Per
conoscenza e con preghiera di diffusione data l'importanza
dell'argomento inviamo copia della lettera circostanziata qui
sotto
riportata. spedita da un noto medico italiano il prof.Silvio Pampiglione,
al
re del Marocco, Mohamed VI, sulla situazione attuale nel Sahara
Occidentale.
Il prof. Pampiglione, già ordinario di Parassitologia dell'Università
di
Bologna, ha lavorato per molti anni in Africa ha insegnato in
4 Università
africane, ed è stato consulente dell'OMS, dell'UNICEF,
del Ministero degli
Esteri italiano e del Ministero della Cooperazione dei Paesi Bassi.
E'
autore di oltre 325 lavori scientifici e di vari testi didattici.
Il prof.
Pampiglione, preoccupato per la grave situazione di continue violazioni
dei
diritti umani perpetrati dal governo marocchino sulla popolazione
sahraui in
quel territorio, chiede al sovrano di riconoscere onestamente
e
coraggiosamente gli errori commessi dal suo Governo e di tendere
la mano ai
Sahraui come unica vera soluzione di un conflitto che dura da
trenta anni.
Da parte del sovrano non c'è stata finora alcuna risposta.
Forse al re non è
nemmeno pervenuta la lettera, bloccata dai suoi servizi di sicurezza.
Per
questo ne riportiamo il testo con la preghiera della sua diffusione
sperando
che almeno in tal modo possa giungere al sovrano e lo faccia riflettere
sulla drammatica situazione in atto nel Sahara Occidentale e sulle
pericolose conseguenze in cui può sfociare.
Jacqueline Philippe
Lettera
aperta a Sua Maestà Mohamed VI
Palais Royal. Rabat.
E p.c. all'Ambasciatore d'Italia a Rabat
2 rue Idriss El Azhar/BP 111
e all'Ambasciatore del Regno del Marocco
in Italia.. Via L. Spallanzani, 8, Roma.
Bologna, 27 ottobre 2005
Maestà.
Con tutto il rispetto dovuto alla Sua persona, con la più
grande umiltà e sincerità, in qualità di
vecchio medico che ha dedicato gran parte della vita ad alleviare
le sofferenze altrui sia in Italia che in Africa, e di vecchio
professore universitario che ha insegnato per 40 anni ai giovani
e tra l'altro in quattro università africane, sento il
dovere di rivolgermi a Lei, capo di una nazione a cui mi sento
molto legato per numerose ragioni, per esprimere un parere, non
oso chiamarlo consiglio, relativo agli eventi che stanno drammaticamente
accadendo nel territorio del Sahara Occidentale.
E' segno di
forza per un uomo, tantopiù per un sovrano, non tanto vincere
un nemico quanto vincere sé stesso. Riconoscere cioè
i propri errori, quando ci sono, e tendere la mano a colui a cui
si è fatto del male anche senza averlo voluto.
Lei conosce
bene la storia del Suo paese e ricorderà come la "marcia
verde" non sia stata altro che una astuta mossa propagandistica
del Suo defunto padre, per invadere l'ex-colonia spagnola del
Rio de Oro, ricca di fosfati e di abbondante pesca. Ricorderà
come i presunti diritti del Marocco su quel territorio fossero
del tutto opinabili (è come se l'Italia dovesse rivendicare
i territori che si affacciano sul Mediterraneo, Marocco compreso,
poiché facevano parte dell'antico Impero Romano). Ricorderà
i bombardamenti sui profughi sahraui in fuga verso l'Algeria,
ricorderà come la guerriglia che ne derivò, dapprima
negata, come sempre succede in casi simili, fu poi bloccata con
un muro di oltre 2400 km (detto il "Muro della Vergogna").
Ricorderà come il referendum a cui quel popolo aveva diritto
inalienabile fu dapprima negato poi ostacolato con ogni scusa
poi parzialmente accettato e infine di nuovo completamente negato.
Avrà certo saputo, anche se la stampa governativa non ne
ha mai parlato, di quanti assassinii , sparizioni forzate (ancora
oggi ci sono oltre 500 desaparecidos sahraui ed è di pochi
giorni fa il ritrovamento di fosse comuni in cui sono stati individuati
i cadaveri di 43 civili sahraui, tra cui i genitori dell'attuale
Ministro degli Esteri sahraui), processi-farsa, condanne ad anni
di carcere ci siano stati (Mohamed Daddach, prigioniero d'opinione,
20 anni di carcere!). Lei ricorderà l'esistenza dei cosidetti
"Giardini segreti" negata per anni dal Suo defunto padre
e poi riconosciuti quando ormai era troppo tardi, perchè
ormai tutto il mondo sapeva e l'obbrobrio di quelle carceri si
era già diffuso nel mondo con grande scapito dell'immagine
del Marocco. Kalaa M'gouna, Agdz, (Tazmamart era riservato solo
per marocchini) ecc. nomi che fanno raccapricciare ancora oggi
solo a pronunciarli.
