayoun. I quartieri sahraui di El Ayoun sono sempre occupati da forze di polizia, gendarmeria e dei GUS, che hanno istaurato posti di sorveglianza davanti alle case degli attivisti sahraui. Pattuglie di agenti percorrono le strade della periferia di Zemla e di altri quartieri popolari impedendo raggruppamenti di più di 3 persone.
** Da consultare
In questi ultimi tempi fiorisce una miriade di associazioni per la difesa dei “sequestrati” di Tindouf. Citiamo qua e là qualche loro sito invitando, chi ne ha voglia, a consultarli, ma decliniamo la nostra adesione o simpatia trattandosi di associazioni fantoccio pilotate dal governo marocchino, costituite appositamente per screditare il Popolo Sahraui e il suo legittimo rappresentante il Fronte Polisario, diramando notizie false e tendenziose.
NOTA: Il RAPPORTO "FRANCE LIBERTÉS" BASE DI “prove” per la documentazione per i “I SEQUESTRATI “ DI TINDOUF è PIENO DI INESATTEZZE E DI MENZOGNE, SMASCHERATE UFFICIALMENTE DAL FRONTE POLISARIO. http://www.spsrasd.info/sps-210903.html
** Da leggere
Camera dei deputati III COMMISSIONE PERMANENTE (Affari esteri e comunitari) Atto
Camera
CIMA, MANTOVANI e CALZOLAIO. - Al Ministro degli Affari Esteri. - Per sapere - premesso che: nella stessa risposta all'interrogazione il Governo parla di una assimilazione del Sahara Occidentale con l'Alto Adige ed esprime quindi un possibile e grave cambiamento di posizione che prefigurerebbe un'autonomia della regione mai ipotizzata in nessuna risoluzione parlamentare né tanto meno in nessuna risoluzione Onu -: se il Governo voglia farsi portavoce dell'appello lanciato dalla popolazione sahraui alla comunità internazionale per la liberazione di Ali Salem Tamek, e se nelle sedi competenti internazionali e nei contesti bilaterali con il Regno del Marocco intenda adoperarsi affinché possa essere inviata al più presto una commissione d'inchiesta internazionale nel Sahara Occidentale e ribadire l'importanza e l'urgenza da parte marocchina di riconsiderare il «Piano Baker II» ed organizzare senza più ritardi il referendum che potrebbe mettere fine al conflitto che regna dal 1975, confermando e mantenendo in questo modo gli impegni presi dall'Italia per l'applicazione di pace dell'Onu e del diritto all'autodeterminazione del popolo sahraui. (5-04543)
ALLEGATO 3 Interrogazione n. 5-04543 Cima: posizione del Governo italiano sul Sahara occidentale. TESTO DELLA RISPOSTA Come ripetutamente sottolineato
in precedenti risposte del Governo sulla questione del Sahara occidentale
ed in aggiunta a quanto già fatto presente, desidero ricordare anzitutto
che l'impegno dell'Italia nel corso di questi ultimi anni è stato volto
coerentemente a perseguire una soluzione negoziata che faccia riferimento
ai principi delle Nazioni Uniti e, in particolare, alle Risoluzioni approvate
dalle Nazioni Unite sulla questione. A tal fine, l'Italia mantiene regolari
contatti con tutti i Paesi maggiormente coinvolti, tra cui, oltre al Marocco
ed all'Algeria, anche Francia e Spagna in considerazione dei loro legami
storici con l'area in questione. A questo riguardo va ricordato
che il 31 marzo scorso la Presidenza lussemburghese dell'Unione Europea
ha inviato, a nome dei 25 Stati membri, ai Ministri degli Affari Esteri
di Marocco, dell'Algeria ed al Segretario Generale del Fronte Polisario,
una missiva in cui si esprime la preoccupazione dell'Unione europea in
merito agli aspetti di carattere umanitario del conflitto nel Sahara Occidentale.
