Back

Un colpo naturale inferto all'apparato del terrore di stato?
Il dopo tsunami in Aceh
Di Sylvia Tiwon e Ben Terrall
4 Gennaio 2005

Migliaia di persone mancanti all’appello, i campi per i rifugiati senza cibo e acqua, le fosse comuni: fra gli effetti del terremoto di grandezza 9.0 e di uno tsunami che il 26 Dicembre 2004 hanno colpito il bacino dell'Oceano Indiano, queste immagini sono venute ad identificare Aceh agli occhi del mondo. Al momento in cui viene scritto tutto questo, è stato riportato che più di 80.000 Acehnesi sono stati uccisi dal disastro; che centinaia di migliaia sono stati resi profughi, impegnati a fronteggiare la malattia e la carestia. I dati che provengono dalla costa sud-ovest di Aceh, il punto più vicino all’epicentro, stanno cominciando ad emergere soltanto adesso a causa della distruzione di una infrastruttura già povera in quelle comunità isolate.

Essendo la zona che ha sofferto il colpo più diretto dalla grande scossa e dalle onde colossali, Aceh mancava stranamente dai rapporti iniziali sulla catastrofe, anche se abbiamo rapidamente appreso che gli stabilimenti per il gas naturale liquefatto della Exxon (LNG) si sono salvati. Soltanto parte di questo può essere incolpata sulla inclinazione dei media internazionali a zoomare sui turisti anglofoni e sulle celebrità che si trovavano in località esclusive, dato che la provincia di Aceh è stata virtualmente chiusa alla stampa internazionale e alle agenzie umanitarie da quando è cominciata l'occupazione militare indonesiana della regione.

La scoperta nel 1971 di LNG in Aceh era stata capace di far fruttare grandi profitti, tutti finiti virtualmente nelle mani dell'amministrazione centrale a Jakarta e delle multinazionali. La gente che viveva vicino agli stabilimenti per il LNG dovette subire l’espropriazione della propria terra, una seria devastazione ambientale e atrocità per mano dei militari indonesiani (TNI).

Il rancore verso la eccessiva brutalità da parte del TNI e la scarsa compensazione locale per l'estrazione delle risorse contribuirono alla formazione nell’ottobre del 1976 di una organizzazione armata, il Movimento Libero di Aceh (GAM), conosciuto formalmente come il Fronte di Liberazione Nazionale di Aceh / Sumatra. Il GAM, la cui piattaforma era principalmente secolare, dichiarò l'indipendenza di Aceh e dal 1989 al 1998, Aceh venne proclamata zona di operazioni militari, e la polizia e i militari presero di mira la popolazione civile allo scopo di distruggere il GAM.

Dopo che il movimento pro-democrazia riuscì a rimuovere dal potere il dittatore Suharto nel 1998, spazio politico si era andato aprendo in tutto l'arcipelago. Questo permise che un movimento politico nonviolento si sviluppasse in Aceh e nel 1999 più di un milione di persone (quasi un quarto della popolazione della provincia) dimostrò pacificamente a Banda Aceh, la capitale, per richiedere un referendum sul futuro politico della regione. A seguito di tutto questo il TNI ancora una volta prese a bersaglio gli attivisti politici, gli operatori per i diritti dell'uomo, gli insegnanti e altri civili, imprigionandoli, rapendoli e assassinandoli.

Uno stato ufficiale di "emergenza militare" è stato sostituito da uno "stato di emergenza civile" (darurat sipil) il 18 maggio 2004. Il cambiamento principale che questo doveva significare era un apparente spostamento dalla autorità militare a quella della polizia. Purtroppo per la gente di Aceh, l'indipendenza della polizia dal TNI si è rivelata essere minima, con una delle unità della polizia più note, la Brigata Mobile (Brimob), che è rimasta altamente militarizzata. A questo punto, rimane poco chiaro se la "emergenza civile" sia stata rimossa per permettere il libero movimento nella zona degli operatori umanitari, dei rifornimenti di emergenza e dei fondi monetari.

