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Dopo il Kosovo, perché anche non la Palestina?
È venuto il momento per la leadership Palestinese di Ramallah di sfidare la comunità internazionale sulla questione dell'indipendenza Palestinese

Di John Whitbeck – 1 Marzo 2008

22 Febbraio 08 [Al-Ahram Weekly] -- Come ci si aspettava, dopo che il Kosovo ha proclamato in maniera unilaterale la propria dichiarazione di indipendenza, gli Stati Uniti e la maggior parte dei paesi dell'Unione Europea, con la quale questa dichiarazione era stata coordinata, sono corsi veloci ad estendere il proprio riconoscimento diplomatico a questo "nuovo paese". Questa linea di condotta dovrebbe colpire chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il diritto internazionale o il buonsenso come un fatto tanto avventato da lasciare senza fiato.

Le conseguenze potenzialmente destabilizzanti di questo precedente (che in maniera bizzarra gli Stati Uniti e l'UE insistono nell'affermare che non dovrebbe essere visto come un precedente) sono state discusse ampiamente in relazione ad altri stati sovrani, riconosciuti a livello internazionale, con al loro interno forti movimenti separatisti che praticano l'autogoverno in maniera rischiosa ma efficace, quali l'Abhasia, l'Ossetia del sud, la Transniestria, il Ngorno-Karabakh, la Republica Srpska – Serba di Bosnia, la Repubblica Turca del Nord di Cipro e il Kurdistan Iracheno, così come tutte le altre minoranze scontente che esistono altrove. Una conseguenza potenzialmente costruttiva non è però stata ancora discussa.

L'impazienza da parte degli Stati Uniti e dell'UE di dividere una parte di uno stato che è membro delle Nazioni Unite (universalmente riconosciuto, anche da loro, come parte del territorio sovrano di quello stato), apparentemente a ragion del fatto che il 90 per cento di quelli che vivono in quella parte sostengono la separazione, contrasta rigidamente con la pazienza illimitata mostrata dagli Stati Uniti e dall'UE sulla necessità di porre fine alla bellicosa occupazione Israeliana che dura da 40 anni della West Bank e della Striscia di Gaza (i cui territori nessun paese riconosce essere territorio sovrano di Israele e sui quali Israele ha affermato la propria sovranità solamente su di una parte molto piccola, la occupata Gerusalemme Est). A livello virtuale ogni singolo residente legale della West Bank e della Striscia di Gaza sta lottando per la propria libertà e lo ha fatto per più di 40 anni. A causa di questo modo di agire, vengono puniti, sanzionati, assediati, umiliati e, giorno dopo giorno all'infinito, vengono uccisi da coloro che sostengono di trovarsi su di un terreno morale più alto.

Agli occhi dell'America e dell'UE, la dichiarazione di indipendenza Kosovara dalla sovranità Serba deve essere riconosciuta, anche se la Serbia non è d'accordo. Tuttavia, il loro atteggiamento era stato radicalmente differente quando era stata la Palestina che aveva dichiarato l'indipendenza dall'occupazione Israeliana il 15 novembre del 1988. Allora, i paesi dell'UE e gli Stati Uniti (che, ai loro occhi, costituiscono la "comunità internazionale”, con l'esclusione della maggior parte dell'umanità) erano stati cospicuamente assenti mentre più di 100 paesi riconoscevano il nuovo Stato della Palestina e il loro mancato riconoscimento finì per rendere questa dichiarazione di indipendenza del tutto “simbolica", purtroppo anche per la maggior parte dei Palestinesi.

