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Si raccoglie quel che si semina: Katrina e l'Iraq

Di Kevin Zeese – 18 Settembre 2005

Quando ho visto le scene in televisione - soldati che guidavano tra i cadaveri in mezzo alla strada, persone incontrollabili che sembravano rifugiati, soldati che puntavano le loro armi contro i civili -- Non ho potuto fare a meno di pensare a Baghdad, ma quella era New Orleans. I resoconti di persone sul campo erano persino peggiori:

"La polizia impegnata in sparatorie da auto in corsa, le finestre serrate, le camionette blindate della guardia nazionale, i soldati con le armi spianate. Nessuno si fermava per far arrivare i rifornimenti d'acqua. Un elicottero ha sganciato un carico, ma tutte le bottiglie sono esplose all'impatto a causa dell'altezza dell'elicottero.

Il primo giorno (Mercoledì) 4 persone sono morte vicino a lei. Il secondo giorno (Giovedì) 6 persone sono morte vicino a lei. Denise mi ha detto che le persone attorno a lei pensavano tutte di essere state mandate lì per morire. Di nuovo, nessuno si fermava.

Gli unici bus che sono venuti erano pieni; hanno fatto scendere sempre più persone, ma nessuno è stato fatto saliere e portato via. Hanno scoperto che quelli fatti scendere erano stati salvati da tetti ed attici; sono scesi dai bus deliranti per la mancanza di acqua e cibo, completamente disidratati".

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"La maggior parte dei nuovi arrivati ha perso il senno, è impazzita. L'interno del centro convegni era un bagno enorme. Per defecare, dovevi stare in mezzo alla merda delle altre persone. I pavimenti erano neri e scivolosi a causa della merda. La maggior parte della gente stava fuori perché l'odore era terribile, ma fuori non era tanto meglio: tra il caldo, l'umidità, la mancanza di acqua, i vecchi e i giovanissimi che morivano disidratati... e non c'era spazio per distendersi, neanche uno spazio sul marciapiede".

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"Sì, c'erano dei giovani con le armi lì, ma hanno organizzato la folla. Sono andati a Canal Street a 'saccheggiare' e hanno portato indietro cibo ed acqua per gli anziani e i bambini, perché nessuno mangiava da giorni. Quando la polizia ha abbassato le finestre e ha gridato 'i bus stanno arrivando' i giovani con le armi hanno organizzato ordinatamente la folla: prima gli anziani, poi le donne e i bambini, gli uomini in fondo. Così quando i bus sarebbero arrivati, ci sarebbero state delle priorità su chi doveva andarsene prima.

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Ha visto passare veloce un giovane che aveva rubato un'automobile, con i poliziotti che lo inseguivano; è andato a sbattere, è sceso dalla macchina ed ha corso, i poliziotti gli hanno sparato nella schiena, davanti a tutta la gente. Ha visto molti gruppi di persone decidere di incamminarsi sul ponte verso ovest, e quelli stessi gruppi tornavano, dicendo che avevano incontrato alla sommità del ponte la polizia armata che gli ordinava di girare al largo, che non erano autorizzati ad andarsene".

(Questa è la storia di Denise Moore, come riportata da Lisa Moore).

I paralleli tra la guerra in Iraq e la preparazione e la risposta degli Stati Uniti all'uragano dimostrano che Katrina è il raccolto di quel che si era seminato.

Come l'Iraq, Katrina è prova del limitato potere dell'ultima superpotenza al mondo. Proprio come gli Stati Uniti sono incapaci di sconfiggere la resistenza in Iraq, siamo stati incapaci di gestire un uragano sulla Gulf Coast. La morte, la distruzione e la devastazione di entrambi sono state viste dagli Americani sulle loro televisioni, a casa. Come risultato è diventato più difficile ingannare i votanti - nonostante i loro sforzi propagandistici - la verità è venuta a galla, forte e chiara. Nonostante l'arroganza dei leader politici, il potere degli Stati Uniti non è assoluto. Le persone stanno realizzando che le priorità del loro governo hanno bisogno di essere ripensate.

L'inettitudine a tutti i livelli del governo nella sua risposta a Katrina rispecchia chiaramente il disastro non mitigato in Iraq. In entrambi i casi la leadership politica ha ignorato i fatti. Le predizioni sul probabile disastro naturale a New Orleans sono state ignorate. In Iraq, il presidente e il congresso hanno ignorato gli avvertimenti di ufficiali in pensione, di agenti dei servizi segreti, di agenti dell'intelligence - proprio come i leader di tutto il mondo - riguardo al probabile disastro di un'invasione dell'Iraq. Il presidente è andato avanti nonostante questi avvertimenti e il Congresso ha dato la sua benedizione bi-partisan - e continua a darla - con ripetuti voti di sostegno e finanziamento alla guerra e all'occupazione dell'Iraq.

