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Spaesati in Sud Tirolo

Di Enrico Fletzer - 5 Aprile 2007

La Provincia autonoma di Bolzano, terra di confine delimitata dalle Alpi e dalla Chiusa di Salorno, una zona a becco d’anatra che si apre al Trentino e al mondo latino, rappresenta l’altra faccia della medaglia di una regione come il Trentino che è stata essa stessa un importante punto di incontro e di scontro di lingue e culture diverse.

Anche nel Trentino esistono piccole minoranze linguistiche ma la situazione è completamente diversa. Nel corso del mio ultimo viaggio a Merano ho incontrato dei vecchi compagni di Università ed ho riscoperto alcuni elementi di interesse universale nei conflitti che agitano l’anima di questo Paese. I temi dello spaesamento e del disagio, comuni anche nelle metropoli e scambiati spesso con una generica insicurezza intesa come mancanza di sorveglianza sono di casa in quartieri che portano epiteti coloriti come Shangai e Manhattan.

Nel contesto altoatesino è la minoranza tedesca ad essere maggioranza nella parte settentrionale della regione per quasi due terzi mentre la presenza maggioritaria dell’elemento italiano si concentra soprattutto a Bolzano e nelle città più importanti come Bressanone e Merano e nella Bassa atesina. Storicamente legata alla cultura impiegatizia ed operaia, la minoranza italiana vive uno spaesamento agiato dalla ricchezza e dalla bellezza della natura da un lato e dallo scarso radicamento nel circondario. Di conseguenza sembra ineluttabile in questo contesto l’emergere di una destra identitaria e postcolonialista rappresentata da Alleanza Nazionale.

Nel frattempo si è ridotta l’occupazione nell’industria mentre la Provincia si conferma come il principale imprenditore pubblico. A peggiorare le cose anche la scarsa conoscenza della vita dei concittadini dell’Hinterland con cui si viene a contatto solo durante le gite sportive a cui le splendide montagne richiamano.

Il Tirolo Meridionale o Alto Adige per gli Italiani, è Heimat, terra natia, per i Sudtirolesi e la piccola minoranza ladina e al contempo territorio autonomo divenuto sempre più estraneo dopo un periodo in cui parlare in tedesco costituiva un vero e proprio atto di alto tradimento secondo il leitmotiv tanto diffuso quanto pernicioso del “Siamo in Italia!”. Nei fatti e nella vita quotidiana i cittadini altoatesini e sudtirolesi sono confrontati ed immersi in quei concetti politici e culturali che hanno profondamente permeato questa regione alpina fin dall’annessione del Sudtirolo da parte dell’Italia dopo la prima guerra mondiale. I ladini, la terza minoranza di lingua romanza, sono stati nel corso degli anni attratti dalla cultura germanica e come minoranza trilingue sono prevalentemente anfibi.

A confermare la politica di Bolzano sulle scie della colonizzazione attuata dal fascismo, colpisce da sempre la mia sensibilità antifascista la grande Piazza Vittoria, resa celebre per i comizi di Gianfranco Fini sotto i fasci littori ma soprattutto per la grande scritta che domina il monumento di Marcello Piacentini ed ideata dal Duce in persona: ”Hic patriae fines, siste signa. Hinc ceteros excoluimus lingua, legibus, artibus”. (Qui i confini della patria, deponi le insegne.Da qui abbiamo educato gli altri con la lingua, le leggi, le arti). A parte i fascisti, fa strano che sotto il monumento siano state celebrate le forze partigiane ed officiati comizi da parte di militanti comunisti come Umberto Terracini in un quartiere come quello di Gries caratterizzato in gran parte dai simboli dell’Impero fascista che operò una feroce oppressione della minoranza sudtirolese in sintonia con gli accordi presi con Hitler. Nel dopoguerra, oltre a coalizzarsi in gran parte nel Partito Popolare Sudtirolese, la minoranza tedesca fece forse in maniera più completa i conti con il fascismo e il nazismo anche su spinta dell’alpinista Reinhold Messner che disse di preferire alla bandiera del Tirolo il suo fazzoletto e che ricordò le connivenze con il nazionalsocialismo.

Per molti anni i cittadini di lingua tedesca votavano compatti per la variante locale della DC, un gruppo compatto e politicamente conservatore, mentre i partiti della sinistra erano presenti soprattutto nella comunità bolzanina accanto alla onnipresente democrazia cristiana e a piccoli gruppi di intellettuali tedeschi progressisti. Le cose sono molto cambiate da allora ed è ora il gruppo italiano a far trionfare la destra politica. La SVP è un fedele ed interessato alleato di Romano Prodi e l’autonomia non si tocca.Inoltre la nuova sinistra ha lasciato dei frutti anche nelle valli.

La situazione si è modificata nel corso degli anni con una rottura del monopolio della Suedtiroler Volkspartei e la nascita dei movimenti della nuova sinistra. A questa fase di movimenti interetnici l’elemento italiano ha subito a destra e a manca un’incapacità di emersione in positivo rifugiandosi in quello che Alex Langer definiva la sindrome del binario morto. “Lass die Rechte siegen” (Fate vincere la destra) titolava un manifesto del PDCI erroneamente tradotto in tedesco quasi a esemplificare ulteriormente le difficoltà della sinistra di capire la cultura del territorio tra il revanscismo urbano ed un certo conservatorismo contadino.

Una cosa abbastanza curiosa della vita politica della Provincia è il fatto che molti rappresentanti di Alleanza Nazionale, primo partito tra la minoranza italiana, siano dei profughi istriani e dalmati che sembrano non aver capito nulla del proprio tragico passato con la riproposizione di un modello neo-coloniale definitivamente tramontato e che ha contrastato con tutti i mezzi necessari quella svolta multiculturalista propugnata ed attuata da Lotta Continua e dai suoi ex militanti.

Tutti questi temi non sempre ovvi e scontati sono ripresi da Lucio Giudiceandrea cronista della Rai locale e grande conoscitore della regione e della Mitteleuropea per i tipi della Raetia.

Lucio Giudiceandrea, figlio di migranti calabresi ha una storia simile a quella di molti altoatesini italiani storici e considera il fallimento della scuola e della politica nell’educare al multiculturalismo.: “Noi altoatesini siamo appunto spaesati. Le nostre famiglie hanno lasciato le loro regioni d’origine, ma è come se non fossero mai arrivate qui.Ci sentiamo estranei nella (e alla) terra in cui viviamo, tanto quanto i sudtirolesi si sentono di appartenere ad essa. Il nostro disagio è il sentimento esattamente contrario alla loro Heimat…”