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BUREAU
INTERNATIONAL POUR LE RESPECT DES DROITS HUMAINS AU SAHARA OCCIDENTAL
(BIRDHSO)
L'organizzazione a nome della quale le scrivo, il BIRDHSO _ Sezione Italia, è fortemente preoccupata per il deterioramento costante della situazione dei diritti umani che sta prevalendo nel Sahara Occidentale, sopratutto dopo che una feroce repressione del Governo marocchino si è abbattuta senza freno sulla popolazione sahraui in seguito alle manifestazioni pacifiche reclamanti il rispetto dei diritti umani nel territorio e l'organizzazione di un referendum di autodeterminazione del popolo sahraui. Dal 21 maggio scorso, data dell'inizio "dell'intifada
per l'indipendenza sahraui", una serie di manifestazioni pacifiche
contro la persistenza dell'occupazione marocchina del Sahara Occidentale
sono state represse nel sangue dalle forze di sicurezza marocchine, le
reti di polizia e i loro sicari. Le seguenti altre persone, sono state condannate, per le stesse ragioni a pene tra 4 ed 8 anni di carcere: - Abdarrahmane Bougarfa, Alouat Sidi Mohamed, El Houssein Ndour, Baba Alarbi, Hama El Karcha, El hafed Touabali, Abdelaziz Edday, Achir Yaya, Enafa Boujemaa, Erradi Malainine, Abbi Bachir Farrah, Kattar Lebay Leboihi . L'ex-prigioniera politica Aminetou Haidar, scomparsa nelle carceri marocchine tra il 1987 e il 1991, poi liberata in seguito alle proteste internazionali, militante ben nota per la difesa dei diritti umani e attivista sahraui, si trova ora in uno stato di salute critico nella Prison noire di El Ayoun, per aver partecipato ad una manifestazione pacifica. Aminetou è stata percossa e ferita in modo barbaro e trasferita d'urgenza all'0spedale Hassan Bel Mehdi di El Ayoun, il 17 giugno scorso, da dove, senza nemmeno lasciar finire i sanitari di medicarla, è stata condotta a forza nel carcere. Ali Salem Tamek, altro attivista e simbolo della difesa dei diritti umani nel Sahara occidentale, premio Sakharov 2005, riconosciuto come ex-prigioniero di opinione da Amnesty International, è stato arrestato il 18 luglio scorso all'aeroporto di El Ayoun con un dispositivo militare impressionante, interrogato brutalmente e tradotto in isolamento nello stesso carcere di El Ayoun. Tamek, che aveva partecipato a numerose conferenze sui diritti umani in Europa, stava tornando dalla Spagna dove si era curato per gli esiti dei maltrattamenti subiti durante le sue precedenti incarcerazioni, dovute alle sue opinioni politiche. Le ricordiamo che mentre Tamek era in carcere nel giugno 2003 sua moglie veniva sequestrata insieme alla figlia di 3 anni e violentata da 5 poliziotti marocchini e inoltre davanti alla stessa figlioletta. Mohamed El Moutawakil, Mohamed Fadel Gaudi, Noumria Brahim, Larbi Messaoud e Lidri El Houssein, ex prigionieri politici, membri del Forum Vérité et Justice e noti attivisti dei diritti umani nel Sahara Occidentale sono stati arrestati il 20 luglio scorso dalle forze di sicurezza marocchine, interrogati sotto tortura e tradotti nello stesso carcere . Le ricordiamo che Noumria Brahim e Lidri Houssein , a causa delle gravi condizioni in cui erano stati ridotti per le torture subite, sono stati ricoverati in rianimazione presso l'Ospedale di El Ayoun prima di essere poi tradotti in carcere. Oltre al dispiegamento impressionante delle forze di sicurezza, della polizia e delle Guardie di Sicurezza Urbana (GUS), il suo Governo ha inviato nelle principali città sahraui contingenti militari per "dare la caccia" ai militanti sahraui dei diritti umani. Tra le violazioni di cui questi attivisti sono vittima figurano campagne di persecuzione e di intimidazione, confisca di documenti di viaggio in modo da impedir loro di assistere a riunioni internazionali sui diritti umani, campagne di diffamazione con articoli ignobili della stampa marocchina e trasmissioni pilotate della TV governativa, case saccheggiate, per alcuni la deportazione, ed inoltre la chiusura del territorio e il sequestro di tutta una popolazione le cui condizioni di vita erano già del tutto precarie. La repressione inaudita e brutale esercitata dalle forze di sicurezza del suo Governo su popolazioni civili disarmate e indifese ha messo in chiaro la necessità di proteggere un popolo in pericolo reale. Le immagini scioccanti riportate da TV europee di donne sahraui brutalizzate, gettate a terra e calpestate con disprezzo dai soldati marocchini, di case saccheggiate e famiglie intere gettate sul lastrico sono il riflesso simbolico e la rappresentazione emblematica della tragedia che sta colpendo il popolo sahraui e che perdura da ormai 30 anni e cioè dall' occupazione del suo territorio da parte del Marocco. Di fronte alla mobilitazione di solidarietà manifestata dall'opinione pubblica internazionale verso il popolo sahraui e la moltiplicazione delle denunce e delle condanne in tutto il mondo, il Marocco continua ad espellere i giornalisti, le delegazioni parlamentari e i rappresentanti di organismi non governativi suscettibili di render testimonianza del dramma, considerati testimoni scomodi. In meno di due mesi ben 8 delegazioni straniere si sono viste vietato l'accesso al Sahara Occidentale, tra le quali una delegazione norvegese condotta dal presidente della fondazione Rafto, sig. Arne Lynng, venuta ad El Ayoun come osservatrice al processo dei 16 sahraui arrestati nelle manifestazioni. Il clima di paura che regna in seno alla popolazione civile sahraui e l'ampiezza della repressione che si sta abbattendo su di lei ormai da molti anni, riflettono la natura di un governo che resta concentrata nel culto della violenza e del terrore eretto a sistema. Signor ambasciatore, Il Marocco non può continuare a chiudersi in una logica insensata di rifiuto dell'applicazione del piano dell'ONU per il Sahara Occidentale, e che prevede l'organizzazione di un referendum di autodeterminazione per il quale aveva già firmato l'accettazione. Signor Ambasciatore, Con i distinti saluti Bologna, il 31luglio 2005
Jacqueline Philippe
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