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Il caso di Jihad Mohammad Issa

Jihad rimarrà a Ponte Galeria fino al 7 luglio quando si riunirà il tribulale di sorveglianza per approvare o meno l'espulsione giudiziaria
21 Giugno 2005

Jihad Mohammad Issa è un palestinese che il 15 giugno ha finito di scontare una lunga pena detentiva nel nostro Paese. Convocato telefonicamente presso la questura di S. Lorenzo perché gli fosse notificato il fine pena, vi si è immediatamente recato come era solito fare in altre occasioni per ricevere comunicazioni. Ha avuto, però, la sgradita sorpresa di ritrovarsi, sì libero, ma, paradossalmente, immigrato clandestino privo di documenti. Per questo, grazie alla legge Bossi-Fini, è stato automaticamente deportato al Centro di Permanenza Temporanea di Ponte Galeria.

Jihad è in Italia dall’ottobre 1984. A una settimana dal suo arrivo è stato condannato a 22 anni di reclusione con l’accusa, mai comprovata, di attentato e di appartenenza ad un gruppo di resistenza palestinese. Aveva 22 anni e per due anni è stato tenuto in pieno isolamento. Dopo aver scontato 12 anni di carcere pieno, dal 1996 ha ottenuto la semi-libertà con i benefici della legge Gozzini, che prevede per i detenuti la possibilità di lavorare “fuori”. Dopo aver lavorato in una Casa famiglia per ragazzi portatori di handicap, ha trovato una occupazione stabile come tecnico di computer e insegnante di informatica presso la Cooperativa “Abaco”.

Dal 2004, in merito agli ottimi riscontri della sua buona condotta, ha ottenuto l’affidamento sociale, essendone stata riconosciuta la non-pericolosità sociale. Jihad, dunque, da oltre sette anni ha una casa, degli amici, una compagna con cui convive, si è iscritto all’Università, oltre ad aver stabilito ottimi rapporti con i propri datori di lavoro e con gli studenti dei suoi corsi; tutto ciò testimonia del suo ottimo livello di inserimento nella nostra società e nel nostro Paese. Ma per Jihad non è affatto finita: la libertà pagata con 21 anni di vita alla Stato italiano e dallo stesso Stato legalmente riconosciuta, nella realtà dei fatti, gli viene nuovamente negata.

Espulso: ma dove?

Jihad è privo di qualsiasi documento. Il governo giordano gli ha negato la cittadinanza dopo che il passaporto giordano con cui è entrato in Italia è scaduto ormai da anni. La sua presunta appartenenza a “Fatah-Consiglio Rivoluzionario”, un’organizzazione dichiarata fuori legge da Israele e da numerosi Paesi arabi, gli comporterebbe il rischio di eventuali ritorsioni e ulteriori pene in qualsiasi Stato mediorientale. Jihad ha ampiamente pagato qualsiasi presunto debito con lo Stato Italiano, ora DEVE poter riprendere la sua vita di persona libera, lavorare e vivere nella sua abitazione insieme alla propria compagna.

Chiediamo la restituzione della piena libertà per Jihad Mohammad Issa, subito, e denunciamo l’assurdità di una legge che costringe migliaia di persone ad una detenzione di fatto nei CPT pur non avendo commesso alcun reato specifico.

Comunicato di Giulietto Chiesa, Deputato Europeo

Il caso di Jihad Mohammad Issa - deportato al Centro di Permanenza Temporanea di Ponte Galeria dopo avere scontato una lunga pena detentiva nel nostro paese - rappresenta una inaccettabile violazione dei diritti umani e va denunciato con tutta fermezza.

Jhad Mohammad Issa ha pagato il suo debito con la giustizia italiana, quali che siano le valutazioni che hanno portato alla sua condanna e sulle quali non occorre in questo contesto neppure entrare nel merito.

Dal 1996 era in semi-libertà in base alla legge Gozzini; dal 2004, essendogli stata riconosciuta la non pericolosità sociale, ha ottenuto l'affidamento sociale, anche in riconoscimento della buona condotta. Ha una casa, una famiglia, è iscritto all'università. E' in Italia dal 1984.

Il prolungamento di fatto della sua detenzione è una vergogna per l'Italia. Il rischio di una sua espulsione verso altri paesi, in particolare verso la Giordania che gli ha negato la cittadinanza, costituirebbe un crimine vero e proprio perchè potrebbe costituire una minaccia per la sua integrità fisica.

Appoggerò pertanto, con tutte le iniziative necessarie, inclusa una raccolta di firme di parlamentari europei, l'eventuale ricorso di Jihad Mohammad Issa agli organismi europei di tutela del rispetto dei diritti umani.