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Scrittori: un prolifico campione dei diritti gay

Di Elisabetta Povoledo [International Herald Tribune] - 7 Luglio 2006

Frattocchie, Italia -- Massimo Consoli sporge in avanti il mento e fa una pausa teatrale: "Hai davanti ai tuoi occhi il sintomo della decadenza della cultura Occidentale", declama con gusto. Quindi, sorride.

In realtaŽ, nella sua larga tuta jeans Armani blu scuro ben portata, nelle sue pantofole comode e nei suoi occhiali dalla montatura grossa anni Settanta, il sessantenne Consoli non assomiglia proprio a un corruttore della morale, in questo fresco pomeriggio di giugno. E se poi consideri le varie cannule che pendono dal suo corpo - a ricordare che Consoli ha speso gli ultimi anni dentro e fuori dallŽospedale per tenere a bada un cancro - lŽetichetta della dissolutezza proprio non regge.

”Aspetta un momento, fammi trovare la fonte", dice, prima di prendere con mossa sicura un raccoglitore con su scritto `1976Ž per tirarne fuori un articolo dellŽepoca pubblicato su una rivista conservatrice ormai defunta, Il Borghese.  LŽarticolo descrive Consoli come un "omosessuale full time e un poeta part-time", prima di attaccarlo per il suo attivismo pro diritti gay. "Organizza addirittura premi letterari per autori omosessuali", dice lŽarticolo.

Chiaramente Consoli, riconosciuto da tutti come uno dei fondatori del movimento italiano per i diritti civili dei gay, eŽ contento del tono sferzante del pezzo. Lui, che ha costruito una carriera esponendosi contro la discriminazione. E bencheŽ abbia parlato in pubblico da molti palchi, il meglio di seŽ lo ha dato nei suoi scritti, di cui eŽ stato autore assai prolifico negli ultimi 35 anni. QuestŽuomo ha fatto della causa gay la sua raison d'être, a cominciare da quella che lui chiama "la Carta di Amsterdam" - una sorta di Magna Charta dei diritti dei gay italiani, da lui redatta nel 1969 - passando per manifesti politici, periodici autoprodotti (su tutti Ompo e Rome Gay News), una quarantina di libri e centinaia di articoli pubblicati sulla grande stampa, sulle riviste gay e anche su quelle pornografiche.

"Ho vissuto la storia del movimento gay", dice, "eŽ dentro di me".

La rivoluzione di internet ha soltanto ampliato la sua visibilitaŽ (il suo sito eŽ www.cybercore.com/consoli). Essere nella lista dei contatti di Consoli significa ricevere una baraonda di e-mail su vari argomenti: nuovi libri, riflessioni minori su temi gay, notizie sulla sua salute. EŽ talmente verboso che quando le sue mail non arrivano la gente sa che qualcosa non va. Nel suo caso, nessuna notizia significa davvero brutte notizie. AllŽinizio dellŽanno il silenzio duroŽ piuŽ dŽun mese e i suoi amici si cominciarono a preoccupare.

"Le mail di Massimo sono diventate una misura della sua salute", dice Daniele Priori, che ha pubblicato un libro in marzo sul poeta contemporaneo Dario Bellezza, anchŽegli gay, basato in gran parte sui racconti di Consoli relativi alla loro amicizia.

Consoli non vuole scrivere dei best seller. Seduto nel suo studio nella sua casa sui colli vicino Roma, scartabella tra le bozze di due libri quasi pronti per la pubblicazione - una traduzione del libro "Anarchico dŽamore", dellŽanarchico gay Hubert Kennedy, e un lavoro sullŽattivista del XIX secolo Kurt Hiller. AllŽorizzonte ha la scrittura di un libro sulle barzellette gay, un altro sui gay e lŽebraismo e infine uno sulla vita dei 12 apostoli. "EŽ uno sguardo sugli apostoli che non credo il papa apprezzeraŽ molto", dice.

