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Nepal: I leader di tre organizzazioni per i diritti umani chiedono la imposizione di sanzioni selezionate

Comunicato del Segretariato Internazionale di Amnesty International – 19 Aprile 2006

(Ginevra) - Al Re del Nepal Gyanendra e ai più alti ufficiali del suo governo e dell'esercito dovrebbe essere rifiutato l'ingresso in altri paesi e qualunque assetto personale da loro posseduto al di fuori dei confini del proprio paese dovrebbe essere immediatamente congelato, è quanto hanno richiesto urgentemente Amnesty International, Human Rights Watch, e la Commissione Internazionale dei Giuristi. Le tre organizzazioni hanno diffuso la loro richiesta durante un meeting internazionale che si è tenuto a Ginevra, convocato dal Governo della Svizzera allo scopo di esaminare gli atti riguardanti la situazione dei diritti umani del Nepal.

Il Re Gyanendra ha assunto piena e diretta autorità esecutiva lo scorso 1 Febbraio 2005. Da allora, lui e i suoi ufficiali si sono resi responsabili di serie violazioni dei diritti umani, incluso l'arbitrario arresto e la detenzione di migliaia di voci critiche, la tortura e il maltrattamento dei detenuti, e severe restrizioni alla libertà di espressione e di assemblea. L'esercito continua a violare i diritti umani internazionali e la legge umanitaria nella sua guerra contro gli insorgenti Maoisti.

Le organizzazioni hanno dichiarato che le sanzioni dovrebbero essere dirette solo contro coloro che sono direttamente responsabili per la messa punto o la implementazione di queste politiche abusive, compreso il Re Gyanendra, il suo segretario, il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri Tulsi Giri, il Ministro degli Interni Kamal Thapa, il Ministro della Giustizia Niranjan Thapa, l'Ispettore Generale della Polizia Bhakta Thapa, e l'Ispettore Generale della Polizia Militare Shahabir Thapa.

“Il costo umano del conflitto in Nepal è stato catastrofico: moltissime persone sono stata uccise o sono state fatte 'sparire', le donne sono state attaccate e violentate, i bambini rapiti e costretti a combattere come soldati e i critici del regime sono stati rinchiusi in prigione,” ha dichiarato Irena Khan, Segretaria Generale di Amnesty International. “Il governo del Re Gynanedra appare completamente insensibile alle sofferenze del suo popolo. La comunità internazionale deve adesso esercitare una forte pressione attraverso l'imposizione di sanzioni selezionate che avranno un impatto diretto sul Re e le sue schiere.”

Le tre organizzazioni per i diritti umani hanno detto che queste precise sanzioni verranno rimosse solo quando esisterà la chiara certezza che il Governo del Nepal sta prestando osservanza alle domande della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, come tracciate nella risoluzione sul Nepal del 2005.

I più grandi rifornitori militari del Nepal – ossia l'India, gli Stati Uniti e il Regno Unito – hanno già sospeso il trasferimento di letale supporto militare al Governo del Nepal. Apparati militari stranieri, particolarmente in India, gli Stati Uniti e il Regno Unito dovrebbero dichiarare apertamente che non intratterranno normali rapporti con l'Esercito Reale Nepalese fino a quando non ci sarà un drammatico miglioramento nella situazione dei diritti umani.

“Le sanzioni che colpiscono il Re e i maggiori ufficiali responsabili per violazioni tanto gravi dei diritti umani sono necessarie per costringerli a mutare il proprio comportamento abusivo,” ha dichiarato Kenneth Roth, Direttore Esecutivo di Human Rights Watch. “Il governo del Re Gyanendra ha dimostrato che risponderà alla pressione internazionale solo quando i suoi interessi verranno messi in gioco.”

Gli abusi del governo durante lo scorso anno sono avvenuti nel mezzo dei tentativi compiuti dall'Ufficio dell'Alto Commissario per i Diritti Umani [OHCHR] in Nepal e nel pieno disprezzo della forte risoluzione adottata il 20 Aprile 2005 dalla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che richiede al Governo del Nepal la cessazione degli arresti arbitrari e delle uccisioni extragiudiziarie, l'interruzione del ricorso alla tortura e al maltrattamento dei detenuti, e la fine delle violazioni dei diritti umani da parte dei membri delle forze di sicurezza.

Il comportamento abusivo del Governo del Nepal ha preso una svolta ancor più negativa alla vigilia delle proteste in favore della democrazia che sono state organizzate fra il 6 e il 9 di Aprile. Membri della polizia e dell'esercito, sotto il diretto comando del Re, hanno fatto ricorso ad un uso eccessivo della forza per rispondere alle dimostrazioni che si sono tenute a livello nazionale, uccidendo almeno sei persone e ferendone centinaia. Le autorità hanno arrestato migliaia di dimostranti. Più di 800 di loro sono ancora in prigione per colpa del Public Security Act, molti di questi senza avere accesso agli avvocati o alle proprie famiglie.

“Il Nepal si trova immerso in una crisi doppia – il conflitto armato e il conflitto sulla democrazia,” ha detto Nicholas Howen, Segretario Generale della Commissione Internazionale dei Giuristi. “Spazzando via la democrazia e soffocando le proteste e il dissenso legittimi, il Re sta negando al suo popolo lo spazio democratico di cui hanno bisogno per decidere del loro futuro e per risolvere il conflitto in maniera pacifica. E' venuto il momento per la comunità internazionale di intervenire e di rispondere alla crisi in atto.”

L'ultima repressione politica che ha colpito il paese si va ad aggiungere ad una già grave crisi nella situazione dei diritti umani. La guerra civile del Nepal, che è in corso da dieci anni, ha provocato la morte di migliaia di civili, ha obbligato centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le proprie case, e ha limitato l'accesso al cibo, alla sanità e all'istruzione. Entrambe le parti nel conflitto si sono rese responsabili di enormi violazioni della legge umanitaria e delle leggi sui diritti umani. Le organizzazioni hanno reiterato i propri ripetuti appelli nei confronti del Partito Comunista del Nepal [Maoisti] affinchè ponga fine a pratiche che sono state condannate dalla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite nel 2005. Le organizzazioni hanno avvertito che una crisi che combini la situazione dei diritti umani e quella umanitaria in Nepal potrebbe avere gravi implicazioni per la sicurezza regionale.

I gruppi per i diritti umani hanno richiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di inserire nella propria agenda la crisi dei diritti umani in Nepal, e di imporre un regime globale di sanzioni selezionate che colpisca i più alti ufficiali Nepalesi. Hanno invitato i vicini del Nepal e i suoi maggiori donatori, come l'India, la Cina, l'Unione Europea e gli Stati Uniti, a lavorare assieme affinchè le sanzioni vengano implementate immediatamente.

Le organizzazioni hanno sottolineato che quelli che sono responsabili per le violazioni dei diritti umani internazionali e della legge umanitaria devono essere considerati personalmente responsabili dal punto di vista penale.

Per maggiori informazioni contattate:

Kavita Menon, Amnesty International, +44 7904 398 416 (Londra)
Susan Appleyard, International Commission of Jurists, +4176 4382 653 (Ginevra)
Brad Adams, Human Rights Watch, +44 7908 728 333 (Londra)
Veena Siddharth, Human Rights Watch, +1 202 612 4341 (Washington)

Tutti i documenti sul Nepal di AI: qui

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info