Di Ahmed Amr – 27 Dicembre 2005
Prevedere il risultato di un'elezione egiziana non è scienza balistica. Un'occupazione molto più stimolante, in primo luogo, è determinare perché l'Egitto si disturbi ad inscenare delle elezioni.
Non dovrebbe essere una novità che il Partito Democratico Nazionale abbia vinto tre seggi su quattro nella nuova Assemblea Nazionale. Questo risultato "notevole" è stato ottenuto con brogli elettorali, comprando alcuni votanti, intimidendone altri e arrestando centinaia di attivisti dell'opposizione. I votanti "sicuri" sono stati diretti verso giurisdizioni con candidati vulnerabili dello NPD. E i partigiani dello NPD sono stati fedeli alla loro ben meritata reputazione per aver votato presto e spesso.
Poiché i registri elettorali sono aggiornati raramente, è ragionevole assumere che molti dei morti siano temporaneamente tornati in vita per sostenere il partito al potere. Quando non ha funzionato, i teppisti del partito sono stati mandati ad aggredire fisicamente e a perseguitare i votanti indipendenti. Come ultima risorsa, la polizia ha costruito delle barricate per impedire ai fedeli dell'opposizione di entrare nei seggi. Quando si presentava la necessità, non erano contrari ad usare il loro arsenale di candelotti lacrimogeni e proiettili di gomma. A pochi dei votanti più insistenti è stata data una scelta tra prendersi una pallottola o scartare il proprio voto. Una dozzina hanno dato la propria vita per aver fatto la scelta sbagliata. Il conteggio delle morti ha dato all'Egitto il dubbio merito di essere un luogo in cui è più pericoloso votare che in Iraq.
In alcuni casi, i centri di voto non hanno mai aperto. In altri, hanno aperto troppo tardi o chiuso troppo presto. Poi è venuta l'ora magica per sbagliare nello spoglio delle schede elettorali e manipolare il conteggio finale. E non c'era tanta scelta al di fuori dello NDP. Tutto va bene nelle elezioni egiziane e nella competizione.
Durante la breve campagna elettorale, il partito al potere ha approfittato dei monopoli mediatici posseduti dallo stato per addurre i propri argomenti ad un'opinione pubblica scettica. Come d'uso, il governo ha ricoperto di favori l'elettorato leale. Cesare dà servizi vitali e Cesare può prendersi un sacco di privilegi.
Persino prima che il voto avesse inizio, si era iniziato a correggerlo. La maggioranza degli Egiziani aventi diritto al voto non sono registrati ed al governo garba mantenere questa situazione. La legge richiede ai potenziali votanti di registrarsi un anno prima delle elezioni. Ovviamente, una registrazione in ritardo può essere disposta per quell'eccezionale cittadino che probabilmente voterà per il partito al potere. Secondo le stime del governo, solo il 25 % dei votanti registrati si è preoccupato di presentarsi -- il che si traduce in poco più del 10 % degli aventi diritto al voto. Il restante 90 % è abbastanza cinico da guardare l'intero squallido spettacolo dalla panchina.
Mettendola in un altro modo, lo NDP ha vinto quest'elezione con il sostegno di circa il 7 % della popolazione adulta. Detto questo, questa elezione è stata probabilmente l'elezione più trasparente sin dalla rivoluzione egiziana nel 1952. Molto credito va ai coraggiosi giornalisti dell'opposizione e ad una magistratura nuovamente dedita ad agire da ramo indipendente del governo. Mentre alcuni dei giudici che controllavano le elezioni hanno chiuso un occhio per le irregolarità sistematiche, la grande maggioranza ha fatto dei lodevoli tentativi di agire quale osservatore neutrale. Anche così, non c'erano abbastanza di loro per coprire tutte le stazioni di voto.
In ogni caso, i risultati finali dell'elezione erano stati prestabiliti e lo NDP ha vinto abbastanza seggi per riprendere i suoi compiti ufficiali da buon parlamento fantoccio.
Nulla di tutto questo è per suggerire che non ci sia stata qualche sorpresa sgradita per il partito al potere. Nonostante i migliori sforzi dello speranzoso NDP, l'opposizione ha vinto un quarto dei seggi. La Fratellanza Musulmana è riuscita ad ottenere il sessanta percento dei seggi che hanno scelto di contestare.
La voce nelle strade del Cairo è che era stato stretto un accordo tra la bandita organizzazione ed il governo per restringere i candidati della Fratellanza a solo un terzo dei distretti. E' un prezzo che il gruppo fuori legge ha pagato volentieri per partecipare al processo elettorale. Poiché la legge egiziana proibisce esplicitamente i partiti religiosi, i candidati della Fratellanza sono stati obbligati a concorrere come indipendenti. Per evitare un confronto aperto con il regime, la Fratellanza ha fatto queste necessarie concessioni solo per dimostrare la propria forza politica -- e lo ha fatto vincendo 88 seggi o il 20 % del totale. Nonostante la loro impressionate dimostrazione di forza, è probabile che la Fratellanza abbia poca influenza sulla politica del governo.
