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Evo Morales da il via alla riforma agraria in Bolivia

6 Giugno 2006

Il presidente Boliviano ha dato il via ad un piano di riforma agraria con la distribuzione alle comunità Indigene più povere di circa 25.000 chilometri quadrati di terreni di proprietà dello Stato.

Evo Morales ha segnato l'inizio della sua “rivoluzione agraria” Sabato scorso, poche settimane dopo la nazionalizzazione dell'industria del gas naturale del paese da parte della sua amministrazione con la quale sono stati dati sei mesi alle companie energetiche sotto controllo straniero per rinegoziare nuovi contratti o abbandonare il paese.

“Vogliamo cambiare la Bolivia tutti assieme”, è quanto ha dichiarato Morales di fronte alle migliaia di Indigeni che si erano riuniti nella città di Santa Cruz, che si trova nella parte orientale della Bolivia, per ricevere i titoli terrieri.

“Riaffermare il pieno controllo sulla terra significa che ci stiamo riprendendo indietro tutte le risorse naturali e le stiamo nazionalizzando.”

La cerimonia si è svolta dopo che i colloqui riguardanti la riforma fra Morales e i leader del business agrario si sono interrotti, ed è parte di un processo che riguarda la distribuzione di 200.000 chilometri quadrati di terreni pubblici – un'area che è approssimativamente il doppio delle dimensioni del Portogallo – che verrà realizzato nel corso dei prossimi 5 anni.

Terra non coltivata

Il governo sta anche studiando la ridistribuzione di terreni privati non produttivi, mentre la Confederazione Nazionale dell'Agricoltura ha dichiarato che formerà dei gruppi allo scopo di difendere i terreni che teme possano essere fatti oggetto di confisca. Il governo ha affermato che questi gruppi saranno dichiarati illegali.

I piani di ridistribuzione terriera stanno facendo salire la tensione che perdura da lungo tempo fra i prosperi residenti delle pianure agricole della Bolivia e la popolazione più povera e per la maggior parte Indigena che vive sugli altipiani occidentali del paese.

La maggior parte dei terreni che sono fatti oggetto della riforma è terra che non è coltivata e che si trova nelle fertili pianure situate nella parte orientale della Bolivia.

Wilson Chacaray, un leader Indigeno della comunità Guarani, ha detto alla folla: “Il più grande bisogno che abbiamo è di riprendere il controllo sul nostro territorio. I proprietari terrieri, le compagnie straniere e i partiti politici che hanno sempre dominato questo paese ci hanno preso la terra e questa è la ragione principale del perchè viviamo in miseria.”

Alejandro Almaraz, il vice ministro Boliviano per i terreni agricoli, ha dichiarato che il governo assicurerà una amministrazione sostenibile dei terreni e che nessuna foresta o area naturale protetta verrà toccata.

Terreni dati alle comunità

Un numero non specificato di titoli sono stati distribuiti Sabato scorso alle comunità Indigene piuttosto che a singoli individui.

“Sono terreni che non presentano problemi legali,” ha detto Almaraz. “E crediamo che non sia giusto bloccare questa misura visto che aiuterà molte persone povere che hanno aspettato per lungo tempo e che hanno bisogno di questa terra per migliorare le proprie condizioni di vita.”

I terreni di proprietà dello stato erano già stati messi da parte per essere ridistribuiti prima che Morales venisse eletto lo scorso mese di Gennaio. Nessun possedimento terriero è stato confiscata ai grandi proprietari terrieri.

Ma il governo afferma che eventualmente confischerà e ridistribuirà quei terreni sotto proprietà privata che non sono produttivi, che sono stati ottenuti in maniera illegale o che vengono usati a scopi speculativi.

Le obiezioni al progetto

Gli agricoltori si oppongono alle confische private e alla velocità del processo, dicendo di temere che il possibile danno ambientale causato dalla massiccia deforestazione possa ferire le operazioni di numerose fattorie.

Mauricio Roca, il vice presidente della potente Camera Orientale dell'Agricoltura, ha dichiarato: “Andranno ad implementare un piano politico per un progetto che per prima cosa richiede una strutturazione tecnica, infrastrutture e formazione professionale.”

Roca ha dichiarato che la Camera non si oppone alla riforma agraria, ma che preferisce un programma di ridistribuzione più graduale combinato a formazione professionale di tipo agricolo.

Il business agrario ha affermato di avere interrotto il dialogo con Morales perchè il governo si è rifiutato di fare alcuna concessione sulle proprie proposte, anche se gli ufficiali del governo hanno annunciato di essere ancora disposti a discutere sulla questione.

Oltre ad aver firmato numerosi decreti per portare a compimento la riforma agraria, Morales ha anche rescisso un numero non specificato di concessioni forestali che erano state firmate da Carlos Mesa, l'ex presidente della Bolivia.

Secondo il governo quasi il 90% del terreno produttivo Boliviano viene coltivato solamente da 50.000 famiglie, una situazione che lascia milioni di Boliviani con pochi o addirittura senza alcun terreno a disposizione.

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info