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L’ordine non regna a Bologna

Di Enrico Fletzer – 18 Maggio 2006

Sergio Cofferati, ideal-tipo del funzionario lombardo, ricorda per alcuni versi la figura di Gustav Noske, il socialdemocratico tedesco che si rivolse ai suoi compagni di partito con una frase rimasta storica:“Per quanto mi riguarda, qualcuno deve fare il mastino . Non ho paura di assumermi la responsabilità”. Era il 1919 e la stampa riportò altrettanto freddamente il risultato della sua missione : “L’ordine regna a Berlino” grazie all’assassinio di Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht e di alcune centinaia di spartachisti .

Difficile immaginare un tale massacro a Bologna nonostante l’avvicinarsi del trentennale del marzo 1977. Ma la mentalità dei due militanti socialdemocratici è molto simile. Sostituendo la legalità di Cofferati alla responsabilità di Noske, la comune esigenza di reprimere le masse riottose sembra prevalere anche a Bologna dove Sergio Cofferati gioca a fare l’uomo-bomba nel processo di costruzione del Partito Democratico.

Proprio come Noske, Cofferati vuole essere considerato un cagnaccio in grado di portare un attacco totale e brutale alla sinistra politica e sociale.

A partire da queste considerazioni più che un rave la street parade antiproibizionista di Bologna del primo luglio sarà un interessante spartiacque che determinerà i rapporti di forza all’interno dell’Unione. Non tanto per le conseguenze sull’ordine pubblico, ma per valutare una amministrazione che ha deciso di rinverdire il mito della tolleranza zero a copertura delle sue mancanze.

Un amico, un piccolo editore romano mi ha riferito di come sua figlia non faccia che parlargli del “fascista” al potere a Bologna. Definire Cofferati “fascista” è un po’ forte ma questa giovane studentessa percepisce indubbiamente una realtà collegata alla decadenza di Bologna e della sua Università.

In questo caso il clima di degrado è alimentato dalle esternazioni del Sindaco che sembra marciare pretendendo obbedienza ad ogni piè sospinto.

A Bologna si è addirittura arrivati a proporre la schedatura genetica delle feci animali abbandonate per poter rintracciare i proprietari,quasi ad evidenziare le malformazioni genetiche del nascituro Partito Democratico .

Nella culla dell’Ulivo la demagogia imperante smentisce la presunta efficienza amministrativa come dimostra l’impennata delle morti per overdose e altre emergenze che il Comune non vuole o non riesce ad affrontare. Il cerchio si chiude se si aggiunge a queste politiche la volontà di eliminare soggetti politicamente sgraditi come i centri sociali e i rappresentanti dell’altra sinistra.

Insomma per alcuni versi lo scenario é agghiacciante.

Cofferati sta giocando al massacro. I problemi aumenteranno e la convivenza civile ne soffrirà ulteriormente. La stampa locale sembra in questo contesto farsi da probabile garante del clima di rissa continua e di vistosi fenomeni di censura.

In questo fosco quadro le posizioni più raziocinanti sono non troppo paradossalmente quelle delle forze dell’ordine, delle istituzioni regionali e degli antiproibizionisti che hanno dato finora prova di grande pacatezza e realismo rispetto al fondamentalismo dell’amministrazione cittadina.

Sergio Cofferati, nel promuovere un blocco conservatore di un centro-sinistra da “società dei due terzi” giocherà fino in fondo la sua campagna contro i gruppi “ nomadi”. Il risultato saranno ulteriori frutti avvelenati e un clima di odio contro la giunta, un ottimo terreno di incubazione per una estrema destra virulenta o per una rivolta acefala.

A Cofferati non piace l’idea di società aperta a politiche di riduzione del danno e alla prevenzione, per non parlare della sua distanza siderale dall’impegno dell’Unione di abrogare le leggi repressive sulle droghe. La proposta degli antiproibizionisti di svolgere entro l’anno la Conferenza Nazionale Governativa sulla diffusione degli stupefacenti e di abrogare immediatamente il DDL Giovanardi-Fini è una prospettiva qualificante al centro delle mobilitazioni di questi mesi a cui le forze politiche sono tenute a dare risposta dopo il grandi cortei dell’11 marzo contro la legge Fini e la million marijuana march del 6 maggio. Bologna rappresenta un passaggio decisivo ma per ora mancante per costruire un sostanziale mutamento delle politiche sociali nel nostro paese.