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Gran Bel lavoro davvero, Dick Cheney

Di Mike Whitney – 15 Novembre 2005

Nessun uomo nei 200 anni di storia degli Stati Uniti ha impersonato la "banalità del male" in maniera più completa di Dick Cheney, un corpulento burocrate di medio livello che è salito ai vertici della politica grazie a calcolo ostinato e un vendicativo sangue freddo. Cheney sarebbe perfetto dietro la cassa di un fast-food a ringhiare contro i dipendenti e fare il prepotente per via della sua autorità, sfortunatamente, in qualità di Vice Presidente è stato un fallimento totale.

La sua apparizione al Campidoglio la settimana scorsa conferma soltanto il suo vuoto morale e il suo disprezzo per la decenza. Cheney infatti si è rivolto al senato in una sessione a porte chiuse e ha fatto un appello "appassionato" per continuare il "crudele, degradante e disumano" trattamento dei prigionieri detenuti nei campi di concentramento americani.

I suoi ragionamenti seguono la logica perversa dell'avvocato di Harvard Alan Dershowitz, che sostiene che le atrocità "a sponsorizzazione statale" come la tortura possono essere giustificate se producono una maggiore sicurezza. L'appello di Cheney dovrebbe essere preso in seria considerazione.

Dopo tutto questa è la logica deviata che ispira tutta la guerra al terrore: il fine giustifica i mezzi. Dove porti inevitabilmente questo modello di pensiero lo possiamo vedere bene guardando le foto sconvolgenti da Abu Ghraib e le relazioni sulle vittime messe alla fame alla Baia di Guantanamo. Questi sono i fetidi luoghi dove le teorie di Cheney sono messe in pratica.

La testimonianza del Colonnello Laurence Wilkerson, ex capo dello staff di Colin Powell, ha chiarito il ruolo di Cheney: è la mente principale del nuovo regime di tortura dell'America. Wilkerson ha affermato che "Il Segretario alla Difesa sotto protezione dell'ufficio del Vice Presidente ha cominciato ad autorizzare procedure all'interno delle forze armate che hanno condotto a ciò che abbiamo visto. C'era un chiaro scrutinio e passaggio dall'ufficio del vice presidente tramite il segretario della difesa fino ai comandanti in campo." (NPR)

Wilkerson pone Cheney al cuore dello scandalo delle torture, un addebito che il vice presidente non nega. Tanto è vero che ha riempito il suo ufficio di uomini che condividono le sue opinioni e sono disposti a difendere con tutte le loro forze il diritto del presidente a commettere qualsiasi trasgressione immaginabile in nome della sicurezza nazionale. La sua apparizione al Campidoglio lo identifica come autore e principale campione della politica attuale. La sua petizione al Senato è una richiesta di deturpare la Costituzione e la sua esplicita difesa dei diritti umani, e accettare le sue sordide proposte di legalizzare la disumanità di stato.

Spiacenti, Cheney.

Cheney è riuscito in molte delle sue iniziative politiche, ma sulla tortura si è trovato di fronte ad un muro. Il Senato ha ampiamente rifiutato la sua richiesta, cosa che lascia una qualche remota possibilità che il Vice Presidente possa essere processato per crimini di guerra. Come minimo, il ruolo di Cheney come architetto di questa politica carica di responsabilità è destinato a subire un più attento scrutinio, che metterà ancora più a fuoco le bizzarrie criminali perpetrate dall'attuale regime. Sarà interessante vedere come Cheney reagirà quando alla fine sarà messo all'angolo dai suoi stessi eccessi.

Negli ultimi 5 anni, Cheney ha tentato di imporre l'autorità suprema della presidenza. Sapeva che il presidente Bush era un vantone poco brillante la cui acutezza non è mai andata oltre quelle ovvietà politiche che gli venivano suggerite nell'auricolare. Questo ha dato a Cheney l'opportunità di lavorare dietro le quinte per rovesciare trattati a lungo onorati, ostacolare la supervisione del congresso e fare strage delle forme di difesa costituzionale. Ha lodato entusiasticamente le politiche di aggressione non provocata (precauzione) e la sospensione a tempo indeterminato di diritti inalienabili (per combattere il nemico). Ha trasformato il sistema esistente, grazie a molti assegni e bilanci, in un feudo personale che premiava le sue fedeli e venali società corporative e dilapidava miliardi di dollari dei contribuenti che andavano a finire nelle casse degli imprenditori della difesa. 

Più di qualunque altro politico della sua era, Cheney ha dimostrato una vena machiavellica nel trasformare la paura dell'opinione pubblica in appoggio per politiche impopolari. E' la figura in ombra, dietro le quinte, un Rasputin Texano che utilizza il suo ologramma per le pubbliche relazioni, George Bush, per nascondere la sua feroce ambizione. Da abile manipolatore qual è, Cheney è salito al top del formicaio della politica cavalcando al momento giusto il suo cavallo di Crawford.

Heilà, Georgie boy!

Ma la fortuna politica di Cheney stavolta ha urtato un ostacolo imprevedibile.

L'indagine Plame ha lasciato l'aereo imperiale in stallo a mezz'aria e Cheney è sempre più vulnerabile. Fitzgerald sta mettendo insieme un caso che, o incriminerà il vice presidente, o comunque comprometterà seriamente l'amministrazione. In ogni caso, la base del potere di Cheney ne uscirà gravemente danneggiata.

E adesso?

Mentre il fiasco in Iraq continuerà a indebolire e prosciugare le risorse, l'appoggio dell'opinione pubblica continuerà a oscillare.

I media dovranno per forza voltare le spalle all'amministrazione, nella vana speranza che qualche democratico ugualmente zelante si assuma il ruolo di comandante in capo dell'impero e apra la strada alla vittoria in Iraq. Questo significa che il volgare Cheney sarà presto eliminato, una perdita inevitabile in una campagna già persa.

Non appena cominceremo a valutare la spregevole carriera di Cheney, dovremo notare l'enorme vergogna che ha accumulato sull'onore nazionale e come ha guidato la "nave dello Stato" da vero inetto fino alla sua precoce rovina. Cheney è riuscito a superare e fare peggio di Kissinger stesso, trascinando la nazione in una guerra catastrofica e portando alla rovina le sue prospettive per il futuro. Quando gli storici analizzeranno questo periodo senza dubbio si meraviglieranno per il fatto che un volgarissimo personaggio senza scrupoli, con un'insaziabile attrazione per la crudeltà, è diventato l'uomo più potente sulla terra.

Stai facendo veramente un gran bel lavoro, Dickie!

Mike Whitney vive nello stato di Washington e può essere contattato al seguente indirizzo email: Fergiewhitney@msn.com

Traduzione di Paola Merciai per www.radioforpeace.info