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Pensando l'impensabile: aprire i negoziati con la resistenza irachena

Di Mike Whitney – 31 Ottobre 2005

Lo scopo della costituzione irachena è legittimare l'occupazione americana e stabilire la base legale per dividere il paese. Non fa nulla per il popolo iracheno, tranne che esacerbare le animosità settarie e religiose. Solo un folle accetterebbe una costituzione che è progettata per smembrare una nazione. Questa è una contraddizione del principio di base che sottolineano tali documenti.

Una solida maggioranza in tre province sunnite ha rifiutato la costituzione, anche se, secondo i leader dell'Associazione degli Studenti Musulmani, "gli Americani hanno fraudolentemente trasformato i "no" dei Sunniti in "sì". (New York Times)

Il signor Kubaisy, rappresentate della ASM, ha detto: "La costituzione era parte di una cospirazione americana per sbrindellare questo paese... Questa costituzione sarà eliminata quando se ne andranno".

Le osservazioni di Kubaisy riflettono i sentimenti di una vasta maggioranza di Sunniti, come dell'82 % degli Iracheni che sono "fortemente contrari" alla presenza in corso delle truppe d'occupazione (Sondaggio del Governo Britannico, 15-10-05).

Lo scopo di una costituzione è unificare il popolo sotto un impegno comune per le libertà civili, i diritti umani, e il predominio della legge. Tutto ciò sta tristemente mancando nella costituzione irachena, che è intesa principalmente per rafforzare il ruolo della religione nel governo e per consentire l'autonomia regionale. La divisione dell'Iraq non dovrebbe essere riverita come una "costituzione", ma come una ripartizione.

Ancor più importante, la costituzione manca di ogni vera credibilità perché la nazione è in guerra e quel conflitto pone una sfida diretta alla sopravvivenza del regime. Se un governo rappresentativo richiede il consenso dei governati, allora segue naturalmente che lo scontento di massa dei civili e la resistenza segnalano la riluttanza del popolo ad accettare l'autorità del governo.

L'attuale violenza in Iraq suggerisce un rifiuto diffuso dello stato fantoccio americano. Questo non può essere risolto da editti di Washington, ma dal dialogo politico con i partiti in guerra, da negoziati con la resistenza.

Attualmente, l'amministrazione Bush sta lavorando dietro le quindi per formare un'organizzazione fasulla chiamata il Fronte di Concordia Iracheno (Iraqi Concord Front, ICF) che pretende di rappresentare gli interessi politici dei Sunniti. Il gruppo metterà in campo dei candidati nelle elezioni di dicembre per l'Assemblea nazionale e lavorerà per disturbare gli obbiettivi della resistenza irachena. Già il leader di uno dei gruppi, Alla Makki, ha dichiarato che cercherà di convincere i combattenti della resistenza a deporre le armi e a partecipare al processo politico.

"Il processo politico"?

Non ci sarà alcun "processo politico" finché i membri dell'amministrazione Bush non si sederanno a negoziare con i rappresentati della resistenza nazionale irachena. Ora come ora non c'è dialogo e, inoltre, nessun processo politico.

Piuttosto, l'amministrazione vedrà che l'Iraq non può essere soggiogato da tattiche repressive e dallo sfruttamento imperiale. Si pensi alla propensione di Washington per il trattamento crudele ed inumano dei suoi prigionieri e il desiderio insaziabile di castigo sul modello di Falluja; la logistica non favorisce il successo.

Gli oleodotti a nord sono stati sabotati di nuovo, fermando il flusso di petrolio almeno per tre settimane. La battaglia per interrompere gli afflussi petroliferi più importanti alla fine forzerà i negoziati. Nonostante le vite di innocenti Iracheni non abbiano importanza per la cabala della Casa Biancia, il petrolio lo ha di certo. Sarà la più fragile situazione economica del mondo a dettare politica. E, entro due anni, dei membri dell'amministrazione Bush saranno raggiunti al tavolo dei negoziati da membri dell'eterogenea resistenza irachena.

L'amministrazione potrebbe fare un favore a noi tutti anticipando l'inevitabile fallimento della loro maldestra crociata chiedendo un armistizio totale ed immediato, seguito da negoziati con rappresentanti della resistenza irachena ed un impegno incondizionato al ritiro di tutte le truppe straniere.

Ci si potrà occupare dei temi quali le riparazioni, la ricostruzione e i crimini di guerra in una qualche data futura accordata mutualmente, ma per adesso, fermiamo le uccisioni.

Mike Whitney vive nello stato di Washington e può essere contattato a: fergiewhitney@msn.com.

Traduzione di Carlo Martini per www.radioforpeace.info