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I Palestinesi contro i Tibetani: un doppio standard

Di Gideon Levy - 17 Aprile 2008

13 Aprile 08 [Haaretz.com] - Gli Israeliani non hanno il diritto morale di combattere l'occupazione Cinese del Tibet. Il presidente degli Amici Israeliani del Popolo Tibetano, lo psicologo Nahi Alon, che è stato coinvolto nell'omicidio di due Palestinesi nella Striscia di Gaza nel 1967 - come è stato rivelato su Haaretz Magazine lo scorso fine settimana - ha scelto di fare la propria "espiazione" privata decidendo fra tutti i posti possibili di combattere per la liberazione del Tibet. Non è il solo fra gli Israeliani che richiedono la fine di quella occupazione - ma non della nostra. Un altro gruppo certo non piccolo di buoni Israeliani si sono recentemente uniti all'ondata di proteste globali che sono scoppiate attorno alle Olimpiadi, che sono previste svolgersi a Pechino questa estate. È facile; proteste come queste non scatenano polemiche - chi non si schiererebbe a favore della liberazione del Tibet? Ma questa non è la lotta che gli Israeliani che sono sostenitori dei diritti dell'uomo dovrebbero intraprendere.

Per combattere a favore del Tibet, Israele non ha bisogno di coraggio, perché non c'è alcun prezzo da pagare. Al contrario, questo fa parte di una tendenza globale che è alla moda, quasi tanto quanto la lotta contro il riscaldamento globale o il bracconaggio dei leoni di mare.

Queste lotte sono giuste e devono essere intraprese. Ma in Israele sono lotte di lusso, che sono impensabili. Quando si decide di prendere parte alla lotta con mani che sono collettivamente e a volte individualmente, così sporche, è impossible protestare contro un'occupazione Cinese.

I cittadini di un paese che mantiene un assoggettamento militare nel proprio cortile di casa che non è meno crudele di quello praticato dai Cinesi e secondo alcuni parametri lo è ancor di più e contro la quale non è in corso praticamente alcuna protesta qui in Israele, non hanno nessuna giustificazione di denunciare un'altra occupazione. I cittadini di un paese che è interamente alterato dall'occupazione - un progetto nazionale in corso che coinvolge in parte, direttamente o indirettamente, tutti i settori della popolazione - non possono lavarsi le mani e combattere un'altra occupazione, quando a mezz'ora dalle loro case, si stanno verificando orrori non meno terribili e per i quali hanno una responsabilità molto più grande.

Il mondo si è innamorato del Tibet. Come è facile comportarsi in questo modo. La figura pittoresca del Dalai Lama e della lotta non violenta che conduce al fianco dei suoi monaci vestiti di color scarlatto è realmente affascinante. Effettivamente, il mondo ha soffocato il leader Tibetano con premi e riconoscimenti, dal Nobel per la Pace al dottorato onorario all'Università Ben-Gurion.

Agli occhi del mondo i Palestinesi non sono piacevoli quanto i Tibetani. Ma il popolo Palestinese merita esattamente gli stessi diritti del popolo Tibetano sotto occupazione, anche se i loro capi sono meno incantevoli, i loro abiti non sono di color scarlatto e la loro lotta è più violenta. Non esiste in maniera assoluta un collegamento fra i diritti e i mezzi di protesta, e da quella prospettiva, non esiste alcuna differenza fra un Tibetano e un Palestinese - entrambi meritano la stessa identica libertà.

Inoltre, nel corso dei primi anni dell'occupazione Israeliana, la maggior parte dei Palestinesi la accettarono in maniera remissiva, senza che praticamente si verificasse alcuna violenza. Che cosa ottennero in conseguenza di questo? Niente. Il mondo e Israele si immersero nell'apatia e nella durezza. Soltanto quando si diede inizio al dirottamento di alcuni aerei di linea negli anni 70, soltanto allora il mondo cominciò a notare l'esistenza di un problema Palestinese. In opposizione, anche la lotta Tibetana è stata alterata dalla violenza in passato ed è ragionevole supporre che la violenza aumenterà se i Tibetani non raggiungeranno il loro obiettivo.

Non ha alcun senso chiedersi quale sia l'occupazione più crudele, se quella Cinese o quella Israeliana. La concorrenza è dura e amara. I Cinesi hanno ucciso e incarcerato un maggior numero di Tibetani, a Lhasa c'è meno libertà di espressione che a Nablus, ma in generale, l'estensione della repressione Israeliana nei territori è oggi molto maggiore della repressione Cinese in Tibet.

Non c'è posto al mondo dove esista oggi una regione assediata e imprigionata come Gaza. E che cosa ne consegue da tutto questo? Il mondo chiede di boicottare l'occupante nel caso della Cina, mentre assurdamente, riguardo ai Palestinesi, il mondo boicotta l'entità occupata, o perlomeno la sua leadership legalmente eletta e non l'occupante. Questo a quanto pare, non ha precedenti nella storia.

Internazionalmente parlando, la situazione dei Palestinesi è apparente migliore, dato che mentre tutti i governi riconoscono la sovranità Cinese sul Tibet, nessun governo nel mondo riconosce la sovranità Israeliana sui territori Palestinesi. In pratica, questo non aiuta molto i Palestinesi: il bon ton contemporaneo è di sostenere la lotta per il Tibet, soltanto il Tibet. I Palestinesi non possono contare neppure su di un Richard Gere che si offra di servire come portavoce. Il Cancelliere Tedesco Angela Merkel sta boicottando i Giochi Olimpici ma è andata in visita ufficiale in Israele, durante la quale non ha pronunciato una sola parola sulle condizioni vergognose a Gaza sotto l'occupazione Israeliana. Esiste una qualunque altra maniera di descrivere questo atteggiamento, se non un doppio standard?

In un mondo più giusto, non esisterebbe alcuna occupazione - nè quella Cinese nè quella Israeliana. Ma fino a quel tempo, gli Israeliani devono guardare dentro la loro di casa e protestare che cosa si sta facendo là davanti al Ministero della Difesa Israeliano, prima di presentarsi con cartelli variopinti di fronte all'Ambasciata Cinese.

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info