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L’Uragano Hugo alle Nazioni Unite

Di Mike Whitney  – 21 Settembre 2005

”Praticamente nessuno negli Stati Uniti è a conoscenza del fatto che abbiamo donato milioni di dollari al governatorato della Louisiana e alla Croce Rossa di New Orleans. In questo momento stiamo assistendo più di 5000 vittime dell’uragano, e abbiamo intenzione di rifornire di benzina, in alcuni casi gratuitamente e in altri in forma scontata, le comunità più povere, a cominciare con New Orleans e con i suoi circondari…Stiamo dando il nostro aiuto. E abbiamo anche salvato della gente.” -- Il Presidente Venezuelano Hugo Chavez a “Nightline” con Tedd Koppel (16 Settembre 2005) 

La performance di Hugo Chavez alle Nazioni Unite è stata accolta con quelle tipiche secchiate piene di bile che uno può aspettarsi da media Americani tanto inclinati sulla destra. “La mannaia” del Washington Post Colum Lynch ha offerto un tipico sommario del discorso rigettandolo come “un esaltato sproloquio” da parte del bad boy Venezuelano. Ma Lynch non è stato il solo ad esprimere una simile ostilità; il velenoso sfogo è venuto fuori un po’ da tutti gli angoli; è apparso in molti dei giornali della nazione, invocando le tradizionali espressioni di disprezzo nei confronti di ogni leader straniero che osi contestare Washington o che segua politiche economiche ridistributive.  

Difatti, il discorso è risultato essere una brillante e appassionata analisi dello stato corrente del mondo e delle Nazioni Unite. Chavez ha sottolineato come l’intenzione originale della riunione sia stata “completamente distorta” dal cosiddetto processo di riforma introdotto da John Bolton. Le riforme sono interamente designate allo scopo di trasformare le Nazioni Unite in un docile strumento al servizio del potere Americano, creando una flessibilità ancora più grande per le guerre preventive di Washington e per lo smantellamento della legge internazionale. Tali riforme segnano la fine delle Nazioni Unite come un forum legittimo per promuovere lo sviluppo a livello mondiale e un invito a nozze per Bush & company ad agire con impunità ancora più grande.  

Le manovre della amministrazione Bush hanno sabotato con successo gli sforzi fatti dalla comunità internazionale per il raggiungimento di un miglioramento reale. Gli obiettivi del Millenium Summit, di ridurre la fame, la povertà e l’ignoranza non verranno raggiunti e la missione delle Nazioni Unite è stata effettivamente silurata dalle macchinazioni di Bolton. Il discorso di Chavez ha tracciato questa stessa ovvia conclusione: “Amici del mondo, il modello delle Nazioni Unite si è svuotato di ogni significato, e non è solamente una questione di riforme. Il ventesimo secolo reclama profondi cambiamenti che saranno possibili solo se verrà fondata una nuova organizzazione. Queste Nazioni Unite non funzionano. Dobbiamo dirlo. È la verità.”  

Le osservazioni fatte da Chavez non hanno intenzione di screditare le Nazioni Unite, ma piuttosto di offrire una visione differente del futuro. Chavez riconosce i pressanti requisiti del nuovo secolo e capisce che molti di questi problemi “non possono trovare una soluzione a livello nazionale: le nuvole radioattive, i prezzi mondiali del petrolio, le malattie, il riscaldamento del pianeta o il buco dell’ozono. Questi non sono problemi domestici.”  

Chavez propone il proprio set di riforme per le Nazioni Unite, compresa l’espansione del Consiglio di Sicurezza, una maggiore trasparenza, l’aumento dei poteri del Segretario Generale, e la ‘soppressione’ del potere di veto di una nazione nei confronti delle risoluzioni prese dal Consiglio. Ma, crede che da sole le riforme non bastino e insiste che le Nazioni Unite vengano completamente trasformate, a cominciare da un cambio di sede da New York ad una ‘città internazionale con una propria sovranità’. La logica di Chavez è ineludibile: se gli Stati Uniti continuano a infrangere le risoluzioni delle Nazioni Unite e a violare la legge internazionale, come hanno fatto con l’Iraq, non dovrebbero poter ospitare il world body. Il suggerimento di Chavez non è stato fatto per umiliare le Nazioni Unite, ma piuttosto per dimostrare quanto sia pressante la calamità che attende il mondo intero se non si entra prontamente in azione per risolvere problematiche comuni. Chavez ha un forte interesse per queste questioni anche se Washington sceglie di ignorarle.  

“Signore e signori, stiamo per fronteggiare una crisi energetica senza precedenti nella quale la inarrestabile crescita nel fabbisogno di energia sta raggiungendo pericolosamente altezze da record, come pure la incapacità di aumentare il rifornimento di petrolio e la prospettiva di un declino nelle riserve certe di combustibile a livello mondiale. Il petrolio sta cominciando ad esaurirsi.  

