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Millenium People – Speciale Metix
Di Gabriella Podobnich - 24 Febbraio 2005

Millenium People presenta “METIX” (ed. Meltemi) di Anna Camaiti Hostert. L’autrice si occupa di filosofia, teorie delle identità e visual studies con particolare riferimento al cinema. Ha insegnato nelle Università di Roma, Chicago, Los Angeles & New York.

Tra le sue pubblicazioni: Passing.Dissolvere le identità, superare le differenze (1996); Screening Ethnicity. Cinematographic Representation of Italian Americans in the States United (2002) e Sentire il Cinema (2002). In questo periodo sta insegnando in Florida (introduzione ed intervista a cura di Gabriella Podobnich)

Ricordo ancora quando nell’estate del 1995 la sottoscritta insieme ad Anna andavano in giro per alcuni centri sociali e facoltà universitarie a parlare di “Passing” (che poi nel 1996 divenne un libro). Eravamo estremamente determinate ad aprire una discussione sul tema dell’identità, in particolare quella di genere, tentando di prefigurare nuovi scenari nell’elaborazione delle teorie femministe bypassando alcune concezioni legate al “pensiero della differenza”, lasciandoci affascinare dagli scritti di alcune studiose americane, Donna Haraway in primo luogo.

L’idea era quella di prefigurare ordini simbolici altri andando oltre il concetto di differenza ed identità femminile per superare visioni dualiste troppo schematizzate e recuperare altri modi di significarsi.

Ed è da questa riflessione, qui riproposta in modo assolutamente schematico, che nasce l’idea del “passing” ovvero di uno “strumento con cui giocare per inventare o falsificare le nostre identità muovendoci nella direzione di superare la rigidità dei binarismi per consentire la creazione di identità plurime e diverse” (A. Camatiti relazione introduttiva alla Conferenza tenutasi presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova nel giugno 1995).

In quegli anni il dibattito intorno allo sviluppo delle nuove tecnologie e al loro utilizzo era molto sentito e si intravedeva “un utilizzo positivo in contrasto con le linee di certo pensiero femminista attestato su posizioni di rifiuto”.

“Meglio cyborg che dea” diceva Haraway, provocatoriamente, per sottolineare quanto le nuove tecnologie offrissero alle donne possibilità di costruzione di modelli del sapere e strutture culturali altre. Ma anche nuove conoscenze nel campo della scienza, della tecnologia per creare spazi creativi di liberazione dai nuovi ruoli sessuali ridefiniti. E questo sulla base di un’analisi sul ruolo delle nuove tecnologie e sulle modificazioni economico sociali e del nuovo modo di produzione sociale.

Non posso non fare riferimento all’analisi proposta da Marazzi nel suo “Il posto dei Calzini” e ai numerosi scritti di Franco Berardi…solo per citarne alcuni!!

Senza per questo sposare “acriticamente “ la causa tecnologica a tutti i costi in quanto “all’interno di questo mondo proliferano pericoli di sessismo e di molestie sessuali” (Camaiti).

L’aspetto curioso è che oggi sono le donne iraniane o in generale quelle a cui viene negata visibilità anche corporea ad utilizzare la rete e le tecnologie per raccontarsi!!

A distanza di 10 anni Anna propone un altro libro titolato “Metix” che di fatto riprende l’approccio analitico di Passing questa volta utilizzando lo strumento della fiction in particolare il cinema. Perché il cinema “per sua natura ha a che vedere con il senso di spiazzamento e con immagini che costruiscono identità in progress..”.

Per alterare le mappe e far emergere fantasmi, corpi invisibili con un’attenzione particolare al soggetto post-coloniale. Il riferimento è a quei soggetti che si trovano negli “space off”, negli interstizi, dove l’autrice situa l’investigazione della cultura visuale. Ed è proprio in quegli space off che nasce la formazione di “identità transnazionali” destinate a divenire il futuro del mondo.

Metix mette insieme “identità ibride, stati di meticciato delle coscienze e di contaminazioni tra le culture e la rivoluzione tecnologica digitale che ha trasformato la vita quotidiana rompendo i confini tra reale e virtuale”.

E tra questi fantasmi , appaiono molte figure di donne, prive di visibilità che si affermano nonostante “rappresentino tuttora una presenza che spaventa e per questo priva di visibilità”.

Camaiti ribadisce e sottolinea quanto la forza dirompente in campo sociale ed accademico dei movimenti femministi in tutto il mondo sia stata cruciale nella sfida alle strutture tradizionali del sapere. E fondamentali sono stati gli studi di alcune studiose provenienti dal mondo post-coloniale che hanno centrato le loro analisi a partire dalla collocazione materiale del corpo e del gender , ponendo al centro dell’attenzione “una nuova sessuata fisicità planetaria”.

Ed ecco scorrere i personaggi di film come Matrix, Missisipi Masala, Minority Report, A.I., Chinatown. Lanterne Rosse, Strange Says, solo per citarne alcuni…

“Visual studies” divengono elemento di contestazione, di conflitto, di definizione di identità plurime e singolari attraverso processi di “transculturazione”, di interazione tra culture che vanno a formare ibridità e flussi instabili che si combinano e ricombinano formando quella che viene chiamata “sfera pubblica transnazionale”.

Questo molto in sintesi. Ora la parola all’autrice (ascolta)