Di Ron Paul - 30 Aprile 2007
25 Aprile 07 - Le uccisioni orrende e prive di senso della scorsa settimana nel campus della Virginia Tech University hanno rafforzato quel senso di disagio provato da molti Americani dopo l'11 Settembre: vale a dire, il governo non ci può proteggere. Non ha alcuna importanza quante sono le leggi che introduce, non importa quanti agenti di polizia o agenti federali vengono schierati nelle strade, un determinato individuo o gruppo è ancora in grado di causare un grande danno. Forse il solo bene che può venire da queste terribili uccisioni è la rafforzata comprensione che noi come individui siamo responsabili per la nostra sicurezza e per la sicurezza delle nostre famiglie.
Anche se lo stato della Virginia consente agli individui di avere armi con sè se prima hanno ottenuto il relativo permesso, i campus dei college in tutto lo stato ne sono specificatamente esentati. Il Virginia Tech, come tutti i college della Virginia, è quindi una zona gun-free, almeno per quanto riguarda gli individui privati. E come abbiamo visto, non ha avuto alcuna importanza quante pistole aveva la polizia. Solo individui privati presenti sulla scena avrebbero potuto prevenire o allegerire questa tragedia. La proibizione delle pistole nel campus ha finito per rendere gli studenti del Virginia Tech meno e non più sicuri.
La tragedia del Virginia Tech potrebbe non portare ad un maggiore controllo sulle armi, ma temo che porterà ad un maggior controllo sulle persone. Grazie ai media e a molti ufficiali del governo, gli Americani sono stati condizionati a credere che lo stato è il nostro protettore e la soluzione a tutti i nostri problemi. Ogni volta che si verifica qualcosa di terribile, e specialmente quando diventa una storia a livello nazionale, la gente automaticamente chiede che il governo faccia qualcosa. Questo impulso quasi sempre porta a leggi cattive e alla perdita della libertà. È completamente contrario alle migliori tradizioni Americane fatte della capacità di dipendere su se stessi e di un vigoroso individualismo.
Vogliamo veramente vivere in un mondo caratterizzato da checkpoint della polizia, telecamere di sorveglianza e metal detector? Crediamo veramente che il governo sia capace di fornire una sicurezza totale? Vogliamo involontariamente motivare ogni persona ostile, disturbata mentalmente o alienata che fantasizza su atti di violenza? O siamo in grado di accettare il fatto che la libertà è più importante della illusione di sicurezza fornitaci dallo stato?
Temo che il Congresso strumentalizzerà questo terribile evento premendo affinchè venga introdotto un maggior numero di programmi per le malattie mentali di mandato governativo. Il terapeuta stato infermiere incoraggia solo gli individui a vedersi come vittime, e a rigettare la responsabilità personale per le proprie azioni. È chiaro che esistono malattie della mente che sono legittime ed organiche, ma è compito dei dottori e delle famiglie di diagnosticare e di curare simili malattie, non del governo.
La libertà non è definita dalla sicurezza. La libertà è definita dall'abilità dei cittadini di vivere senza alcuna interferenza da parte del governo. Il governo non può creare un mondo senza rischi, e neppure dovremmo desiderare veramente di vivere in un posto tanto fittizio. Soltanto una società totalitaria arriverebbe al punto di sostenere che la sicurezza assoluta è un ideale degno di essere perseguito, perchè una simile società richiede allo stato di esercitare un controllo totale sulle vite dei suoi cittadini. La libertà acquista significato soltanto quando abbiamo fede in lei, quando accadono cose terribili e il governo para davanti a nostri occhi una falsa coltre di sicurezza.
Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info