Per gli Stati Uniti e l'UE, affinchè l'indipendenza Palestinese possa essere riconosciuta ed essere efficace, deve essere direttamente negoziata su una base bilaterale sfrenatamente diseguale fra le forze di occupazione e la gente sottoposta ad occupazione, mentre l'enfasi dovrebbe essere posta sull'ottenimento dell'accordo definitivo da parte delle forze di occupazione. Per gli Stati Uniti e l'UE, i diritti e le aspirazioni di un popolo sofferente, brutalizzato e occupato da lungo tempo, così come il diritto internazionale, sono irrilevanti. Per gli stessi Stati Uniti e la stessa UE, gli Albanesi Kosovari, che godono da quasi nove anni dell'amministrazione delle Nazioni Unite e della protezione da parte della NATO, non possono più essere privati della loro libertà, mentre i Palestinesi, sottoposti da 40 anni all'occupazione Israeliana, possono attendere per sempre.

Mentre il "processo di Annapolis" non va da nessuna parte, come era chiaramente l'intenzione Israeliana ed Americana fin dall'inizio, il precedente del Kosovo offre alla leadership Palestinese di Ramallah -- accettata come tale dalla "comunità internazionale", perché viene percepita per essere al servizio degli interessi Israeliani ed Americani -- un'occasione d'oro per prendere l'iniziativa, ripristinare un ordine del giorno e ristabilire la propria appannata reputazione agli occhi della propria gente. Se questa leadership crede veramente, malgrado esistano le prove che affermano l'esatto contrario, che una rispettabile "soluzione dei due stati" sia ancora possibile, adesso è il momento ideale per riaffermare l'esistenza legale (anche se nell'ambito della continuazione dell'occupazione bellicosa) dello Stato della Palestina, esplicitamente nell'intero 22 per cento della Palestina Obbligatoria che non è stata conquistata e occupata dallo Stato di Israele fino al 1967 e di premere affinchè tutti quei paesi che non hanno esteso il riconoscimento diplomatico allo Stato della Palestina nel 1988 -- e specialmente gli Stati Uniti e gli stati dell'UE – agiscano in tal senso adesso.

La leadeship Albanese del Kosovo ha promesso di proteggere la minoranza Serba Kosovara, che adesso si ritiene che possa fuggire terrorizzata dal paese. La leadership Palestinese potrebbe promettere di accordare un generoso periodo di tempo ai colonizzatori Israeliani che vivono illegalmente nello Stato della Palestina e alle forze di occupazione Israeliane per potersi ritirare, così come di prendere in considerazione un'unione economica con Israele, confini aperti e uno stato permanente di residenza accordato a quei colonizzatori illegali che vogliono vivere in pace secondo la regola Palestinese.

Naturalmente, per impedire agli Stati Uniti e all'UE di trattare questa iniziativa come fosse uno scherzo, ci dovrebbe essere una conseguenza significativa ed esplicita se agissero in tal modo. La conseguenza sarebbe la fine dell'illusione della "soluzione dei due stati". La leadership Palestinese dovrebbe fare chiaramente intendere che se gli Stati Uniti e l'UE, avendo appena riconosciuto un secondo stato Albanese sul territorio sovrano di uno stato membro delle Nazioni Unite, adesso non riconoscessero uno Stato Palestinese su una parte molto piccola della patria Palestinese occupata, dissolverà l'Autorità Palestinese (che, dovrebbe avere cessato legalmente di esistere nel 1999, alla fine del "periodo provvisorio" secondo gli accordi di Oslo) e il popolo Palestinese da allora in poi cercherà giustizia e libertà attraverso la democrazia, attraverso il persistente e non violento inseguimento di completi diritti di cittadinanza in un singolo stato in tutto il territorio Israelo-Palestinese, libero da ogni discriminazione di tipo razziale e religiosa e con uguale diritti per tutti coloro che là risiedono.

La leadership Palestinese ha tollerato fin troppo a lungo l'ipocrisia e il razzismo Occidentale e ha interpretato il ruolo dello sciocco ingenuo a sufficienza. È venuto il momento di sferrare dei calci al tavolo, in maniera costruttiva, e di scuotere la comunità internazionale affinchè si accorga del fatto che semplicemente il popolo Palestinese non continuerà più a tollerare le insopportabili ingiustizie e gli abusi continui.

Se non adesso, quando?

L'autore di questo articolo è un avvocato internazionale e ha scritto “The World According to Whitbeck.”

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info