"Massimo pubblica in continuazione; come intellettuale eŽ una figura tumultuosa, e la cosa si riflette nei suoi scritti", dice Domenico Nodari, della Kaos Edizioni, una delle case che ha pubblicato alcune opere di Consoli. I suoi libri non vendono molto, ma Nodari sostiene che questo sia "in linea con lŽindustria editoriale italiana e le potenzialitaŽ di un piccolo editore". Tra le righe, significa: gli italiani non leggono molto, figuriamoci poi su questi argomenti.

Consoli cerca soprattutto di tenere viva la memoria di coloro che hanno combattuto per i diritti dei gay prima di lui. "Mi sento come uno storico, ma sono stato costretto a diventare un militante", dichiara. La gran parte delle ricerche sono state portate avanti lungo i suoi viaggi da globe-trotter, spulciando archivi, biblioteche, librerie e antiquari. E se anche non ha il titolo accademico di storico, eŽ di certo un ricercatore accurato. "Perfino le mie mail hanno le note a pieŽ di pagina", dice.

Dei suoi libri, quello che gli ha dato "la piuŽ grande soddisfazione" eŽ stato "Homocaust", che ricostruisce la persecuzione degli omosessuali sotto i nazisti, volume al quale ha lavorato per ben ventŽanni.  Sul muro dinanzi al suo studio campeggia incorniciata una lettera di Simon Wiesenthal, che lo ringrazia per la scrittura dellŽopera.

Ora sta lavorando a una "Etimologaya", un dizionario etimologico del gergo gay, raccolto sin dal 1978. Il gioco di parole del titolo eŽ una caratteristica del modo di parlare di Consoli, che ama coniare neologismi difficili da tradurre in inglese, a parte poche eccezioni come "predofilo".

Consoli eŽ un narratore nato, particolarmente portato a regalare brillanti descrizioni della Roma gay dei tempi di Pier Paolo Pasolini e Sandro Penna.

Ma quella di allora era anche unŽepoca di segretezza. Se infatti in Italia non esistono (e non sono mai esistite, ndt) leggi contro lŽomosessualitaŽ, la societaŽ non lŽha sempre ammessa. "Oggi se sei gay, non devi far altro che trovare il numero di telefono di unŽassociazione sulle pagine gialle", afferma Consoli. Lui, da giovane, poteva giusto spedire lettere furtive alle riviste gay allŽestero, nella speranza di stabilire un contatto. "CŽera allora un senso di peccato assoluto", e ogni incontro era potenzialmente un pericolo, sostiene. "Era difficile, devi cercare di calarti nella mentalitaŽ dellŽepoca. Vivevamo nel terrore. Qualunque cosa era proibita e tutto era clandestino... la gente non riesce a crederci oggi".

Consoli ha un pallino fisso. Nel 1998, dopo aver minacciato di portare via il suo archivio dallŽItalia, il ministro della Cultura ha riconosciuto la montagna di libri, collezioni di riviste, cartoline, fotografie e lettere che aveva accumulato dandogli il riconoscimento di "materiale di rilievo nazionale e dŽimportanza storica, culturale e medica".

"EŽ una delle cose che ho fatto che rimarranno", dice. Tutto il materiale eŽ stato spedito allŽarchivio di Stato di Roma, che custodisce le carte e i documenti di molti italiani importanti, e liŽ giace, in attesa di essere catalogato e reso di nuovo pubblico.

"Mi dissero che ci sarebbero voluti due anni per renderlo accessibile al pubblico, ma eŽ ancora tutto inscatolato", afferma Consoli. Il resto del materiale raccolto dal 1998 a oggi, eŽ stato invece spedito al Circolo di cultura omosessuale "Mario Mieli" di Roma.

Luisa Montevecchi, lŽarchivista responsabile per la collezione Consoli, sostiene che i documenti sono importanti per compiere ricerche sugli studi gay, ma lŽarchivio di Stato manca dei fondi per catalogarli in tempi rapidi.

Traduzione a cura di Sciltian Gastaldi