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Le Nazioni Unite mettono in guardia sulla catastrofe del Darfur

7 Aprile 2007

Il nuovo capo per gli aiuti umanitari delle Nazioni Unite ha lanciato l'allarme sul “disperato bisogno” di azione politica per portare la pace nella regione Sudanese del Darfur.

In un resoconto presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, John Holmes ha detto che 2.2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case in Darfur, e che il numero di civili adesso nella condizione di profughi è cresciuto drammaticamente nel Chad e nella Repubblica Centro Africana.

Holmes ha detto che è venuto il momento che i politici e i leader si preoccupino e la smettano di “giocare continuamente l'uno con l'altro, senza darsi molto pensiero per le vite e i mezzi di sussistenza di centinaia di migliaia dei loro cittadini, che la comunità internazionale nel frattempo è impegnata a tenere in vita.”

Il coordinatore per i soccorsi di emergenza delle Nazioni Unite ha avvertito che nonostante ci siano 13.000 operatori umanitari che sono adesso attivi nella regione, la disastrosa situazione della sicurezza sta mettendo a rischio gli sforzi compiuti per prestare aiuto alla popolazione.

“Nonostante l'ampiezza e il successo delle azioni per sostenere milioni di persone e per salvare letteralmente centinaia di migliaia di vite, l'operazione umanitaria nel Darfur si va facendo sempre più precaria,” ha detto Holmes dopo essere rientrato da un tour nel Sudan, il Chad e la Repubblica Centro Africana.

“Se le cose non miglioreranno, o se si verificheranno altri gravi incidenti che coinvolgono gli operatori umanitari, alcune organizzazioni potrebbero decidere di ritirarsi e l'operazione potrebbe cominciare a farsi intricata.

“Potremmo quindi dover fare i conti con una rapida catastrofe umanitaria...dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per evitarlo.”

Quando Jan Egeland, il precedessore di Holmes, tre anni fa per primo avvertì il Consiglio di Sicurezza della crisi umanitaria in atto nel Darfur, erano circa 230 gli operatori umanitari che stavano lottando per fornire assistenza a 350.000 persone.

“Abusi” commessi sugli operatori umanitari

Holmes ha detto al Consiglio di Sicurezza che gli operatori umanitari sono stati “maltrattati sia fisicamente che verbalmente, che i loro uffici e le loro residenze sono state saccheggiate e che i loro effetti personali sono stati rubati.”

Ha incolpato le forze governative e i ribelli per queste violazioni della legge internazionale e per i diffusi abusi dei diritti umani.

Fin dallo scoppio nel Febbario del 2003 del conflitto nel Darfur le persone uccise sono state perlomeno 200.000 ma alcune fonti ritengono che il numero di morti è molto più alto.

Il conflitto ha avuto inizio quando i ribelli delle tribù appartenenti alla minoranza si sono dati alla lotta armata per domandare un uguale quota delle risorse nazionali. Questo ha scatenato una durissima repressione da parte del governo di Khartoum e delle milizie Janjawid.

Holmes ha detto che negli ultimi 6 mesi più di 250.000 persone hanno abbandonato i campi profughi e che negli stessi più della metà della popolazione potrebbe ritrovarsi a vivere entro i prossimi 18 mesi.

“Nel frattempo, la politicizzazione e la militarizzazione dei campi è diventata un fatto ineludibile, creando così una bomba a orologeria che aspetta solo di poter esplodere”, ha avvertito.

Anche l'ex ambasciatore Inglese in Francia ha enfatizzato l'effetto che il conflitto stava avendo sui vicini del Sudan.

“L'effetto di tracimazione del conflitto Sudanese è sotto gli occhi di tutti, particolarmente nelle zone orientali del Chad.”

Ha anche richiesto una miglior protezione dei territori della Repubblica Centro Africana che confinano con il Darfur, attraverso lo schieramento di una forza internazionale di peacekeeping.

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info