Il testo delle tre lettere, calibrato in maniera diversa a seconda dei
suoi destinatari contiene una premessa comune relativa alla necessità
di separare gli aspetti di carattere umanitario da quelli di natura politica
del conflitto. In particolare, nella lettera al Ministro degli Affari
Esteri marocchino, Mohamed Benaissa, si sottolinea l'importanza di trovare
una soluzione al problema dei dispersi Sahraui d'intesa con il Comitato
Internazionale della Croce Rossa. 5-04543 Cima: posizione del Governo italiano sul Sahara occidentale. Il sottosegretario Giuseppe DRAGO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 3). Laura CIMA (Misto-VU), replicando,
si dichiara parzialmente soddisfatta dalla risposta fornita dal rappresentante
del Governo, la quale tuttavia non chiarisce in quale modo il Governo
si stia adoperando perché possa avere luogo il referendum per
l'autodeterminazione del popolo Sahraui. Ritiene infatti assolutamente
necessario accelerare al massimo la soluzione di un problema che si trascina
da molti anni e che ha visto, proprio negli ultimi tempi un aggravarsi
dell'atteggiamento persecutorio del Marocco nei confronti di numerosi
rappresentanti del popolo Sahraui, come avvenuto nel caso dell'arresto
di Alì Salem Tamek. Ricorda altresì che alcune missioni di delegazioni
europee sul territorio Sahraui non hanno potuto svolgersi a causa dell'opposizione
delle autorità marocchine che le hanno accusate di attentare all'integrità
del popolo marocchino.
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PRIGIONIERI DELLA GUERRA DEL SAHARA OCCIDENTALE
Da alcune settimane circola anche in Italia una petizione per la liberazione dei prigionieri di guerra marocchini detenuti dal Fronte Polisario. Iniziative simili si ripetono regolarmente negli ultimi anni in coincidenza con la denuncia delle gravi violazioni dei diritti umani dei sahrawi nei territori occupati del Sahara Occidentale e in Marocco. E' il caso oggi dell'ondata di repressione a seguito della nuova intifada sahraui in corso dal 22 maggio. Nasce così il sospetto che queste iniziative, più che preoccuprasi dei prigionieri di guerra, facciano parte della campagna che il Marocco conduce contro il diritto all'autodeterminazione del popolo sahraui.
In primo luogo non si può non essere d'accordo nell'auspicare, al di là del diritto umanitario di guerra, la liberazione dei prigionieri, a meno che la loro partecipazione alla guerra non abbia comportato crimini contro l'umanità, crimini che sono imprescrittibili.
Ma chiedere la liberazione dei prigionieri di guerra significa volere la liberazione di tutti i prigionieri, da parte di tutte le parti in conflitto.
E' quello che auspica da sempre l'ANSPS.
A proposito delle notizie diffuse dalla petizione sulle condizioni dei prigionieri marocchini, è bene fare subito alcune precisazioni.
I prigionieri non sono affatto maltrattati e tanto meno torturati. Condividono le stesse condizioni dei rifugiati sahraui, compresa la mancanza di libertà di tornare nel proprio paese, giacché i profughi sahraui vivono in Algeria contro la propria volontà e vi sono costretti non già dal Polisario, come pure va dicendo la propaganda contro ogni evidenza, ma dal Marocco.
I prigionieri non sono sottoalimentati o privi di cure mediche più di quanto non lo siano i rifugiati sahraui stessi.
Per ciò che riguarda l'accusa di "lavoro forzato", va ricordato che le condizioni di vita dei campi profughi nel deserto di Tindouf (Algeria) fanno si che un'attività è indispensabile alla sopravvivenza, e tutti, sahraui e marocchini, vi contribuiscono.
Quanto al Rapporto di France Liberté sui prigionieri marocchini, va detto che altre associazioni per la difesa dei diritti umani hanno criticato il modo con cui le testimonianze sono state raccolte, senza verifica. Si può comprendere come un prigioniero che voglia attirare l'attenzione rilasci dichiarazioni non veritiere atte a fare scalpore. Basta una sola considerazione per ricondurre questo Rapporto alla sua giusta dimensione. Se c'era veramente qualcosa da nascondere, perché mai il Polisario avrebbe lasciato alle due intervistatrici la piena libertà di intrattenersi con i prigionieri?
