Back

Quando verrà raccontata la verità sull'Iraq al popolo Americano?

Di Michael Goodwin - 14 Maggio 2007

5 Maggio 07 ["Milwaukee Journal Sentinel"] -- Adesso che il Presidente Bush e i Democratici si sono alternati a rilasciare magniloquenti dichiarazioni sulla questione del veto presidenziale contro il disegno di legge per il ritiro delle truppe, è venuto il momento di lasciare andare una raffica di onestà bipartitica.

Invece di mercanteggiare allo scopo di assecondare il proprio vantaggio politico, sia Bush che i membri del Congresso dovrebbero entrambi confessare che non ce l'hanno raccontata giusta sul futuro in Iraq.

La promessa fatta dal presidente di “portare a compimento la missione” è il trionfo di uno stiracchiato slogan a spese della realtà, tanto quanto l'impegno preso dai Democratici di “porre fine alla guerra”, che è invece tutto impregnato di scappatoie. È venuto il momento di tagliare la testa al toro e di essere realistici su dove stiamo andando.

Cominciamo con Bush. Mentre Martedì scorso ha ancora una volta maledetto i Democratici per aver richiesto che il 1 Ottobre si dia inizio al ritiro delle truppe, definendo la loro richiesta una ricetta per il caos, ha invece accettato tranquillamente una scadenza che è stata de facto fissata dal suo stesso comandante e che non è poi molto differente.

La settimana scorsa il Generale David Petraeus ha dichiarato che in Settembre deciderà se l'aumento del numero di soldati che sono schierati in Iraq sta funzionando oppure no. Implicito nell'impegno preso, che comprende la presentazione al Congresso di un rapporto pubblico, è che la mancanza di un qualunque progresso significherà la condanna del piano stesso.

Mentre non è chiaro quale sia il Piano B, quel che è certo è che l'aumento del numero di soldati schierati deve dare i suoi risultati per poter continuare una volta trascorso l'autunno.

"Riteniamo che quello sarà il momento appropriato per farla," ha detto Petraeus parlando della sua revisione. "Avverrà in un periodo durante il quale avremo avuto le nostre forze supplementari schierate per molti mesi, tutte operanti nelle zone in cui intendiamo schierarle." Se questa non è una deadline, non so cosa altro possa essere.

E Petraeus ha avvertito che non agirà con leggerezza nelle vesti di revisionatore. Controllerà tutto, dai miglioramenti riportati dall'esercito Iracheno fino ai progressi nella compartecipazione nei profitti petroliferi.

"Il successo, alla fine, dipenderà dalle azioni Irachene, " è quanto ha dichiarato Petraeus. "Possiamo dare agli Iracheni un'opportunità, ma dovranno saperne approfittare."

Tuttavia anche se l'aumento del numero di truppe schierate dovesse fallire, i Democratici non sembrano intenzionati a rispettare il loro impegno di porre completamente fine alla guerra.

I capi di partito e particolarmente il gruppo di senatori che si sono candidati alla presidenza, hanno fatto promesse mirabolanti che fanno sembrare come se la rottura sarà istantanea, pulita e completa. La Senatrice Hillary Clinton (D – NewYork State), per esempio, ha detto che se Bush non pone fine alla guerra, " Come presidente, sarò io a farlo."

Tutto questo però dipende da come si definisce il "porre fine." La Clinton, come il Senatore Barack Obama (D - Illinois), ha votato a favore della legislazione per il ritiro dell'esercito, che comprende quattro eccezioni che potrebbero costringere decine di migliaia di soldati Statunitensi a rimanersene in Irak a tempo indefinito.

Secondo i termini contenuti in questa legislazione, le truppe potrebbero essere costrette a rimanere in Iraq per svolgere i seguenti compiti:

• Proteggere le strutture diplomatiche Americane e i cittadini Americani, compresi i membri delle forze armate Statunitensi;

• Essere impiegati a svolgere regolari funzioni diplomatiche;

• Essere impegnati in specifiche azioni speciali, limitate nei tempi e negli scopi, per uccidere o catturare membri di al-Qaida e di altre organizzazioni terroristiche con obiettivi globali;

• Addestrare ed equipaggiare i membri delle forze di sicurezza Irachene.

Tutti questi sono compiti importanti, ma sono enormi, particolarmente quando si aggiunge il personale di sostegno. Un maggiore nelle Riserve dei Marine, che scrive sul New York Times, ha dichiarato che per espletare quelle funzioni saranno necessari 75.000 soldati Statunitensi.

Va fatto notare che nè la Clinton nè Obama hanno preso l'abitudine di citare il loro sostegno per simili numeri nella loro campagna elettorale.

Forte di 75.000 uomini, la nostra forza sarebbe circa la metà di quella attuale, ma tutto questo sarebbe ancora molto lontano dal porre fine alla guerra.

Effettivamente, il maggiore dei Marine, Owen West, che ha servito due turni in Irak, ha predetto che i 75.000 rimarrebbero in Irak perlomeno fino all'autunno del 2008.

E questo sarà il momento in cui gli Americani sceglieranno il nostro prossimo presidente. Certamente per allora, qualcuno sarà costretto a dirci la verità sull'Irak.

Michael Goodwin è un giornalista del New York Daily News.

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info