Oggi le persone di Baghdad e di New Orleans condividono molte realtà. Entrambe soffrono a causa di acqua inadeguata o inquinata, elettricità inconsistente, servizi medici insufficienti, tossine nel loro ambiente e soldati che controllano le loro strade con armi spianate, puntate contro i civili. I civili in entrambe le città sono stati descritti con le stesse parole, "insorti", "rifugiati", "criminali". E, in entrambi i casi, il razzismo è un fattore di non poco conto. Pochi in Americano dubitano che se quelli lasciati indietro a New Orleans fossero stati Americani ricchi, bianchi, la risposta del nostro governo non sarebbe stata più veloce. Una grande maggioranza di afro-americani hanno raggiunto questa conclusione, anche se alcuni Euro-Americani negano ancora l'ovvio. In Iraq, e nella guerra al terrore in generale, il pregiudizio contro gli Arabi, i Musulmani e i Persiani è evidente nelle azioni del governo. In entrambi i casi il conteggio dei corpi di queste persone nere e marroni non è nemmeno riportato dalle autorità statunitensi.

Infatti, come in Iraq, il governo Usa dice esplicitamente di non fare il conteggio dei corpi. A New Orleans, Cecilia M. Vega del Chronicle ha scritto il 13 settembre:

"un membro della 82esime divisione aerea dell'esercito ha chiamato un reporter e un fotografo che si trovavano vicino e ha detto loro che se avessero scattato foto o scritto un articolo sul processo di recupero dei corpi, li avrebbero revocato le loro credenziali giornalistiche e allontanati dallo stato.

'Niente foto. Niente articoli', ha detto l'uomo, che indossava una tenuta mimetica e un berretto rosso.

Sabato, dopo essere stata ricusata alla corte dalla CNN, l'amministrazione Bush ha accettato di non impedire ai media informativi di seguire lo sforzo per recuperare i corpi delle vittime dell'uragano Katrina.

Ma Lunedì, nel distretto di Bywatrer, quella garanzia non ha avuto seguito. Il soldato dell'82esima divisione ha detto ai reporter che l'esercito aveva una politica che richiedeva ai media di essere a 300 metri - più di tre campi da calcio in lunghezza - lontano dalla scena del recupero di corpi a New Orleans. Se i reporter avessero scritto degli articoli o scattato foto dei corpi recuperati, sarebbero stati segnalati e avrebbero affrontato le conseguenza, ha detto, includendo la perdita della possibilità di assistere a certe operazioni militari".

A New Orleans e negli stati del Golfo ci fu una risposta immediata dagli Americani alle immagini di morte e distruzione inviati alle nostre televisione, che ha forzato il presidente ad ammettere degli errori. E i funzionari del governo si puntano il dito gli uni contro gli altri – quando la colpa è del governo a tutti i livelli.

In Iraq, la risposta del pubblico americano è stata più lenta ma crescente. Il sostegno alle guerra sta diminuendo progressivamente. Il sostegno per la gestione del presidente della guerra in Iraq si sta riducendo rapidamente mentre anche il sostegno al Congresso è calato. Con i cortei di massa contro la guerra programmati per il 24 settembre la pressione per quanto concerne l'Iraq continuerà a salire. E, con le elezioni congressuali del 2006 che si avvicinano - ed una mentalità 'buttiamo fuori i fannulloni' in aumento tra i votanti - potremmo persino vedere il presidente e i leader al Congresso che ammettono di aver fatto un errore in Iraq. Sempre più candidati contro la guerra si stanno facendo avanti e, come fanno loro, i delegati realizzeranno che il loro sostegno al pantano iracheno compromette il loro futuro politico - nonostante i loro sforzi per commettere brogli elettorali nei distretti, rendendoli spazi sicuri per i delegati.

La lezione per il movimento contro la guerra da Katrina è di sfidare quelli che stanno al potere. Se sostengono la guerra, non importa da quale partito vengano, devono essere sfidati elettoralmente. Se non potete candidarvi, allora impegnatevi nelle campagne dei candidati contro la guerra così che quelli che sostengono questa guerra illegale sappiano ci sarà un prezzo da pagare - la loro carriera politica, che è a rischio.

Nota sull'autore:

Kevin Zeeseè il direttore di Democracy Rising e un candidato per il senato Usa in Maryland. Potete fare le vostre osservazioni su questa column presso www.DemocracyRising.US o su www.KevinZeese.com

Nota sul titolo:

Il titolo originale è 'The War Comes Home to Roost' (letteralmente, 'la guerra torna a casa per appollaiarsi'). In realtà è un gioco di parole sulla falsariga di 'chickens have come home to roost' ('le galline sono tornate a casa per appollaiarsi'), meglio traducibile come 'si raccoglie quel che si semina'.

Traduzione di Carlo Martini per www.radioforpeace.info