3 Maggio 2007
1 Maggio 07 - Il Venezuela si prepara ad uscire dal Fondo Monetario Internazionale [FMI] e dalla Banca Mondiale, dopo che Hugo Chavez, il presidente del paese, ha dichiarato di non riconoscere più queste istituzioni.
Chavez ha fatto questo annuncio Lunedì scorso come parte dei piani per dare vita ad una banca commerciale alternativa che verrà diretta dalle nazioni Sud Americane.
“Voglio formalizzare la nostra uscita dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale,” ha detto Chavez, e ha rilasciato un ordine per Rodrigo Cabezas, il ministro delle finanze Venezuelano, affinchè vengano iniziate le procedure per ritirarsi dalle due organizzazioni.
“Ci ritireremo prima che vengano a derubarci.”
Alternativa
Chavez intende dar vita ad una nuova banca commerciale diretta dalle nazioni Latino Americane che ha chiamato la “Banca del Sud”.
Ha promesso che verrà sostenuta con i profitti petroliferi del Venezuela.
Separatamente, Domenica scorsa Chavez si è anche offerto di contribuire 250 milioni di dollari per la creazione di un nuovo fondo regionale di cooperazione.
Sin da quando Chavez ha assunto il potere nel 1999, il Venezuela ha ridotto la sua cooperazione con l'FMI e la Banca Mondiale.
Chavez incolpa i programmi economici delle due organizzazioni, che impongono stretti controlli sul budget, privatizzazioni e mercati aperti, di essere i responsabili della continua povertà in tutta l'America Latina.
Dopo anni caratterizzati da forti prezzi del petrolio, il Venezuela ha dichiarato che questo mese ha finito di pagare i suoi ultimi debiti con la Banca Mondiale.
Lunedì scorso Chavez ha annunciato un aumento del 20 per cento del minimo salariale e una graduale riduzione della giornata lavorativa a sei ore, come parte integrante del rifiuto delle politiche dell'FMI e della Banca Mondiale.
Maggiore indipendenza
Il Venezuela è uno dei tanti paesi, particolarmente in America Latina, che negli ultimi anni hanno ridotto la propria dipendenza dall'FMI e dalla Banca Mondiale.
Altri paesi Latino Americani sono anch'essi impegnati a distanziarsi dai prestatori internazionali.
Daniel Ortega, il presidente del Nicaragua, Domenica scorsa ha dichiarato che spera di “uscire da quella prigione” del debito dell'FMI e che “stiamo negoziando con il Fondo per poterlo abbandonare.”
Condoleezza Rice, la segretaria di stato Statunitense, ha dichiarato la scorsa settimana che Chavez sta danneggiando il suo paese “economicamente e politicamente”.
Come parte del suo continuo programma di nazionalizzazioni, Martedì Chavez si porrà alla guida di una marcia per assumere il comando delle operazioni dei progetti petroliferi che sono in corso nella Orinoco Belt, e che al momento sono sotto la direzione di alcune delle più grandi compagnie petrolifere a livello mondiale.
“L'importanza di questo evento è che stiamo riprendendoci indietro la Orinoco Belt che il presidente definisce giustamente la più grande riserva di crudo sul pianeta,” ha dichiarato Marco Ojeda, il leader di un sindacato del petrolio, prima della marcia in programma.
Chavez ha promesso di assumere il controllo di almeno il 60 per cento dei quattro progetti, il cui valore è valutato a più di 30 miliardi di dollari.
Le compagnie Statunitensi ConocoPhillips, Chevron, Exxon Mobil, la Inglese BP, la Norvegese Statoil e la Francese Total hanno accettato di ubbidire al decreto che trasferirà al Venezuela il controllo delle operazioni.
Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info
Image: Chavez, far right, has pledged alleigance to other left-wing Latin American leaders [AFP]