Back

Venezia 2009: Primo Collegamento

Di Luca Baroncini – 7 Settembre 2009

[6 Settembre 2009] - La più grande vetrina di cinema italiana ha preso il via con il kolossal “Baarìa” di Giuseppe Tornatore. Grande eco mediatica per un film che ha però messo d’accordo critica e pubblico in una generale stroncatura. Al di là di ciò che si legge sui giornali, infatti, l’epopea di Tornatore che racconta la storia di una famiglia del paese siciliano di Bagheria (che ha dato i natali al regista) per tre generazioni, ha lasciato freddi i più, rintronati dalle musiche di Ennio Morricone e dai continui rimbalzi temporali previsti nella sconclusionata sceneggiatura.

Tra le opere in concorso, è piaciuto invece “The Road”, che John Hillcoat ha tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy (quello di “Non è un paese per vecchi”, per intenderci). Un pessimismo dilagante imperversa per tre quarti buoni della pellicola, in cui vediamo un bravo Viggo Mortensen difendere il figlio in un paesaggio post-apocalittico in cui tutte le città sono state distrutte, non ci sono più animali, il cibo è un miraggio, dilaga il cannibalismo e di fronte al disastro del presente l’unico appiglio è la speranza. Una speranza che, in modo un po’ forzato e didascalico, ribalta la cupezza in ottimismo nella conclusione, rendendo il film riuscito a metà e un po’ troppo debitore della tesi improntata alla speranza di cui si fa portatore.

Delude un po’, ma ha divertito molto, “Il cattivo tenente” di Werner Herzog, con Nicolas Cage ed Eva Mendes. Il titolo ricorda l’omonimo cult di Abel Ferrara, ma non chiamatelo remake. Il regista tedesco ha infatti dichiarato in conferenza stampa “non conosco Abel Ferrara e non ho mai visto un suo film, quindi evitate di farmi domande in proposito”. Il racconto è sempre quello di un tenente della polizia corrotto e drogato, ma nelle mani di Herzog il soggetto diventa a volte comico, altre surreale, privo comunque di un equilibrio in grado di renderlo anche incisivo, o comunque necessario.

Finora tra i film presentati in concorso il migliore è stato “Lourdes”, dell’austriaca Jessica Hausner, che documenta il viaggio nel famoso paese francese di una ragazza ammalata di sclerosi. L’occasione viene utilizzata per riflettere su una religione diventata business e sulle speranze, il più delle volte disilluse, la fede e le contraddizioni, che ruotano intorno ai frequentatori dei pellegrinaggi nei luoghi di culto. Il miracolo è dietro l’angolo, ma non è ciò che interessa alla Hausner, anche se nella seconda parte del film, in cui la ragazza sembra essere improvvisamente guarita, il miracolo e le reazioni che smuove distolgono un po’ dal rigore incisivo con cui il viaggio cinematografico era cominciato.

Nelle sezioni minori nulla di particolarmente riuscito da segnalare: la commedia italiana “Dieci inverni”, di Valerio Mieli, ha spunti di interessi ma manca di una efficace visione d’insieme (dieci anni fotografati in altrettanti inverni nel rapporto di “quasi amore” di una giovane coppia).

Al di là del cinema, che dovrebbe farla da padrone, domina l’italietta da esposizione mediatica (i soliti Briatore e Gregorace all’inaugurazione, più fotografati dei divi, pochi per la verità, d’oltreoceano), la guerra tra Sky e Mediaset per i diritti televisivi della manifestazione, il cantiere a cielo aperto per il nuovo Palazzo del Cinema promesso per il 2011, e la protesta dei precari della cultura contro i tagli al F.U.S. (Fondo Unico dello Spettacolo) al grido di "Noi la crisi non la paghiamo". Una contestazione che si è subito spenta, soffocata dalle forze dell’ordine, onnipresenti e in numero elevatissimo, per lasciare spazio alle richieste di autografi dei tanti accorsi per il ciak di inizio festival.

Oggi è stato il giorno della Pixar, che ha ricevuto il Leone d’Oro alla Carriera, e di Michael Moore con il suo documentario sul capitalismo, ma ne parleremo più approfonditamente al prossimo collegamento.