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Inciampando di nuovo in Somalia

Di Eric Margolis - 11 Gennaio 2007

02 Gennaio 07 "Lew Rockwell" -- L'invasione Etiope della Somalia sotto la copertura delle vacanze di Natale rappresenta un'evidente aggressione che con molta probabilità finirà per fare allargare l'arco del conflitto coinvolgendo gran parte del già pericolosamente turbolento Corno d'Africa. Segna anche l'apertura di un nuovo fronte della guerra contro i militanti e i riformisti Islamici da parte di Washington.

Le affermazioni dell'Etiopia secondo cui la Somalia, una nazione che non dispone di alcuna vera forza militare, stava minacciando i suoi confini sono assurde tanto quanto le asserzioni da parte di Washington e di Addis Abeba che il cosidetto "governo transitorio", da essi istituito nella città di Baidoa, rappresenti un qualcosa di più dei suoi opulenti membri.

L'offensiva Etiope, sostenuta e finanziata dagli Usa, è stata chiaramente architettata allo scopo di abbattere il primo governo stabile che la lacerata Somalia ha avuto nel corso di 15 anni di guerra civile e di disordine. Il nuovo regime Islamico, conosciuto come la Unione delle Corti Islamiche [UCI], era riuscito in tempi recenti a portare legge e ordine in gran parte della Somalia meridionale e centrale. Nel nord del paese, invece, un gruppo secessionista ha proclamato un qualcosa chiamato l'indipendente "Puntland".

L'Unione delle Corti Islamiche ha posto fine alla lunga guerra civile Somala, riuscendo a schiacciare i signori della guerra locali che venivano armati e finanziati dalla CIA. Gli Usa affermano che le Corti Islamiche sono un  movimento alla stregua di quello Talebano nelle cui fila militano "terroristi" che sono stati coinvolti negli attacchi del 1998 alle ambasciate statunitensi nell'Africa dell'Est e che sono destinati a trasformare la Somalia in un punto caldo per la sovversione anti-americana. La UCI nega queste accuse.

Più importante di questo è che sotto l'Amministrazione Bush / Cheney ogni movimento tanto audace da chiamarsi "Islamico" diventa immediatamente un obiettivo dell'ostilità americana. L'imbarazzante disfatta dei signori della guerra sostenuti dagli Usa per mano delle milizie delle Corti Islamiche ha condotto direttamente alla decisione di Washington di premere sull'Etiopia affinché invadesse la Somalia.

L'Etiopia dispone di una delle più potenti e meglio addestrate forze armate dell'Africa con oltre 1300 carri armati e una forza aerea moderna che è adesso equipaggiata e finanziata in forma crescente dagli Stati Uniti.

Il regime repressivo di Meles Zenawi sembra l'antitesi dei proclami in favore della democrazia di George Bush, ma è divenuto un alleato primario di Washington e viene visto come un bastione contro le forze Islamiche dell'Africa. Washington ha sostenuto silenziosamente l'Etiopia nella sua lunga guerra di confine contro il suo eterno nemico, l'Eritrea. Nel corso degli ultimi mesi, l'Eritrea è diventata un'importante fornitrice di armi di piccolo calibro e di munizioni alla Somalia.

I guerriglieri delle milizie islamiche Somale non hanno alcuna speranza contro i carri armati, l'artiglieria e gli attacchi aerei Etiopi. L'esercito dell'Etiopia potrebbe occupare velocemente tutta la Somalia, ma sarebbe poi obbligato a proteggere le sue linee di rifornimento lunghe e vulnerabili dagli attacchi pressanti della guerriglia Somala.

L'Etiopia può contare su un numero di uomini sufficiente a scatenare una guerra su due fronti contro la Somalia e l'Eritrea, ma un conflitto prolungato danneggerebbe seriamente la sua fragile economia. Di conseguenza, la strategia più probabile dell'Etiopia sarà quella di proteggere l'isolato regime di Baidoa che è stato imposto dall'occidente e di lanciare attacchi per impedire all'UCI un qualunque consolidamento del potere. Ma senza dubbio il coinvolgimento da parte del tradizionale nemico Etiope infiammerà ulteriormente le passioni Somale e rafforzerà le Corti Islamiche. L'attuale guerra nel Corno d'Africa potrebbe facilmente allargarsi, trasformandosi in un conflitto di più ampia portata che coinvolgerà l'Eritrea, le regioni lacerate dal conflitto del Sudan meridionale e l'Uganda, oltre che al Kenia settentrionale, dove vive una larga comunità di etnia Somala.

Di eguale importanza è il fatto che una guerra prolungata con la Somalia potrebbe aprire delle crepe nell'instabile, multietnica e multi religiosa Etiopia. Anche se solitamente viene descritta come una nazione cristiana, almeno il 50% della popolazione Etiope è musulmana, mentre il 35-40% dei suoi abitanti sono Cristiani. Le etnie Amhara e quella Tigrayan rappresentano il 32% della popolazione, mentre i ribelli musulmani Oromo, oppressi per lungo tempo, contano per il 40% nel sud del paese. I Musulmani Etiopi hanno cercato a lungo di avere voce negli affari della nazione ma sono stati repressi brutalmente dal regime monarchico, quello Marxista, e adesso, da quello Tigrayan dell'Etiopia. Il conflitto con la Somalia potrebbe rinfiammare il movimento per l'indipendenza degli Oromo e condurre alla divisione dell'Etiopia, producendo un'immagine del tutto identica allo scontro etnico-religioso in Sudan fra i Musulamani del Nord e i Cristiani animisti del Sud.

La guerra dell'Etiopia contro la Somalia presenta una minaccia regionale più pericolosa di una Somalia sotto la guida degli Islamici. L'Amministrazione Bush / Cheney sta ancora una volta mostrando la propria sfrenata ignoranza e arroganza facendosi coinvolgere in un conflitto tribale, come ha fatto in Afghanistan e in Iraq, conflitti dei quali non sa assolutamente niente. Una volta ancora, la "cura" somministrata da Washington si rivelerà essere ben peggiore di qualunque malattia che pretende di stare curando.

Quello che Washington dovrebbe fare è parlare con i leader delle Corti Islamiche e assicurarsi che la Somalia non venga usata come una nuova base per le operazioni di Al Qaeda. Questa è una richiesta corretta che può essere addolcita con offerte di sostegno finanziario e assicurazioni che gli Etiopi saranno tenuti al guinzaglio. Ma pare essere una strategia troppo sottile per i crociati dalla mano pesante dell'amministrazione che hanno già commesso un disastro con due guerre perse e stanno adesso facendo la corte a una terza.

Eric Margolis [margolis@foreigncorrespondent.com], è collaboratore & redattore per gli affari esteri del Sun National Media Canada, ed è l'autore di "War at the Top of the World". Visitate il suo sito web.

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info