Non voglio
ricordarle quei lunghi anni (30 anni!) di soprusi, di offese,
di trattamenti disumani e degradanti (che degradano ancor più
chi li commette che chi ne è succube) a cui sono stati
sottoposti i civili sahraui. So bene che Lei ha avuto un gesto
di coraggio e di generosità con l'istituzione dell' Instance
Équité et Réconciliation. Coraggio però
soltanto parziale: perché non si dovevano denunciare i
nomi dei torturatori ? torturatori che circolano ancora oggi indisturbati,
che anzi possono deridere le loro antiche vittime o ancora minacciarle
o ancora di nuovo torturarle.
Ma Le debbo
ricordare lo scoppio dell'intifada sahraui del maggio u.s. e della
violentissima repressione che ne è seguita da parte delle
"forze dell'ordine" del Suo governo, l'arresto di tanti
militanti sahraui per i diritti umani, il saccheggio delle loro
abitazioni e lo sciopero della fame di 51 giorni (dico 51 giorni!)
di 37 di loro. Le ricordo questi avvenimenti perché forse
la loro notizia non Le è pervenuta, mascherata tra le tante
menzogne propalate dall'Agenzia di Stampa governativa MAP e dal
Suo Ministro della Giustizia. Sciopero della fame che, dopo un'interruzione
di 20 giorni è stato ora ripreso, con una dignità
e un coraggio che lasciano senza parole.
.
Consideri che forza e che fede debbano avere questi sahraui nell'offrire
la cosa più cara per ogni essere umano, la propria vita,
per rivendicare il diritto del loro popolo all'indipendenza!
Ma Lei, Maestà,
può essere forse più forte di queste persone. Non
facendo bastonare, torturare, imprigionare la gente che protesta,
non facendo morire lentamente gli scioperanti della fame (a cui
andrà la gloria imperitura dei posteri) ma riconoscendo
gli errori da Lei e dal Suo governo compiuti. Pensi come verrebbe
onorato, rispettato, venerato sinceramente (e non come spesso
Le accade ora, per misero opportunismo) e che immagine luminosa
resterebbe di Lei nella storia del Maghreb se Lei sapesse vincere
l'orgoglio, i pregiudizi, gli stereotipi di cui L'hanno nutrita
fin da bambino e riconoscesse umilmente il crimine iniziato ad
opera del Suo defunto padre e da Lei fino ad ora seguito, stendendo
la mano al popolo fratello sahraui, riconoscendone i legittimi
diritti all'indipendenza, tirando fuori dal carcere (e che carcere!
Le foto in cui si vede come vengano trattati i detenuti sahraui
hanno già fatto il giro del mondo). O almeno iniziando
con i loro rappresentanti legittimi (legittimità acquisita
per la purezza del loro impegno), un colloquio sincero di pacificazione
reale. Insistere nell'errore non può portare altro che
lutti, disgrazie, ancora sofferenze per centinaia di migliaia
di persone, e ancora odio, odio, sempre odio. E la storia sarà
implacabile nel bollare a fuoco chi ne è colpevole, a dispetto
della cortina fumogena di menzogne propagandistiche che la Map
diffonde quotidianamente.
Se Alì
Salem Tamek dovesse morire quale responsabilità immane
ricadrebbe sulle Sue spalle!. Il suo sguardo fiero ed onesto,
che non ha mai tremato di fronte alle responsabilità prese
e alla morte, Lo perseguiterebbe per tutta la vita!
Vinca sé
stesso, Maestà. Ci rifletta sopra, guardando coraggiosamente
il problema anche da altro punto di vista. Ne parli anche con
la Sua bellissima moglie. Forse una donna può capire ancor
meglio di un uomo questi valori!
Tenda la Sua augusta mano ai sahraui. Non ne avrà altro
che gloria, nobiltà e riconoscenza perpetua. E la pace
tornerà nel Suo cuore e nel Suo paese, che allora sarà
veramente un grande magnifico paese!
Mi creda.
E' l'esperienza di una vita di un medico ultra ottantenne che
me lo fa affermare.
Con gratitudine
per aver avuto la gentilezza di leggermi
Professor
Silvio Pampiglione MD, PhD
Indirizzo: c/o Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria
e Patologia Animale, Università di Bologna. Via Tolara
di sopra 50. 40064 Ozzano Emilia (Bologna). Italia.
P.S. Nel timore che questa mia lettera possa non venirLe consegnata,
ne invio per conoscenza copia all'Ambasciatore italiano in Marocco,
a Rabat e all'Ambasciatore del Regno del Marocco in Italia a Roma.
In caso non ne avessi riscontro di qui ad un ragionevole numero
di giorni penso di inviarne copia ad alcuni giornali internazionali
e in internet con la speranza che almeno tramite la loro lettura,
questa lettera possa pervenirLe.