La furia religiosa minaccia di strappare il potere ai governi laici Di Robert Fisk – 8 Febbraio 2006
06/02 – Ieri, dopo la Siria, i fuochi accesi dalle vignette danesi contro il Profeta si sono estesi al Libano con un'intensità settaria.
La rabbia che ha avvampato nel mondo musulmano durante il fine settimana ha visto i dimostranti bruciare le bandiere danesi e attaccare gli edifici di Lahore a Gaza. L'esercito islamico in Iraq, uno dei principali gruppi di insorti, ieri ha fatto un raccapricciante appello alla violenza contro i cittadini di quei paesi in cui sono state pubblicate le caricature del Profeta Maometto.
"Giuriamo a Dio, se prenderemo uno dei loro cittadini in Iraq, lo tagliere a pezzi, per vendicare il Profeta", hanno detto in una dichiarazione su internet non verificata.
Ieri, in Libano, circa 2000 soldati hanno fronteggiato i dimostranti nel cuore della Beirut cristiana nel giorno in cui il consolato danese è stato dato alle fiamme e una grande chiesa è stata attaccata dalla folla. Altri dimostranti si dirigevano verso il ministero degli esteri libanese. Un manifestante al consolato è rimasto intrappolato nelle fiamme ed è morto saltando dal terzo piano.
La violenza di ieri potrebbe essere stata ispirata dagli assalti del giorno precedente alla ambasciate della Danimarca e della Norvegia a Damasco - o forse sono state incoraggiate dallo stesso Partito Baath, che deve aver originariamente permesso alle dimostrazioni siriane di avere luogo.
Più probabilmente, alle folle di entrambe le città è stato permesso dalle autorità di inscenare le proteste, ma i dimostranti sono stati presto sopraffatti dagli estremisti sunniti - in Libano, forse il partito salafista Hezb al-Tahrir a Tripoli, e allo stesso modo i Palestinesi wahhabiti del campo rifugiati di Ein el-Helweh - arrivati con bastoni e pietre per assaltare le proprietà danesi e poi attaccare la chiesa di S. Maroun e marciare sul ministero degli esteri libanese.
Se questo è vero, si dimostra quanto velocemente due governi nazionalisti arabi possano essere messi in discussione dagli islamisti nei loro stessi paesi. Le forze di sicurezza libanesi, forti di 2000 persone, hanno dovuto essere impiegate a Beirut est per sparare gas lacrimogeni e proiettili carichi nel cielo per reprimere i facinorosi.
Per il Libano, diviso su linee settarie, come lo è stato dalla sua creazione ad opera della Francia negli anni '20, è stato un giorno di rabbia e ferocia - forse il peggiore da quando l'ex primo ministro Rafik Hariri è stato assassinato il 14 febbraio dello scorso anno - il che portò i dimostranti musulmani nel centro della cristiana Beirut Est, dove si trova il consolato danese, o meglio dove si trovava. Bruciare autopombe e sfasciare auto parcheggiate nelle strade, comunque, riporta agli orribili ricordi della guerra civile libanese, durata 15 anni.
C'è poco da stupirsi, poi, che Charles Rizk, il ministro della giustizia, abbia chiesto con rabbia: "Qual'è la colpa dei cittadini di Ashrafieh per delle vignette pubblicate in Danimarca?". Ashrafieh, non serve dirlo, è un settore di Beirut quasi completamente cristiano.
Fouad Siniora, il primo ministro libanese - che, come da costituzione non scritta del paese, è un sunnita - ha insistito che questo non era il modo giusto per i Musulmani di esprimere la loro rabbia. Un prelato sunnita che è apparso nelle strade in un vano tentativo di calmare i dimostranti ha ribadito che "hanno fatto più danno al nome del Profeta oggi, che le vignette in Danimarca".
Il ministro degli interni libanese, Hassan al-Sabaa, ha dato le dimissioni oggi, diventando la prima vittima politica della crisi.
Almeno 30 persone sono state arrestate e in seguito le autorità libanesi hanno annunciato - come prevedibile - che la maggior parte di loro erano "stranieri". In Libano, ogniqualvolta si verificano dei disordini civili, gli stranieri sono sempre accusati - proprio come se fossero davvero in guerra civile - nonostante sarebbe interessante vedere se ci sia effettivamente qualche Siriano tra i manifestanti. I politici cristiani si lamentano che il governo libanese, che sapeva ci sarebbero state dimostrazioni, avrebbe dovuto trattare più "severamente" i dimostranti - per "severamente", leggete "mortalmente".
Ma, nei fatti, le truppe libanesi sono riuscite ad evitare di uccidere manifestanti; i "martiri" avrebbero solo aggiunto legna al fuoco per nuove, violente dimostrazioni - e la battaglia di ieri a Beirut Est era in aperto contrasto al modo in cui i soldati israeliani trattano di solito i manifestanti arabi. I Libanesi, lontani dallo sparare proiettili sulle folle, li hano spinti indietro con cannoni ad acqua.
Non c'è dubbio che queste assurde vignette pubblicate in origine a Copenhagen lo scorso settembre abbiano acceso un piccolo inferno nel Medio Oriente. A Nablus, degli uomini armati palestinesi hanno preso d'assalto il centro culturale francese, ieri. A Qatar, il governo ha annunciato che non avrebbe più accettato delegazioni commerciali dalla Danimarca. L'Iran ha richiamato il proprio ambasciatore da Copenhagen.
I dimostranti musulmani potevano essere visti ieri sulle strade di Beirut con i cartelloni verdi che riportavano la leggenda: "Oh nazione di Maometto, svegliati!". Il pericolo per l'Occidente - e per le dittature e semi-democrazie del Medio Oriente - è che davvero molti membri della nazione di Maometto lo facciano.
La Siria è per la maggioranza una nazione sunnita governata da Alawiti - un ramo dello sciismo - e non è difficile vedere come un minimo incoraggiamento baathista dei dimostranti di Sabato si è presto trasformato in una protesta sunnita. L'ambasciata norvegese ha chiesto protezione extra alla Siria - ma non le sono state fornite le forze di sicurezza che aveva chiesto. Ci saranno molte domande a Damasco su questa questione, da parte europea; perché è il solito vecchio problema: chi comanda in Siria?
Source: The Independent UK
Traduzione a cura di Carlo Martini per www.radioforpeace.info
Foto: Iranians were stopped from storming the Austrian embassy [Al Jazeera]