Pochi candidati non della Fratellanza hanno concorso da indipendenti con successo. Un'altra dozzina di seggi è andata ai partiti dell'opposizione ufficialmente autorizzati - la metà dei quali al liberale Wafd. Persino Ayman Nour ha perso il proprio seggio. Solo una manciata di donne e un singolo Copto sono riuscite a guadagnare un posto nella nuova assemblea -- prevalentemente perché alcuni di loro, ben preziosi, erano stati nominato dallo NDP.
Usando la stessa matematica applicata ai conteggi dello NDP, i partiti dell'opposizione hanno raggiunto questi risultati con il sostegno di meno del 5 % di tutti gli aventi diritto al voto. Poiché molta dell'attuale opposizione è motivata da passioni ideologiche, è difficile raggiungere una qualunque ferma conclusione su quali sarebbero stati i risultati in un'elezione effettivamente libera e leale. La mia personale indagine dell'egiziano medio mi porta ad indovinare che il 90 % che non si è presentato il giorno delle elezioni voterebbero per il partito che più probabilmente darebbe loro un governo pulito e responsabile e migliori standard di vita. Lo slogan di base della Fratellanza Musulmana, che ha fallito miseramente, è che loro non sono lo NDP.
Tanto vale per la prevedibile "vittoria" dello NDP e anche per un po' di speculazioni sul perché il partito al potere si sia inguaiato inscenando questa farsa di elezioni. Al di là del valore cosmetico di indossare un indumento da stato democratico, c'erano ragioni più inderogabili per inscenare questa bella contesa -- persino contro un'opposizione debole e frammentata. Certamente il regime non ha condotto questa farsa per acquisire una qualunque legittimità presso i propri sudditi. Per dirla tutta, non ne hanno bisogno. Il loro potere è sicuro e sono più che volenterosi di ricorrere alla forza bruta per mantenere il controllo sull'apparato dello stato. L'autorità di Mubarak come guida del regno non è messa in discussione. Può ancora contare sulla lealtà dell'esercito e della polizia e questo è più che sufficiente per affrontare qualsiasi pretendente al trono.
Per di più, ogni osservatore casuale dello scenario politico egiziano deve riconoscere che c'era qualcosa di chiaramente diverso in questa particolare elezione. Non è stata condotta per il consumo domestico ma per dare a George Bush una sostegno. L'obbiettivo di queste elezioni era prestare una misura di credibilità a tutta questa insensata politica dichiarata di Washington nel diffondere la democrazia in Medio Oriente. Fortunatamente per Bush, non c'è mancanza di stupidi creduloni che desiderano ignorare il duraturo impegno dell'America verso gli autoritari governanti dell'Egitto.
E' abbastanza facile spiegare perché la Casa Bianca fosse estasiata dei risultati nelle elezioni egiziane. Ed è meglio ricordare che Bush era egualmente incantato dalle recenti elezioni nazionali saudite -- un cambiamento "radicale" che ha permesso agli adulti maschi di votare per metà dei seggi in pochi consigli di città docili.
Diffondere il vangelo della democrazia è l'ultima foglia di fico per coprire le vere ragioni di invasione dell'Iraq -- petrolio, Israele e protezione del tremendo dollaro da una grave svalutazione. Le elezioni egiziane permettono all'amministrazione Bush di millantare progressi nel ridisegnare la mappa del "Più grande Medio Oriente" -- la causa revisionista del pantano iracheno.
Come favore a Bush, il regime egiziano sperava di rischiare d'affrontare l'opposizione in quel che ancora resta la più pulita sporca elezione in cinque decenni. E' stata anche l'occasione di Mubarak per spedire un messaggio a Bush. "Non pressare la tua fortuna. Apres Moi, Le Brotherhood. Occupati delle realtà egiziane e trova un altro paese che serva da trampolino di lancio per i tuoi alibi 'democratici' nell'invadere l'Iraq. O rischia l'alternativa di un regime fondamentalista al Cairo".
Non si nega che molti Egiziani vogliano sempre più contestare il monopolio di potere dello NDP. Ma se ci fosse stato un evento esterno che li ha ispirati, non è stata l'invasione americana dell'Iraq ma la spontanea sollevazione libanese sulla scia dell'omicidio di Hariri. Gli Egiziani restano unanimemente e fortemente opposti all'intervento militare dell'America nella regione e rabbiosi per il sostegno di Washington ad Israele e alla complicità di Bush nella repressione dei Palestinesi.
Qualora un cambiamento democratico dovesse presentarsi in Egitto, gli Stati Uniti non saranno più lieti del rimpiazzo di Mubarak di quanto lo siano stati con l'abdicazione dello Scia. Nel frattempo, elezioni o non elezioni, aspettatevi che lo NDP riprenda a comportarsi come al solito in Egitto.
Il link seguente vi porterà ad un altro articolo che ha a che fare con i risultati del referendum per cambiare la costituzione egiziana: "Vota come un egiziano -- Presto e spesso".
Ahmed Amr è il direttore di NileMedia. Può essere contattato su: Montraj@aol.com.
Traduzione a cura di Carlo Martini per www.radioforpeace.info