Di Joseph Nevins – 16 Febbraio 2008
4 Febbraio 08 [Newsday.com] -- La morte di Suharto, l'uomo forte che ha regnato in Indonesia per più di trentanni, è motivo di riflessione negli Stati Uniti, specialmente poichè gli Americani sono chiamati a scegliere il loro prossimo presidente e devono confrontarsi con la questione del ruolo adeguato della loro nazione nel mondo.
Furono innumerevoli le atrocità che contrassegnarono il regno di Suharto e la sua eredità sfregia la politica dell'Indonesia tanto quanto il tessuto sociale del vicino Timor Est, che il suo regime annesse con l'uso della forza. Ma gli Stati Uniti appoggiarono quei crimini e, come l'Indonesia, non se ne sono mai assunti la responsabilità – cosa che ha reso assai più facile per l'amministrazione Bush rinforzare i propri legami con il brutale esercito del paese nell'ambito della lotta contro il terrorismo.
Verso la fine del 1965, come parte di una presa di potere dal suo predecessore, Sukarno, il Generale Suharto e il suo esercito organizzarono e implementarono quello che la CIA ha descritto come "uno dei peggiori massacri di massa del ventesimo secolo." Nel corso di molti mesi, massacrarono centinaia di migliaia di membri del Partito Comunista Indonesiano, una entità del tutto legale e di organizzazioni ad esso vagamente affilliate come per esempio gruppi di donne e numerosi sindacati. Dieci anni dopo, il Timor Est venne invaso dall'esercito di Suharto. La guerra seguente e l'occupazione, durata quasi 24 anni, costarono la vita di molte decine di migliaia di Timoresi Orientali.
L'ambasciata degli Stati Uniti in Indonesia incoraggiò e lodò le azioni dell'esercito nelle fasi iniziali dei massacri del 1965 / 66. Fornì attrezzature radiofoniche e armi leggere e diede all'esercito liste contenenti migliaia di nomi di membri del Partito Comunista. Nel caso del 7 dicembre 1975, l'invasione di Timor Est, il Presidente Gerald Ford e il Segretario di Stato Henry Kissinger approvarono l'aggressione e l'uso di armamenti Statunitensi nel corso di un incontro con Suharto svoltosi il giorno precedente a Jakarta. All''incirca 14 ore dopo che se ne furono andati, le forze Indonesiane attaccarono.
Sia le amministrazioni Democratiche che quelle Repubblicane fornirono miliardi di dollari in armamenti militari, addestramento e aiuto economico, come pure la copertura diplomatica, a Jakarta nel corso del regno di 32 anni di Suharto.
Quel Suharto, che un funzionario dell'amministrazione Clinton caratterizzò nel 1995 come "il tipo di persona che a noi piace," si rivelò così ospitale nei confronti degli investitori occidentali che non è difficile capire la ragione di una tale largesse bipartitica. Un ufficiale del Dipartimento di Stato spiegò all'inizio del 1976, per esempio, quale era la ragione per la quale Washington stava perdonando a Jakarta l'invasione illegale di Timor Est. L'Indonesia, lui disse, è "una nazione con la quale facciamo molti affari." Richard Nixon una volta caratterizzò il paese, ricco di risorse naturali che vanno dal petrolio alla gomma fino all'oro, come "il premio più ricco nell'area asiatica sudorientale."
Suharto venne rimosso dal potere nel Maggio del 1998. L'odierna Indonesia, che a livello mondiale è la quarta nazione più popolosa e con il maggior numero di Musulmani, adesso è molto più aperta e democratica. Tuttavia, l'eredità lasciata da Suharto deforma la società, particolarmente se si guarda al ruolo dell'esercito, che tuttora si profila minaccioso al di sopra del sistema politico del paese. Come tale, non c'è stata alcuna indagine completa né alcuna assunzione di responsabilità da parte di capi militari e politici per nessuno degli innumerevoli massacri che si verificarono nel corso dell'era di Suharto. Questa impunità è una fonte di preoccupazione continua per la società civile e le agitate regioni periferiche, così come nell'adesso indipendente Timor Est.
Negli Stati Uniti, Il ruolo di Washington nei massacri Indonesiani del 1965-66 è del tutto dimenticato. E le informazioni riguardanti la complicità Americana nelle atrocità a Timor Est sono state in gran parte ignorate – questo malgrado le richieste che sono state avanzate dalla commissione ufficiale per la verità di quel paese affinchè gli Stati Uniti chiedano scusa e paghino le riparazioni di guerra.
Non è un grande salto passare da questa storia alla tendenza evidenziata da troppi dei leader eletti negli Stati Uniti a preferire l'oppressione alle negoziazioni, la cooperazione e il rispetto delle norme internazionali ufficiali. Fra le conseguenze di questo atteggiamento: il continuo sostegno dato all'occupazione illegale del Sahara Occidentale da parte del Marocco, l'invasione disastrosa dell'Irak e il rifiuto degli Stati Uniti del diritto internazionale - come per esempio le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le convenzioni di Ginevra – affinchè sia la base per una giusta risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese.
La morte di Suharto, oltre che essere un'occasione di auto-riflessione negli Stati Uniti, è un'occasione per l'espiazione e il cambiamento positivo. Ciò dovrebbe richiedere la piena assunzione di responsabilità da parte degli Stati Uniti per la partecipazione ai crimini di Suharto e l'impegno a modificare il modus operandi oltremare.
Il Congresso e il prossimo presidente devono considerare questi punti espressivi come una maniera per riconciliarsi con tutti coloro che furono ingiustamente perseguitati dall'allenza fra gli Stati Uniti e l'Indonesia come pure un contributo ad un mondo meno violento e più giusto - nel paese e all'estero.
Joseph Nevins, professore associato di geografia al Vassar College, è l'autore di "A Not-So-Distant Horror: Mass Violence in East Timor" e "Dying to Live”, di prossima uscita.
Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info