Il 29 Dicembre, il Ministro per la Politica, la Legge e la Sicurezza, Widodo ha spiegato che il governo si impegna a perseguire "gli sforzi necessari per alleviare la catastrofe senza abbandonare lo stato di allerta e questo per assicurare la sicurezza e l'ordine della società." I rapporti dalle ONG e dagli attivisti locali indicano che le barriere burocratiche continuano ad impedire gli sforzi umanitari. Human Rights Watch / Asia nota che il governo Indonesiano sta assegnando visti di sole due settimane agli operatori umanitari. Mentre alcuni operatori nazionali e internazionali sono riusciti ad entrare, la maggior parte dei rifornimenti di salvataggio e dei volontari rimangono bloccati negli aeroporti che si trovano fuori dal territorio di Aceh.

Per i primi e cruciali due - tre giorni dopo il colpo inferto dallo tsunami, il governo Indonesiano ha fatto assai poco a parte le necessarie apparizioni in televisione per fornire supporto alla popolazione duramente colpita. Mentre singoli attivisti volontari che erano stati precedentemente esclusi, si recano in Aceh per prestare aiuto nella lotta contro la fame e la malattia, funzionari ben pagati a Jakarta continuano a perdere tempo prezioso in riunioni di alto-profilo ma tutt’altro che produttive e in telegeniche conferenze stampa.

I campi per i rifugiati, i propri cari scomparsi e le fosse comuni sono diventate parte di un modello terribile tuttavia famigliare per molti Acehnesi. Mentre la natura nel giro di poche ore dava sfogo ad una potenza distruttiva quasi inimmaginabile, lo faceva su di una terra già sfregiata da atti di una violenza che soltanto la mente umana può concepire e promulgare in nome della sicurezza e dell’ordine – e degli interessi degli affari. Quella che Amy Goodman ha chiamato una "catastrofe artificiale" a Democracy Now (29 dicembre 2004), ha coinvolto il sistematico ricorso alla tortura, alla violenza e all'abduzione di civili disarmati e di operatori dei diritti umani.

Se il terremoto è stato capace di distruggere molti edifici, la violenza militare e quella paramilitare fu invece capace di scegliere i suoi luoghi e, in una strategia particolarmente deformata, indicò le scuole come il bersaglio da distruggere. L'effetto di tali attacchi sul futuro di Aceh non può essere sottovalutato. Molti esperti degli aiuti umanitari che sono apparsi in televisione questa settimana hanno parlato dell'importanza degli sforzi per far ritornare i bambini ad una condizione di normalità affinché possano confrontarsi con il trauma del disastro. Ma per innumerevoli bambini Acehnesi, il trauma del terrore, la perdita dei genitori, la dislocazione e la privazione è stata la loro condizione "normale" per oltre due decenni.

L’immensa forza distruttiva della natura ha anche smantellato alcuni elementi strutturali della amministrazione del terrore di stato, compreso il sistema di controllo delle carte di identità speciali che i militari avevano imposto agli Acehnesi, seguendo tecniche classiche della contro-insorgenza di stampo discriminatorio e intimidatorio. E l'amministrazione centrale a Jakarta è stata pure costretta ad assumere responsabilità diretta della provincia di Aceh. La società civile in tutta l'Indonesia ha risposto con una forte azione di solidarietà, raccogliendo fondi monetari e volontari per Aceh. È stato necessario il potere irresistibile della natura per aprire infine questa regione esaurita dalla battaglia del Sumatra del Nord alla attenzione e alla assistenza nazionale ed internazionale. Può benissimo essere l'apertura richiesta per portare infine la gente di Aceh -- e dell'Indonesia – fuori dalla stretta del gioco violento a somma zero del conflitto armato e della repressione militare.

Sylvia Tiwon è una Professoressa Associata al Dipartimento di “South and Southeast Asian Studies” della UC Berkeley.
Ben Terrall è uno scrittore e un attivista di San Francisco.
Gli si può scrivere all’indirizzo di posta elettronica: bterrall@igc.org

Tradotto da Melektro - Redazione RKC / R4P