La guerra al terrorismo ha fallito. Solo il movimento per la pace può portare le nazioni fuori dal botta-e-risposta fra guerra e terrorismo
Di Alessandro Marescotti– 24 Luglio 2005
Basta: usciamo fuori da uno scontro che non ci appartiene. Lasciamo Bush da solo a fare il bullo con Bin Laden. Finiamola con questo servilismo sciocco e pericoloso.
Quattro anni di guerra condotta in nome della lotta al terrorismo, oltre a seminare distruzione, hanno aumentato in modo gigantesco l'insicurezza, la destabilizzazione, i pericoli in tutto il pianeta. Lungi dall'averli diminuiti, la guerra ha alimentato gli attacchi terroristici.
Bisogna cambiare radicalmente strada, prima che sia troppo tardi. Sottrarsi al circolo vizioso nel quale guerra genera guerra e terrore è l'unica possibilità per garantire sicurezza a tutte e a tutti.
Bisogna opporsi alla costruzione di un mondo armato, di società e di economie di guerra.
Bisogna portare subito l'Italia fuori dal sistema della guerra.
Dopo l'ultimo attacco terroristico in Egitto Berlusconi ha detto: "Chi ha commesso questo odioso atto di violenza deve sapere che tutti i Paesi uniti nella comunità internazionale non cesseranno mai di combattere fino in fondo ogni forma di terrorismo". Il presidente del Consiglio dice le solite cose e dirà le solite cose al prossimo attacco terroristico. E saremo sempre meno sicuri.
Berlusconi continua a collocare l'Italia nel fuoco incrociato fra i sostenitori della guerra e i sostenitori del terrorismo.
Occorre ritirare le truppe italiane dall'Iraq e dichiarare chiaramente che la guerra al terrorismo è fallita. Occorre voltare pagina con umiltà e buon senso finendola con il servilismo verso Bush. Vanno individuate e rimosse le radici che generano il terrorismo, prima fra tutte la guerra. Perché finché noi bombarderemo le loro case, loro bombarderanno i nostri alberghi e le nostre metropolitane.
"Se bombardate le nostre città", ha detto Osama Bin Laden in uno dei suoi recenti video, "noi bombarderemo le vostre". Promessa mantenuta, ha osservato il giornalista Robert Fisk. Che ha aggiunto: "Non è stato difficile per Blair definire l'attentato del 7 luglio "barbarico" - naturalmente lo è stato - ma cosa si è detto riguardo ai civili morti a causa dell'invasione anglo-americana dell'Iraq nel 2003, riguardo ai bambini dilaniati dalle cluster bomb, riguardo all'interminabile scia di iracheni uccisi ai check-point dell'esercito Usa? Quando loro muoiono, si parla di "danno collaterale"; quando noi moriamo, diventa "barbarico terrorismo". Se combattiamo l'insurrezione in Iraq, cosa ci fa pensare che l'insurrezione non possa arrivare a noi?".
Bisogna rimuovere l'insana giustificazione "militare" che è alla base di questa assurda spirale pagata unicamente - come in ogni guerra - da civili innocenti.
Solo una politica di pace - che ci distanzi dalle scelte oltranziste degli Stati Uniti - può portare le nazioni fuori dal botta-e-risposta fra guerra e terrorismo.
Per questo è importante sostenere l'appello "La pace è l'unica sicurezza" lanciato dal movimento di opposizione alla guerra, di cui abbiamo riportato alcune frasi all'apertura di questa breve riflessione.
"Bombardare persone innocenti - ha scritto Tariq Ali sul The Guardian - è ugualmente barbarico a Baghdad, Jenin e Kabul così come lo è a New York, Madrid o Londra. E a meno che questo non venga ammesso, gli orrori continueranno".
E infatti si sono riprodotti nelle scorse ore in una nazione, l'Egitto, il cui presidente sostiene Bush con una politica non molto dissimile da quella del nostro Berlusconi, consentendo in più la tortura di sospetti terroristi catturati dalla Cia e portati ad hoc nelle carceri egiziane.
Alessandro Marescotti - presidente di PeaceLink - a.marescotti@peacelink.it
Note - La pace è l'unica sicurezza :: Una campagna di organizzazioni e reti che fanno parte del movimento contro la guerra.