Bush è in caduta libera, ma i Democratici stanno affondando ancora più velocemente di lui.
Di Ralph Nader
4 Ottobre 2005
Si potrebbe pensare che con tutti i problemi che travagliano George W. Bush e la leadership Repubblicana al Congresso, dalla scoordinata risposta dell’amministrazione all’Uragano, costato innumerevoli vite umane, alla sempre più profonda palude in Iraq fino alle storie da prima pagina sulla corruzione, il self-dealing e le fughe di notizie sulla sicurezza nazionale, i Democratici debbano trovarsi in una fase ascendente.
Ma questo non sembra proprio essere il caso. I sondaggi stanno precipitando per George W. Bush su tutta una serie di questioni, compreso il fondamentale indice di approvazione che si trova ad un livello record che mai è stato tanto basso per lui. Ma i Democratici appaiono essere intenti a sprofondare al fianco di Repubblicani assillati da mille problemi. Stan Greenberg, un sondaggista di punta del Partito Democratico, dichiara che ‘il favore nei confronti dei Democratici si trova ad un livello minimo che perdura da 54 mesi. Un altro sondaggista, John Zogby, riporta che i Democratici si trovano in profonda difficoltà perché la gente non ritiene che abbiano alcun leader nazionale dotato di vera credibilità.
Invece di tracciare delle chiare e nette linee divisorie per distinguersi dai Repubblicani sulle direzioni future da imprimere al paese, i leader del Partito Democratico si sono autoconvinti che la miglior soluzione sia quella di rimanersene ai margini e di lasciare che i Repubblicani affondino con le proprie mani. Rimanendo ai margini, i Democratici non fanno altro che alimentare l’idea dell’ “infezione su entrambi i fronti” cui credono molti cittadini.
A parte proteggere la sicurezza sociale, per che cosa combattono i Democratici di questi tempi? Come partito non hanno una vera posizione riguardo alla occupazione militare dell’Iraq. I loro leader non sono neppure in grado di seguire alcuni dei propri membri al Congresso e proporre una strategia per un ritiro che sia responsabile ma definitivo. Persistono a restare ingabbiati in un atteggiamento passivo, anche se ci sono ex militari di alto grado in pensione, funzionari della diplomazia e dei servizi segreti che invece quella strategia l’hanno già proposta.
Io ed altri abbiamo richiesto ai Democratici di smascherare l’atteggiamento grottescamente desolato di Bush di fronte alla sua incapacità di provvedere di una adeguata blindatura i veicoli militari in Iraq. I miliardi sono per la Halliburton; le scuse letali per i soldati.
Inoltre, la deliberata sottostima delle perdite Statunitensi in Iraq solo perché migliaia di feriti gravi e di malattie non si sono verificate direttamente in combattimento è una monumentale messa in mostra di mancanza di rispetto da parte di Bush per quei soldati e le loro famiglie. Sottostimare le perdite umane mantiene l’opposizione politica pubblica ad un livello che è più basso rispetto a quella che si avrebbe se venisse fuori la verità sulla ratio delle ferite e delle malattie, che è doppia rispetto alle false statistiche ufficiali che provengono dal regime di Bush.
Fino ad oggi, nel criticare Mr Bush, anche quei Democratici contro la guerra come il Rappresentante Dennis Kucinich sono ricorsi alle false statistiche sottostimate sui feriti.
Fino ad oggi, la leader dei Democratici alla Camera, Nancy Pelosi, che si può arguire abbia dalla sua il fatto che nel suo Distretto della California risiedono il maggior numero di elettori contro la guerra, non è stata capace di guidare i Democratici con dichiarazioni che possano essere lontanamente paragonabili a quelle che hanno rilasciato alcuni Repubblicani.
Considerate per esempio le seguenti:
Veterano della guerra in Vietnam, il Senatore Repubblicano Chuck Angel, dopo essere ritornato da uno dei suoi numerosi viaggi in Iraq, ha detto: “Dovremmo cominciare a pensare a come uscircene di là, il nostro coinvolgimento ha destabilizzato tutto il Medio Oriente. E più a lungo rimaniamo, e maggiore penso che sarà la destabilizzazione che ne seguirà.”
Il Rappresentante John Duncan, Jr., conservatore Repubblicano del Tennessee, fa pressione sui conservatori affinché si oppongano ad una “guerra non dichiarata e non necessaria” non solo a causa dei morti ma perché “non c’è nulla di conservatore in questa guerra; implica massicci aiuti stranieri, e un enorme deficit di spesa.”
Il direttore della CIA Porter Goss, ha detto al Senato lo scorso Febbraio che la guerra in Iraq è diventata un campo di reclutamento e di addestramento per un numero sempre più crescente di terroristi che poi torneranno ad operare nei propri paesi.
Da Walter B. Jones, Jr., Il Rappresentante Repubblicano al Congresso della Carolina del Nord, viene la dichiarazione nella quale afferma di volere l’esercito fuori dall’Iraq, da una guerra che una volta aveva apertamente sostenuto ma che adesso non sostiene più perché il Presidente non gli ha detto la verità quando aveva invaso quel paese.
Questi legislatori provengono da regioni dove la percentuale di persone che sostiene la guerra è ben più alta che nel Distretto di Nancy Pelosi.
C’è una crescente maggioranza di Americani che crede che la guerra sia stata un costoso errore e da quella guerra vuole uscirne.
Su altre importanti questioni che coinvolgono e affliggono il popolo Americano, i Democratici, dominati dai propri legami con le multinazionali, non sono in prima linea.
Nella difesa del nostro sistema giudiziario civile dagli attacchi delle multinazionali nei confronti del diritto delle persone ferite e defraudate di poter ricorrere ad una corte giudiziaria, il Partito Democratico è uno smidollato.
Sulla promozione di serie riforme corporative per fermare i crimini delle multinazionali che hanno strappato migliaia di miliardi di dollari ai lavoratori, agli investitori e ai pensionati, i Democratici si rivelano privi di spina dorsale.
Nella sfida all’enorme spreco, la frode e la corruzione nei contratti del governo e nei programmi sotto i Repubblicani, i Democratici sono senza speranza.
Per quanto concerne la possibilità di aumentare il minimo salariale che si è andato riducendo sempre più affinché i lavoratori Americani possano godere di un salario che gli consenta di vivere, come è stato richiesto dal Senatore Ted Kennedy, il Partito Democratico è un incapace.
Il Partito Democratico cadrà sempre più in basso, per lo meno fino a quando non emergerà una nuova generazione di uomini capaci di “dare una scossa” e prendere le redini della situazione.
Ralph Nader è l’autore di “The Good Fight”.
Per maggiori informazioni, visitate www.DemocracyRising.US.
Traduzione di Melektro in collaborazione con Paola Merciai per www.radioforpeace.info