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La retorica di Al Gore: non c’è da fidarsi!

Di Joshua Frank – 23 Febbraio 2006

Al Gore è diventato una specie di idolo Americano nel corso di questi ultimi anni. Dopo la sua partenza da Washington nel 2000, l’ex candidato presidenziale ha fatto il giro di tutto il paese pronunciando minacciosi sermoni di fronte ad auditori e municipi stracolmi. Ha preso posizione contro l’agenda Repubblicana in Iraq, denunciando in ogni occasione il Presidente Bush e i neoconservatori. Gore sta velocemente trasformandosi nella celebrità del giorno contro la guerra, capace di catturare l’immaginario di molti di coloro che temono il vizioso cartello Bush.

“Normalmente noi Americani poniamo i fatti in tavola, parliamo delle scelte che abbiamo di fronte e prendiamo una decisione. Ma questo non è quello che è successo nel caso di questa guerra – non nella maniera nella quale sarebbe dovuta essere,” ha sottolineato Gore durante una conferenza sponsorizzata da MoveOn.org e tenutasi alla New York University nell’Agosto del 2003. “Di conseguenza, sono troppi i nostri soldati che stanno pagando il prezzo più alto, a causa di calcoli strategici del tutto sbagliati, seri errori di giudizio, ed errori storici che hanno messo in pericolo noi e la nostra nazione.”

Alcuni ritengono che Gore sia sempre stato un raggio di speranza, e sostengono che è stata veramente un’immane disgrazia che le elezioni del 2000 gli siano state levate da sotto i piedi [o che siano state sabotate da Ralph Nader]. Oggi non ci ritroveremmo in Iraq, sostengono, poiché questa guerra al terrore è puramente una crociata Repubblicana che non si sarebbe mai verificata sotto la gestione di un’amministrazione Democratica, specialmente se Gore fosse stato al comando.

Così dicono.

Ma nonostante tutta l’orgogliosa retorica messa in mostra, il primato di Al Gore per ciò che riguarda l’Iraq non è certo quello di una colomba. Durante l’autunno del 1998 Gore arrivò ad esercitare pressione sui consiglieri del Presidente Clinton affinché abbracciassero Operation Desert Fox, ed eventualmente questo è quello che fecero. Dal 16 al 18 Dicembre dello stesso anno, l’Iraq venne devastato da bombe e da missile cruise Statunitensi. Vennero colpiti centinaia di siti. L’obiettivo era quello di contenere i tentativi di Saddam Hussein di sviluppare armi di distruzione di massa, nella speranza che l’indebolimento della sua capacità militare avrebbe finito per indurne la sconfitta. Non funzionò e Saddam si ritrovò solamente più trincerato. Gli ufficiali Iracheni confermarono il ferimento di centinaia di persone e la morte di dozzine di civili. I bombardamenti sostenuti dal Vice Presidente non furono gli unici killer in Iraq; Gore abbracciò anche le orrende sanzioni delle Nazioni Unite, che furono responsabili di almeno mezzo milione di morti, per la maggior parte donne e bambini degli strati più poveri della popolazione.

Al Gore non si rivelò certamente un peacenik durante i suoi giorni al servizio di Bill Clinton. Sostenne l’intervento della NATO in Bosnia e il bombardamento del Sudan. Fino al momento in cui l’Iraq venne invaso da George W. Bush, Gore tenne anche dei comizi nei quali sottolineò la minaccia potenziale rappresentata da Saddam.

“La ricerca di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq si è rivelata impossibile da contenere,” dichiarò Gore il 23 Settembre del 2002. “Ne dovremmo dedurre che continuerà fino a quando Saddam rimarrà al potere.”

Per alcuni può essere confortante pensare che Al Gore abbia cambiato sensibilmente opinione sull’Iraq. Ma Gore non andrà a fondo di alcuna delle questioni più profonde che influenzano la politica estera Statunitense. Mentre i Bushiti volgono la loro impudica attenzione sull’Iran, Gore non pare desideroso e neppure capace di riconoscere uno dei primari perpetratori di un’altra guerra nella regione: Israele.

Durante un discorso della scorsa settimana al Forum Economico di Jeddah in Arabia Saudita, Al Gore ha pontificato sulla politica USA in Medio Oriente. Quando è stato pressato da un pubblico largamente Saudita sulla questione della fedeltà Americana verso Israele come elemento che sta facendo crescere le possibilità di una guerra in Iran, Gore si è mantenuto alquanto evasivo. “In questo caso non possiamo risolvere quel lungo conflitto [ Israelo Palestinese ] con degli scambi, “ ha detto.

In altre parole, non ha alcuna intenzione di affrontare la questione.

Al Gore ha anche criticato i paesi Medio Orientali [ fatta eccezione per Israele, naturalmente ] per non aver preso la minaccia nucleare Iraniana abbastanza seriamente. “E’ solo l’Occidente a dire che tutto questo è pericoloso?”, ha chiesto Gore. “Dovrebbero esserci più persone in questa regione a dire che tutto questo è pericoloso.”

Forse il vero pericolo è quello di credere che i comportamenti banali e senza senso di Mr. Gore sulla guerra meritino gli elogi e l’ammirazione di tutti coloro che si oppongono all’occupazione dell’Iraq e ad una guerra potenziale in Iran. La storia non è dalla sua parte – qualunque siano le cose che rivela e denuncia di fronte al suo pubblico liberale.

Joshua Frank è l’editore del news blog radicale www.BrickBurner.org ed è l’autore di “Left Out!: How Liberals Helped Reelect George W. Bush”, pubblicato dalla Common Courage Press (2005). Può essere contattato al seguente indirizzo di posta elettronica: BrickBurner@gmail.com.

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info