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Iraq: Cinque anni di occupazione e Fallujah è a pezzi
Trascorsi alcuni anni dall'assalto su Fallujah condotto dagli Stati Uniti nel Novembre 2004, la città continua ad essere in condizioni disastrose.

Di Ali al-Fadhily e Dahr Jamail* - 20 Aprile 2008

Fallujah, 14 Aprile 08 [IPSnews.net] - La disoccupazione, la mancanza di assistenza medica e di acqua potabile nella città che si trova a 60 chilometri ad ovest di Baghdad continuano ad essere un problema persistente. La libertà di movimento è tuttora sottoposta a gravi limitazioni.

Fallujah ha sofferto forse più di qualunque altra città Irachena nel corso dei cinque anni di occupazione. Ma la situazione si è fatta molto più grave nel 2004.

Nel corso di quell'anno la città venne colpita da due devastanti attacchi militari Statunitensi. Molti dei suoi edifici vennero distrutti, o gravemente danneggiati. Molti di questi crollarono a causa del pesante bombardamento e non sono mai stati ricostruiti. Mucchi di macerie e di lastre di cemento armato rimangono dove erano.

"Ci domandiamo perché siamo stati presi a bersaglio dagli Americani fin dai primi giorni dell'occupazione," ha detto a IPS il Dott. Mohammad Abed dell'Università al-Anbar. "Questa città ha sacrificato migliaia dei suoi cittadini nel corso di cinque anni di occupazione solo perché hanno detto “no” ad un progetto che minaccia il futuro del loro paese."

Adesso quella che viene diffusa è una forma meno visibile di distruzione, ha detto. "La nuova ondata di distruzione è rappresentata dalla demolizione del tessuto sociale. Gli Americani stanno pagando enormi somme di denaro per convincere la popolazione di Fallujah a combattere gli uno contro gli altri."

La strada che conduce a Fallujah dall'autostrada principale Amman-Baghdad è oggi più sicura, ma a nessuno viene permesso di entrare a Fallujah se non è un abitante della città e se non può dimostrarlo fornendo una elaborata documentazione di identità. Questo può essere ottenuto soltanto subendo la procedura di identificazione biometrica da parte dell'esercito degli Stati Uniti – una procedura che comprende l'esplorazione della retina, perquisizioni corporali e il prelievo delle impronte digitali prima che venga emessa una carta d'identità con codice a barre.

La città continua ad essere sigillata. Molti residenti si riferiscono ad essa come ad una grande prigione.

"Essendo rimasta sigillata per cinque anni, Fallujah ha perso tutti gli aspetti di vita naturale," ha detto ad IPS Ahmad Hamid, un ex membro del consiglio municipale. "Un uomo che ha vissuto la maggior parte della sua vita mescolandosi con gente Britannica ed Americana ci ha detto nel 2003 che non avremmo potuto raggiungere alcun accordo perché (gli Americani) vedono Fallujah come ad un centro di unità del popolo Iracheno. Ci ha detto che l'Irak sarebbe stato diviso in regioni, province e perfino tribù, ma noi del consiglio non gli abbiamo dato retta."

La situazione rimane estremamente tesa a causa delle lotte di potere e delle guerre territoriali fra i capi tribali e i comandanti degli Awakening groups, a Fallujah come in altre zone della volatile provincia Al-Anbar. Le dispute fra il Partito Islamico Iracheno e gli Awakening groups stanno inoltre creando tensioni che attengono alle condizioni di sicurezza. Le forze degli Awakening groups sono costituite da ex soldati della resistenza che gli Stati Uniti adesso pagano affinchè stiano dalla loro parte.

Oltre alle condizioni di sicurezza, anche la situazione sanitaria nella città è particolarmente difficile. Uno studio condotto da due organizzazioni della società civile e dall'amministrazione del Policlinico di Fallujah che copre un periodo di due anni è stato presentato all'Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite lo scorso 4 Marzo.

L'amministrazione dell'ospedale e i due gruppi, il Centro per la Conservazione dell'Ambiente e delle Riserve a Fallujah e la Rete di Monitoraggio dei Diritti dell'Uomo in Irak, dicono che nel 2006 sono stati scoperti "5.928 nuovi casi di malattie che erano prima sconosciute a Fallujah," e oltre il 70 per cento di queste erano costituite da "cancri e anormalità" in bambini di età inferiore ai 12 anni.

"Nei primi sei mesi del 2007 ci sono stati 2.447 casi, e più del 50 per cento di questi casi erano bambini. Questo significa semplicemente che la maggior parte delle vittime sono bambini e questo minaccerà la nuova generazione in questa città."

"Adesso ci ritroviamo a confronto con casi di morte di tutti i generi," ha detto un medico del Policlinico di Fallujah. "Oltre a tutte le malattie conosciute, siamo invasi da nuove casistiche. La febbre Blackwater per esempio era una malattia sconosciuta nella nostra zona, ma adesso sta diffondendosi come fosse fuoco in una foresta. Non abbiamo medicine da dare ai nostri pazienti e il mercato nero sta fiorendo.

"I nostri migliori medici sono fuggiti dalla città per timore di essere arrestati e detenuti da parte delle forze Americane e di polizia solo perché hanno aiutato i civili durante i due assedi del 2004. Adesso sono considerati terroristi o perlomeno sostenitori dei terroristi, quando invece dovrebbero essere decorati con medaglie per il lavoro eroico che hanno svolto nell'aiuto fornito alla loro gente."

Parlando in termini medici, "l'assedio è totale," è quanto ha detto recentemente alla stampa un medico che si è fatto identificare con il nome di Dott. Kamal, riferendosi alla mancanza di medicine, ossigeno, elettricità e di acqua potabile al Policlinico di Fallujah.

Gli ufficiali dell'esercito Statunitense dicono che la ricostruzione è in corso e che aiuti umanitari vengono forniti agli ospedali. La gente vede assai poco di tutto questo.

"La brutale distruzione di Fallujah da parte dell'esercito Americano non è stata seguita da alcuna ricostruzione, come se si voglia punire la città per il suo atteggiamento contrario all'occupazione," ha detto un ingegnere a Fallujah, Kaltan Fadhil.

La fornitura di acqua e di elettricità, le istallazioni sanitarie e le strade sono state assicurate “in una maniera che ha fatto solamente arricchire un manipolo di persone che hanno collaborato con gli Americani," ha detto. "Non è stato altro che ridipingere qualche edificio per farlo apparire più piacevole per un pò e quindi nuovi contratti sono stati annunciati per riabilitare ciò che era già riabilitato."

(*Ali, il nostro corrispondente a Baghdad, lavora in stretta collaborazione con Dahr Jamail, il nostro giornalista specialista sull'Iraq che vive negli Stati Uniti e che ha riportato in maniera estesa dall'Irak e dal Medio Oriente)

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info