Ma questi sono gli aspetti contingenti che la petizione ha ritenuto di diffondere. Mancano invece del tutto le considerazioni sulle origini dei prigionieri di guerra. Non è inutile ricordarle anche in questa occasione.
Nel conflitto del Sahara Occidentale, due sono le parti belligeranti: il Marocco, che ha invaso e occupato militarmente il territorio a partire dal 1975, e il Polisario che ha esercitato il legittimo diritto alla difesa.
Il Polisario ha fin dall'inizio dato notizia nei suoi bollettini sui combattimenti del numero dei morti e dei militari fatti prigionieri. Già nel corso degli anni 70 numerosi giornalisti, rappresentanti di istituzioni e di associazioni hanno potuto rendere visita ai prigionieri marocchini.
Il tentativo del Polisario di conoscere il numero e l'identità dei propri combattenti, così come dei civili, catturati dalle forze di occupazione, si è sempre confrontato con il diniego delle autorità marocchine. Il Marocco del resto negava l'esistenza del Polisario e dei suoi combattenti, ed identificava nell'Algeria la propria controparte.
E' solo negli anni 90, dopo l'accordo di pace dell'agosto 1988 tra il Marocco e il Polisario, che il governo di Rabat inizia a riconoscere la belligeranza con i sahraui.
Il Piano di pace dell'ONU, nato da quell'accordo, prevede che dopo il cessato il fuoco, entrato in vigore il 6 settembre 1991, si apra una fase di transizione nella quale avviene lo scambio dei prigionieri. Tale fase non è mai entrata in vigore per l'opposizione del Marocco, che avrebbe dovuto cedere il controllo dei territori occupati ai caschi blu della MINURSO. Lo scambio dei prigionieri non è dunque avvenuto per l'opposizione del governo di Rabat.
Se da una parte il Marocco si è rifiutato di dare notizia dei militari uccisi, di quelli incarcerati e degli scomparsi, il Polisario ha comunicato i nomi dei prigionieri e ne rende possibili le visite.
Su iniziativa dei governi e delle associazioni per i diritti umani o di quelle di solidarietà con il popolo sahraui, il Polisario ha dato corso alla liberazione unilaterale dei prigionieri fin dal 1984.
A questo proposito emblematica è la sorte dei 200 prigionieri liberati dal Polisario nel 1989, su richiesta del governo italiano. Le autorità marocchine hanno rifiutato per 6 anni, fino al 1995, di riammetterli in patria per non dover ammettere che la guerra era con i sahraui.
Posso portare a questo proposito una testimonianza personale. Ho visitato più volte i prigionieri di guerra. Soprattutto i primi anni ho raccolto, in completa libertà, lettere (semplici pezzi di carta) con gli indirizzi dei familiari di ufficiali e di soldati semplici. Ho scritto loro portando la mia testimonianza del giorno, delle circostanze e delle condizioni di salute dei loro congiunti, chiedendo di volermi dare conferma dell'avvenuto ricevimento della lettera. In nessun caso mi è stato risposto. Ho il sospetto che quelle lettere non siano mai giunte a destinazione.
Anche quando il Marocco, su pressione internazionale, ha alla fine accettato di accogliere i prigionieri liberati dal Polisario, le loro testimonianze parlano di un atteggiamento di diffidenza e di emarginazione da parte della autorità, e di condizioni di reinserimento molto dure.
Non per questo non si deve auspicare la loro liberazione. Ma la guerra nel Sahara Occidentale è una guerra tra due parti, ed entrambe devono liberare i prigionieri. Perché il Marocco oppone il silenzio assoluto, pretendendo di non avere prigionieri di guerra? Se sono morti, perché rifiuta di comunicare le circostanze del loro decesso? Perché tutte le inchieste ufficiali, l'ultima è l'Istanza Equità e Riconciliazione (IER), non hanno prodotto risultati?
I prigionieri di guerra del Sahara Occidentale: liberiamoli tutti, liberiamoli subito!
5 luglio 2005 |