L’ex membro della Gioventù Hitleriana governerà la Chiesa Cattolica con il nome di Benedetto XVI
El Mundo/BBC/Rebelión – 21 Aprile 2005
La elezione del nuovo pontefice è venuta alla quarta votazione, durante la seconda giornata della conclave. La fumata bianca è fuoriuscita dalla Cappella Sistina alle 17.50. Pochi minuti dopo, le campane hanno cominciato a suonare in Piazza San Pietro confermando la attesa notizia.
Non si sono avute sorprese, Giovanni Paolo II ha lasciato la sua successione ben chiusa, molto ben chiusa, visto che la conclave ha eletto colui che era stato il suo braccio destro durante il suo mandato, il cardinale Joseph Ratzinger, ideologo della reazione ecclesiastica dopo il Concilio Vaticano II.
Ratzinger è nato nel 1927 in seno ad una famiglia bavarese tradizionale. Suo padre era un poliziotto ed era una persona molto religiosa.
Ratzinger dovette interrompere i suoi studi allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale venne assegnato ad una unità antiaerea a Monaco di Baviera essendo lui membro della gioventù hitleriana, anche se – secondo lui - a tutto questo venne obbligato.
I suoi simpatizzanti dicono che la sua esperienza sotto il regime nazista lo convinse che il Vaticano dovesse adottare una forte posizione nei confronti della verità e della libertà.
Dopo essere stato ordinato sacerdote, Ratzinger appoggiò il Concilio Vaticano II negli anni 60 e il suo spirito di convertire la chiesa in una istituzione più aperta.
Più tardi, rivestendo la carica di professore nella città tedesca di Tubinga, Ratzinger visse a stretto contatto con le proteste studentesche e alcuni dicono che fu in quel periodo che si andarono definendo la maggior parte delle sue posizioni successive.
Per esempio, durante una delle sue dissertazioni si verificò un incidente che finì per segnarlo, questo secondo un testimone: gli studenti si alzarono e presero il microfono in violazione delle norme universitarie, cosa che irritò Ratzinger.
Il Panzercardinale, come lo chiamano a Roma, fu uno dei collaboratori più stretti del Papa e, spesso, considerato come l’autentico numero due della Chiesa, al di sopra anche del Segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano. Profondamente associato al pontificato del Papa polacco, la figura di Ratzinger passerà alla Storia come quella del teologo che lo aiutò a mettere ordine alla Chiesa e prima a decapitare e poi ad addomesticare la Teologia della Liberazione.
Nel 1984, le condanne formali della Teologia della Liberazione introdotte dal Can Cerbero della fede permisero alla destra cattolica di lasciar fuori dal gioco tutta una corrente innovatrice in campo pastorale, teologico, catechistico e sociale, distruggendo quasi interamente l’idea di una Chiesa più popolare e maggiormente fedele al Vangelo dei poveri.
Ratzinger impose una totale rigidità dottrinale a tutta la vita intellettuale della Chiesa e una dinamica del controllo a oltranza sui teologi. E la paura andò instaurandosi nelle sue fila. Ammoniti, perseguitati, controllati, in una istituzione intellettualmente inabitabile, i pensatori della Chiesa optarono per andarsene (Leonardo Boff), chiudere la bocca (Gustavo Gutiérrez) o spezzare la catena (Hans Küng).
Il culmine della repressione teologica venne raggiunta con la pubblicazione del “Catechismo della Chiesa Cattolica” e soprattutto, con la “Dominus Iesus”, un documento di Ratzinger, nel quale si attribuisce in esclusiva alla Chiesa Cattolica il possesso della verità e della salvezza. Il ritorno dell’assioma tridentino che “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”. Un documento tanto infelice che contro di esso si levarono le proteste di numerosi cardinali.
Oltre a questo, Ratzinger ridusse al silenzio con metodi autoritari tutte le questioni teologiche dibattute: il celibato dei preti, lo statuto del teologo, la carta dei laici, la prassi della penitenza, la comunione per i divorziati, il preservativo per difendersi dall’AIDS e la fecondazione artificiale.
Impose la tesi del romanocentrismo, tolse sostanza alla collegialità e al potere delle Conferenze Episcopali, riducendole a mere succursali della Curia, e definì quasi come dogmatico l’eventuale accesso della donna al sacerdozio. In definitiva, Ratzinger disattivò il Concilio.
E questo lui che all’epoca del Vaticano II (1962-65) era parte dell’ala progressista della Chiesa, anche se molto velocemente era poi passato nelle fila della fazione conservatrice. Nella conclave ha diretto il partito della Restaurazione, del tradizionalismo legalista, alleato ad una serie di movimenti neoconservatori (Opus Dei, Comunione e Liberazione, i Legionari di Cristo…). Il wojitilismo senza Wojitila.
A 78 anni il Panzercardinale conserva l’incanto di essere una grande personalità. Altri, tuttavia, lo descrivono come un Giano bifronte. A Ratzinger non piace l’ottimismo e neppure la fede nella bontà umana del Vaticano II. La sua ossessione è per il peccato, e come il suo compatriota Lutero, è “ipnotizzato dal male”.
Tradotto da Melektro per www.peacelink.it