| COLPO
DI RITORNO A RIYADH Di William Rivers Pitt I compounds erano stati ereditati dal boom del petrolio saudita negli anni 70, un posto nel quale sia non-Musulmani come pure Sauditi che cercano di distanziarsi dalle dure regole sociali di Riyadh potevano bersi qualcosa, un posto nel quale le loro mogli potevano indossare un costume da bagno in piscina senza dovere essere coperte dalla testa ai piedi. Era un posto in cui si poteva essere un Occidentale nel cuore battente dell'Islam, a non molta distanza da Mecca e Medina. I compounds avevano ciascuno un nome - Al Hamra, Vinnell e Eshbiliya - Comunità recintate e protette destinate a coloro che fanno commercio a lungo termine nella capitale Saudita. Alle 11:25 della notte di Lunedì, questi centri protetti si sono trasformati nel più nuovo dei campi di battaglia nella Guerra al Terrorismo di George W. Bush. Uomini armati si sono scontrati con le guardie, le loro mani si sono protratte attraverso le barriere per schiaffeggiare i tasti che hanno aperto i cancelli e tre auto bomba sono ruggite dentro i compounds per lasciarsi esplodere con i loro guidatori kamikaze al lato degli obiettivi più appropriati che hanno potuto trovare. Quando tutto ciò è stato portato a termine, ne è risultato che almeno otto Americani erano fra i 29 morti. Il Segretario di Stato Colin Powell si è subito precipitato ad affermare che gli attacchi hanno impressi sopra "i marchi di Al Qaeda" dato che, ha detto, l'intero piano è stato realizzato con impatti multipli portati a compimento da squadre suicide. Infatti, la prova della partecipazione di Al Qaeda a questo attacco è praticamente al di fuori di ogni possibile dubbio. Il portavoce di Al Qaeda, Thabet bin Qais, è stato riportato dai giornalisti il 7 di maggio - il che significa una settimana fa - per avere detto, senza tanti mezzi termini, che le forze di Osama bin Laden si stavano preparando per una serie di attacchi. Il periodico londinese Al-Majalla ha ricevuto una e-mail il giorno prima degli attacchi da parte di un membro di Al Qaeda che si chiama Abu Mohammed Ablaj. L'e-mail descriveva le armi che gli operativi avevano immagazzinato e gli squadroni di martiri che erano sul punto di attaccare. "Oltre a bersagliare il cuore dell'America, fra le priorità strategiche attuali è quella di designare e di eseguire operazioni nei paesi del golfo e in quei paesi alleati degli Stati Uniti," ha scritto Ablaj. Gli agenti americani operativi in Arabia Saudita, nel venire a conoscenza di questi avvertimenti, hanno tentato inutilmente di ottenere un irrobustimento della sicurezza attorno agli obiettivi civili. Queste richieste sono state assolutamente ignorate fino a che le esplosioni non hanno scosso Riyadh. George W. Bush, mentre parlava ad un raduno ad Indianapolis per promuovere il suo taglio alle tasse, ha detto: "gli Stati Uniti troveranno gli assassini ed impareranno il significato della giustizia americana." Suona familiare tutto questo? Dovrebbe. Niente, assolutamente niente è stato fatto. Le esplosioni sono venute, i corpi sono caduti e ora siamo qui. Tutto questo è un microcosmo dell'11 di settembre, giù fino alla reazione presidenziale. La giustizia americana ha compiuto un lavoro esplosivo nella città di Bagdad e le migliaia di civili iracheni che sono stati uccisi, mutilati e che continuano persino oggi a morire possono attestare quale insensibile avventatezza ci sia dietro la nostra idea di "fare ciò che è giusto". Senza sorprese, la guerra in Iraq ha fatto esattamente niente per rendere i nostri cittadini qui negli Stati Uniti o all'estero più sicuri. Gli otto Americani che sono stati fatti saltare in aria nelle loro case a Riyadh sono una sufficiente prova di questo. Infatti, la scena che si presenta agli occhi ai compounds in Arabia Saudita dimostra che la nostra guerra ha reso il mondo un posto più pericoloso. La CIA chiama ciò che è accaduto a Riyadh, 'colpo di ritorno.' Ce ne saranno altri, come promesso da Thabet bin Qais, che ha anche detto che Al Qaeda si è