BackNumerosi intellettuali Cinesi condannano la repressioneDi Howard W. French - 27 Marzo 2008
24 Marzo 08 [NewYorkTimes
] – [Shanghai] - Un gruppo di prominenti intellettuali Cinesi ha fatto circolare una petizione nella quale viene chiesto al governo di fermare quella che chiama una campagna propagandistica “a senso unico” sul Tibet e venga dato inizio ad un dialogo diretto con il Dalai Lama.
La petizione, che è stata firmata da più di due dozzine di scrittori, giornalisti e studiosi, contiene 12 raccomandazioni. Considerate nel loro complesso, rappresentano una netta rottura dalla risposta del governo all'ondata di manifestazioni che hanno investito le zone Tibetane del paese nelle scorse settimane.
La maggior parte dei firmatari sono Cinesi appartenenti all'etnia Han, il gruppo etnico dominante in Cina. Nella loro petizione accusano il governo “di fomentare l'odio razziale” in Cina, dato che da un lato incolpa della violenza l'etnia Tibetana e dall'altro cerca di infiammare le passioni dei Cinesi di etnia Han allo scopo di guadagnarne l'appoggio nei confronti della propria pesante repressione.
Uno dei firmatari, Wang Lixiong, è uno scrittore prolifico e un analista di punta delle questioni Tibetane. Altri firmatari sono meglio conosciuti per le loro idee politiche di orientamento liberale e per la loro propensione a prendere posizione contro le politiche di governo.
Il governo Cinese ha cercato di convogliare un senso di forte sostegno nazionale ed internazionale verso la repressione di quella che viene qui descritta come agitazione civile fomentata da fuorilegge che sono stati istigati dal leader spirituale Tibetano, il Dalai Lama, denunciato da Pechino che lo definisce un secessionista, o un “separatista.” Oltre a questo, nei giorni scorsi, i media di stato hanno intensificato le loro critiche ai mezzi di informazione internazionali che sono stati accusati di aver trattato la crisi Tibetana in maniera distorta ed esagerata. La Cina ha escluso i giornalisti internazionali dal Tibet ed ha espulso dalla regione la maggior parte dei turisti e degli stranieri da quando è cominciata la crisi. Da quando i problemi si sono sparsi nelle province vicine nelle quali vivono molti Tibetani, il governo ha pure bloccato l'accesso a queste zone.
“Dal nostro punto di vista, l'attuale blocco informativo nuoce alla credibilità del governo Cinese e non lo aiuta a guadagnarsi il sostegno nè del popolo Cinese e neppure della comunità internazionale,” è quanto hanno scritto i firmatari della petizione. “Soltanto assumendo un atteggiamento aperto possiamo aggirare la diffidenza della comunità internazionale verso il nostro governo.”
Data la opprimente censura sui media esercitata dal governo, compreso Internet, non è possibile prevedere quanta diffusione potrà avere in Cina questa petizione. Ma molti dei suoi punti sfidano o disputano in maniera diretta la linea di governo.
“Sosteniamo l'appello per la pace del Dalai Lama e ci auguriamo che ci si possa occupare del conflitto etnico secondo i principi della buona volontà, della pace e della non violenza,” è quanto si legge nella petizione. La petizione cita le accuse fatte dal governo secondo le quali l'agitazione “è stata organizzata, premeditata e orchestrata meticolosamente dalla cricca del Dalai Lama,” e richiede a Pechino di invitare il Consiglio per i Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite affinchè conduca un'indagine indipendente relativamente a queste accuse.
Dichiara, “Per impedire che simili avvenimenti possano verificarsi ancora una volta in futuro, il governo deve attenersi alla libertà di credenza religiosa e alla libertà di espressione incastonate esplicitamente nella Costituzione Cinese, permettendo quindi al popolo Tibetano di poter esprimere pienamente le proprie rimostranze e speranze e permettendo ai cittadini di tutte le nazionalità di criticare e formulare liberamente suggerimenti per quanto riguarda le politiche del governo che attengono alle questioni di nazionalità.”
Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info