Di Carl Doerner – 6 Febbraio 2006
Caracas, Venezuela – Lo scorso 27 Gennaio il Presidente Hugo Chavez ha parlato durante quello che per lui è stato un breve discorso di 90 minuti di fronte a circa 18.000 dei delegati che si sono riuniti qui per prendere parte al sesto World Social Forum. Si è riferito a George W. Bush come a “Mr Pericolo” e a Cindy Sheehan, che era seduta vicino a lui, come a “Mrs. Speranza”. Gli altri 100.000 delegati da tutto il mondo hanno invece trovato altri luoghi di ritrovo.
Uno di questi mi ha particolarmente colpito, perché è il più indicativo di quello che sta succedendo in Venezuela per quanto riguarda la sua Rivoluzione Bolivariana, in maniera molto più forte di quello che potrebbe offrire qualunque discorso politico, e sto parlando delle Scuole Mission. Gli insegnanti provenienti da Cuba sono stati la chiave per l’affermazione di una campagna in favore dell’alfabetizzazione nei quartieri più poveri dell’intero paese, e queste scuole stanno adesso producendo i propri insegnanti.
I leader Venezuelani, che sono profondamente dediti allo sviluppo di una propria versione di un’economia socialista, di una che sia libera dallo sfruttamento delle risorse e del lavoro dell’America Latina e dall’inondazione dei loro mercati con prodotti più economici, parlano di tre gravi minacce che gravano sul loro processo rivoluzionario.
La prima di queste minacce è la concreta possibilità di un diretto intervento militare da parte degli Stati Uniti, particolarmente dalle basi militari che sono state strategicamente installate nella zona settentrionale della Colombia. Quella presenza Americana, la cui funzione apparentemente è quella di sostenere il processo di sradicamento delle droghe, si trova sulla frontiera Colombiana con il Venezuela ed è piuttosto vicina alla produzione petrolifera del paese che è situata attorno al Lago Maricaibo.
La seconda minaccia di cui parlano è l’assassinio del Presidente Chavez. Ai tempi del regno del dittatore Fulgencio Batista, l’Ambasciatore Americano Arthur Gardner avvisò il Presidente Eisenhower che il giovane Fidel Castro era un personaggio pericoloso e che avrebbe dovuto essere assassinato – questo naturalmente ancor prima del successo della rivoluzione Cubana del 1 gennaio 1959. La determinazione e l’assenza del rispetto per la vita messe in mostra dalle migliaia di attentati alla vita di Castro venne probabilmente ad essere meglio illustrata dal fallito tentativo di far saltare in aria un auditorio a Panama mentre Castro stava parlando di fronte ad un’ampia assemblea di studenti.
Messi in guardia dalla storia della CIA, la gente del Venezuela sa bene che la loro rivoluzione continua ad essere vulnerabile nel paese. Gli ufficiali con i quali ho parlato dicono di servire il Presidente, ma è risaputo che le lealtà sono divise e il caos che seguirebbe ad un assassinio sarebbe un invito a nozze per un intervento militare. Abbiamo vissuto nelle montagne durante le dittature del passato, dicono alcuni uomini più anziani. Non vogliamo la guerra, ma nel caso che fosse necessario saremmo disposti a combattere ancora una volta da là.
Il terzo e forse il peggiore dei pericoli per la rivoluzione di cui parlano apertamente è che il Presidente Chavez, adesso al potere, fallisca di dimostrarsi all’altezza, o dimostri di non essere in grado di controllare la vasta burocrazia capitalista che è ancora al suo posto, e che può interferire con quel tipo di progresso che viene messo in luce dalle Scuole Mission.
Fatta eccezione per il loro dimostrato entusiasmo per lo slogan del Forum “un altro mondo è possibile”, i delegati presenti in numero tanto grande assai difficilmente sono una sola mente. Il 27 Gennaio, mentre la gente indigena proveniente da tutto il Sud America dimostrava di fronte ad una statua di Simon Bolivar, il riverito Liberatore di questa gente dal potere Spagnolo nel 19esimo secolo, nella Plaza che porta il suo nome, argomentazioni molto forti sono scaturite fra i Brasiliani e i Venezuelani riguardo il cambio di direzione che l’America Latina dovrebbe prendere.
Tutto è finito per svolgersi in maniera armoniosa, energetica e magnifica per la delegazione di 200 Americani di Global Exchange, che hanno visitato una delle Scuole Mission di quartiere, dove alcuni studenti che erano inizialmente analfabeti e che hanno poi partecipato a programmi accelerati - alcuni di loro adesso in possesso di titoli universitari - si erano riuniti per parlare della loro esperienza.
Una di loro ha detto di essere compiaciuta di essere prossima a laurearsi alla stessa scuola dei suoi nipoti. Un’altra ha descritto l’educazione del passato in Venezuela come un sistema che era solo ed esclusivamente messo a disposizione dalle scuole private, definendo l’istruzione come uno dei molti privilegi dei ricchi. In quegli anni il governo distribuiva a tutti un libro e suggeriva ad ogni ricevente di studiare per proprio conto. Altri hanno affermato di essere pienamente disposti a morire per la Rivoluzione e per i missionari Cubani che gli hanno portato questa opportunità, perché gli hanno mostrato la maniera in cui il mondo e le loro vite dovrebbero essere.
L’opposizione, a cui è stato negato il potere, il privilegio e un’inesauribile fonte di lavoro a basso costo, non accetta nulla di tutto questo. I suoi sforzi nel referendum per la rimozione dalla carica del Presidente Chavez [Recall] sono stati un fallimento, ma fa del suo meglio nei media che controlla per condannare le Scuole Mission e l’istruzione dei poveri, definendole una bugia. Un cospicuo flusso di denaro viene incanalato a loro favore dall’amministrazione Bush, tanto quanto il flusso di lunga data agli oppositori di Castro a Cuba. La Senatrice Connie Mack della Florida ha anche introdotto una legge affinché il governo USA sostenga l’opposizione Venezuelana.
Chiaramente gli agenti Statunitensi che sono presenti, camminano in Venezuela indossando dei paraocchi. Il cambiamento è arrivato, e mentre la continuità di questo nuovo mondo possibile viene minacciata, una visita ad una Scuola Mission li disingannerebbe della ristretta visione del futuro che attribuiscono a questo paese.
Carl Doerner scrive analisi di notizie per i media del New England ed è l’autore del romanzo “Ashes and Embers”. Può essere contattato al seguente indirizzo di posta: cdoerner@surfglobal.net.
Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info
Foto1 - La pacifista americana Cindy Sheehan, Juana Ferrer, al secondo posto a destra, dalla Repubblica Domenicana e il presidente venezuelano Hugo Chavez, durante il Social Forum Mondiale a Caracas, Venezuela, venerdì, 27 gennaio 2006. (Ap Photo/Fernando Llano)
Fonte Immagini: http://italy.indymedia.org