riorganizzata e sta progettando attacchi contro gli Stati Uniti della scala dell'11 di Settembre. Le macchie di sangue ed i crateri fumanti in Riyadh indicano che questi tipi mantengono sempre le loro promesse. Siamo andati a fare la guerra in Iraq sulla base di un certo numero di premesse difettose e apertamente errate. Non c'è uno spaventoso arsenale di armi di distruzione di massa; non c'è la libertà per la gente irachena; non c'erano terroristi, né c'era mai stato un collegamento fra Saddam Hussein e il 9/11. Per combattere questa guerra, abbiamo drasticamente ridotto le nostre operazioni in Afghanistan - il nuovo piano di bilancio di Bush non stanzia dollari precisamente per il pagamento delle operazioni e della democratizzazione / ricostruzione di quel paese - e permesso ad Al Qaeda di riorganizzarsi in tutta sicurezza. Inoltre nel processo abbiamo anche alienato l'intera comunità globale. Abbiamo bisogno del loro aiuto, che ci piaccia o no, per potere ottenere quelle informazioni di 'intelligence' necessarie ad arrestare questi attacchi. "Gli Stati Uniti troveranno gli assassini ed impareranno il significato della giustizia americana," ha detto George. Impareranno il significato di tutto questo nella maniera in cui Osama bin Laden, che è ancora vivo e libero dopo quasi due anni, lo ha imparato? Lo impareranno nella maniera in cui Saddam Hussein, anch'esso ancora vivo e ancora libero, lo ha imparato? Le migliaia e le migliaia dei civili iracheni ed afgani lo hanno imparato che cosa la giustizia significa per George W. Bush. Significa una terribile morte stridente nella sporcizia mentre i veri assassini fuggono via. Un tal catalogo di fallimenti e vergogna è fin qui la rappresentazione dell'amministrazione Bush. La presidenza si è facilmente distanziata dai colloqui Israelo - Palestinesi ed ha lasciato che la situazione si volgesse in un sanguinoso orrore. Ha acutamente ignorato una ampia sequela di avvertimenti circa gli imminenti attacchi terroristici dell'estate del 2001 ed ha lasciato che la situazione si trasformasse nell'incubo che attualmente viviamo. Ha combattuto una guerra in Afghanistan e ne è fuggita via prima che il lavoro fosse finito, permettendo al nemico di scappare e di riorganizzarsi. Ha versato risorse vitali in una guerra all'Iraq che non ha fatto niente per porre freno al terrorismo ed ha fatto di tutto per ispirare e motivare i terroristi. Ha passato tagli di tasse e di budget che rubano soldi dalle casse dell'Homeland Security - il che significa poliziotti, vigili del fuoco e squadre di emergenza - per riassicurare i suoi ricchi amici e garanti corporativi allo scopo di farli sentire sinceramente amati. L'11 Settembre non ha rimosso dal pianeta il concetto di giusto e sbagliato. Non ha ridefinito il significato delle parole Bugia, Furto e Omicidio. Non ha reinventato la realtà secondo i desideri di Bush. Il Governatore di New York George Pataki, ad un raduno pro-war del 10 aprile, ha detto, "la guerra è cominciata qui l'11 settembre 2001." Questa dichiarazione ha tentato di connettere direttamente i civili iracheni che erano sotto una fitta pioggia di cluster bombs con la morte di quei 3.000 che sono periti quel giorno terribile di Settembre. Questa dichiarazione è una bugia, una miserevole bugia, promossa per mesi dall'amministrazione Bush e promulgata da 'portavoci' quali Pataki. Ora in Riyadh, vediamo che cosa abbiamo vinto. Ci sono
stati garantiti posti in prima fila all'evento del secolo. George W.
Bush ed i suoi manipolatori credono che il 9/11 abbia assegnato loro
la capacità di reinventare l'America ed il mondo secondo le loro
visioni ultra-conservatrici. Saremo fortunati di viverci attraverso.
Se siamo intelligenti, elimineremo questi miserabili prima dell'esplosione
di molte altre bombe, prima che molta più gente muoia, prima
che le cose vadano oltre il punto di non ritorno, prima che l'America
si riduca ad una carcassa bruciata che se ne sta accucciata nella sua
sconfitta al lato della larga autostrada della storia. |