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I signori della guerra
"Un americano morto per ogni giorno in ufficio di George Bush".

Di Mike Whitney – 1 Settembre 2005

L'ultima pietra miliare del presidente Bush nella guerra al terrore è stata prevedibilmente ignorata nei media mainstream. Bush, che è ora al quinto anno della sua presidenza, ha prestato servizio in ufficio per 1727 giorni. Con il numero di morti in Iraq attualmente a 1873 militari, ora Bush può vantarsi che almeno un americano sia morto per ogni giorno che è stato in ufficio; un tributo - che fa riflettere - ad un uomo che vuole essere ricordato come "presidente di guerra".

Ogni giorno; un altro Casey Sheehan o qualche altro patriota senza faccia muore nella guerra voluta da Bush.

La tragedia della guerra non può essere completamente compresa limitandosi ad elencare il numero di vittime americane, ma è un buon punto da cui iniziare.

Dovremmo anche prestare molta attenzione alla situazione irachena, in deterioramento, che sta precipitando verso una direzione ancor più mortale.

L'improvvisa interruzione delle discussioni sulla costituzione proposta è un segno che la violenza in Iraq probabilmente aumenterà in modo drammatico nei prossimi mesi. I Sunniti, che rappresentano il 20 % della popolazione e la grande maggioranza della resistenza irachena, hanno giocato un ruolo minore nel redigere la costituzione. Gli Sciiti e i Curdi hanno dominato i negoziati e redatto un documento che dividerà il paese in tre regioni quasi autonome; lasciando ai Sunniti in un'area con risorse petrolifere infime.

Gli Sciiti sono riusciti ad introdurre l'Islam come religione di stato e "una fonte primaria di legislazione"; assicurando che sarà una parte integrante del sistema legale, fino alla Corte Suprema. L'Americano che può aver pensato noi stessimo combattendo per la democrazia in Iraq potrebbe voler leggere l'articolo 2 della costituzione:

Paragrafo 1. L'Islam è la religione ufficiale dello stato, ed è una fonte fondamentale per la legislazione. Nessuna legge che contravvenga le verità essenziale della Legge Islamica può essere promulgata. "Specificando Legge Islamica questo testo mantiene la Shariah e il Canone Islamico abbastanza esplicitamente nella costituzione e permetterebbe ai giuristi religiosi di mettere in discussione la legislazione secolare" (Juan Cole)

Cindy Sheehan ha tutto il diritto di chiedere se questa sia la "nobile causa" per cui suo figlio è morto.

In soli due anni Bush è riuscito a realizzare il sogno di bin Laden di stabilire una Teocrazia Islamica e ricostruire il Califfato. Chi avrebbe indovinato che ci sarebbero volute le maldestre politiche dell'amministrazione Bush per raggiungere quell'obbiettivo?

Ancor più degno di nota è il punto della costituzione che prevede "vaste regioni autonome": il nord e il sud, ricchi di petrolio, saranno controllati rispettivamente dagli Sciiti e dai Curdi. Questo significa che la regione centrale, povera di petrolio, sarà lasciata ai Sunniti, che di conseguenza perderanno potere politico.

C'erano gli Stati Uniti dietro a questa strategia di dividere l'Iraq in tre parti?

In una parola, sì.

Il vice-re in carica, Zalmay Khalilzad, è uno dei membri fondatori del Progetto per un Nuovo Secolo Americano (Project for the New American Century, PNAC) ed è stato attivamente coinvolto nei negoziati fin dall'inizio. Khalilzad ha sovrinteso alla scrittura della costituzione afghana che, secondo il New York Times, "lo ha dichiarato una 'Repubblica Islamica' in cui nessuna legge può contraddire l'Islam". Khalilzad ha giocato un ruolo di sostegno simile a questo, in Iraq, ed ha prodotto esattamente gli stessi risultati.

A causa di questo, è assurdo dire che l'amministrazione sia impegnata per la democrazia in Medio Oriente. E' piuttosto il contrario, stanno cercando di emulare il regime saudita che ha servito gli obbiettivi coloniali americani per oltre 50 anni.

L'amministrazione Bush ha sostenuto anche la divisione dell'Iraq? Certo; sono stati gli Stati Uniti ad introdurre il linguaggio ingannevole del "federalismo", probabilmente fatto comparire come per magia in un think tank di destra, per camuffare le loro intenzioni reale di frantumare il paese in mini-stati più piccoli, più maneggevoli. Il principio del "divide et impera" è la strategia dei poteri imperiali. Non c'è nulla di nuovo.

Due settimane fa, il Washington Post ha riportato che "gli Stati Uniti non si aspettano più di vedere un modello di nuova democrazia, un'industria petrolifera auto-sufficiente o una società in cui la maggioranza della popolazione abbia sicurezza ed opportunità economiche". E' stata una sorprendente ammissione di fallimento rispetto a tutti gli obbiettivi originari della guerra. La costituzione muove la missione degli Stati Uniti in Iraq da un mera delusione ad una catastrofe. E' la frammentazione calcolata del paese e la distruzione della società irachena con la guerra civile. Il piano dell'amministrazione di dividere l'Iraq metterà fine al processo politico, rafforzerà la resistenza e, in ultima analisi, ucciderà più soldati americani.

Ora Bush è in una buona posizione per battere il suo record precedente e arrivare a “più Americani morti che giorni di servizio in ufficio”.

Traduzione di Carlo Martini per www.radioforpeace.info