Nell’anno 2020 la domanda giornaliera di petrolio sarà di 120 milioni di barili. Una simile domanda anche senza contare i futuri incrementi di produzione – consumerebbe in 20 anni quello che l’umanità ha usato fino ad ora. Questo significa che la quantità di biossido di carbonio finirà inevitabilmente per crescere, in questo modo riscaldando ancora di più il nostro pianeta.”  

In maniera convincente Chavez traccia un chiaro parallelo fra il riscaldamento globale e la devastazione causata dall’Uragano Katrina con la perdita per la prima volta di una grande città a causa delle crescenti temperature dell’oceano. Lui connette abilmente la tragedia al modello economico neo liberale che continua a spingere il mondo in una direzione catastrofica.  

“Non è pratico e non è etico sacrificare la razza umana appellandosi in maniera insensata alla validità di un modello socioeconomico che ha dimostrato di avere una capacità distruttiva galoppante. Sarebbe suicida diffonderlo e imporlo come un rimedio infallibile per i mali che da quello sono precisamente causati.”  

Chavez ha pure difeso i suoi primati come riformatore e la sua immagine di uomo disposto a prendersi dei rischi per il bene della sua gente. Durante una osservazione particolarmente pungente, lui ha notato i progressi che sono stati fatti in Venezuela a partire dall’11 Settembre, mentre la amministrazione Bush era occupata ad usare il pretesto del terrorismo per violare la legge internazionale e per aprire le ostilità contro l’Iraq.  

“1.406.000 Venezuelani hanno imparato a leggere e a scrivere. Siamo una nazione di 25 milioni di abitanti. E il paese in pochi giorni verrà dichiarato territorio senza analfabetismo. E tre milioni di Venezuelani, che sono sempre stati esclusi a causa della povertà, stanno adesso prendendo parte a studi primari, secondari e anche a quelli più alti.  

17 milioni di Venezuelani, quasi il 70% della popolazione, stanno ricevendo per la prima volta, servizi sanitari su scala universale, comprese le medicine, e in pochi anni, tutti i Venezuelani avranno libero accesso ad un eccellente servizio sanitario. Più di un milione e 700 mila tonnellate di cibo sono state distribuite a prezzi sovvenzionati ad oltre 12 milioni di persone, quasi la metà della popolazione. Un milione lo ottiene in forma completamente gratuita, dato che si trovano in una fase di transizione. Sono stati creati più di 700 mila nuovi posti di lavoro, riducendo così la disoccupazione di 9 punti. Tutto questo è avvenuto nel mezzo di aggressioni interne ed esterne, compreso un colpo di stato e una serrata dell’industria petrolifera, organizzate entrambe da Washington.”  

A differenza di Bush, il primato di Chavez è sostenuto da una solida performance in quasi ogni area che abbia a che fare con lo sviluppo sociale. Non rappresenta una grande sorpresa che gli elitisti media Americani, guidati dalla loro ideologia di classe, abbiano disperatamente tentato di screditarlo.  

L’oratoria di Chavez alla Assemblea Generale lo eleverà indubbiamente agli occhi di molti che lo vedranno come un serio uomo del futuro che offre soluzioni genuine per un pianeta devastato dalla guerra. La sua forza personale e il suo ottimismo sono eguagliati dalla sua condotta disinteressata come Presidente, che lavora persistentemente per il bene della sua gente e per il rafforzamento delle relazioni globali. La sua immagine di icona in tutto il mondo è ben meritata.

“Combatteremo per il Venezuela, per l’integrazione dell’America Latina e per il mondo. Riaffermiamo la nostra fede infinita nell’umanità. Abbiamo un enorme bisogno di pace e di giustizia affinché la nostra specie possa sopravvivere…adesso è il momento di non permettere alle nostre mani di rimanere passive o alle nostre anime di riposare fino a quando l’umanità non sarà stata salvata.”  

Il suo discorso è stato salutato da scroscianti applausi tonanti.  

(Nota: “Operazione Balboa - il piano di invasione del Venezuela; il presidente Chavez ha annunciato su “Nightline” nella edizione di Venerdì, 16 Settembre 2005 che “ho le prove che esiste un piano di invasione del Venezuela. Inoltre, abbiamo le documentazioni su quanti bombardieri voleranno sul Venezuela nel giorno dell’invasione, su quanti navi transatlantiche, su quante portaerei devono essere inviate (non udibile) anche durante (non udibile).” Gli Stati Uniti stanno portando a compimento delle manovre militari nell’Isola di Curacao e Chavez afferma di possedere le documentazioni che proverebbero le sue asserzioni. “Il piano si chiama Balboa e il Venezuela è indicato come il suo primo obiettivo.”)  

Traduzione di Melektro per www.radioforpeace.info