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Venezia 2008: Secondo Collegamento

Di Luca Baroncini – 3 Settembre 2008

Entrati oramai nel vivo della manifestazione si iniziano a delineare le caratteristiche principali della Sessantacinquesima edizione del Festival di Venezia e comincia a diventare chiaro perché i film italiani sono ben quattro. C’è penuria di film di spessore!

Il fatto è che c’è davvero troppa concorrenza tra troppi festival a distanza ravvicinata. Roma, imminente in ottobre, si è prenotata buona parte di titoli che in altri anni sarebbero finiti nel cartellone di Venezia.

La considerazione deriva dalla modesta entità dei film inseriti in Concorso visti finora: il solito orientale incomprensibile (“Plastic City”), il francese all’insegna della greve ossessione amorosa (“L’autre”), il russo glaciale e plumbeo ma molto formale (“Paper Soldier”), il turco intellettualoide (“Milk”).

Molto meglio le rassegne collaterali. Non tanto “Orizzonti”, sempre più snobbata da accreditati e pubblico, quanto “La settimana della Critica”, che ha perso quella patina un po’ greve che imponeva per lo più titoli scaccia pubblico, ma soprattutto “Giornate degli autori”, che si conferma ricca di titoli interessanti e capaci di parlare al pubblico senza far storcere il naso alla critica.

Nella prima sezione è piaciuto molto “Kabuli Kid” di Barmak Akram, documentarista rifugiato in Francia fin dall’età di 15 anni, che racconta la difficile eredità lasciata a un taxista da una donna coperta con il burqua che sembra un passeggero come gli altri. La donna “dimentica” infatti il figlio di pochi mesi e l’uomo dovrà trovargli una sistemazione. Più della trama, ciò che colpisce è la capacità di Akram di mettersi da parte per lasciare parlare la città, con le sue strade polverose, il traffico caotico, il coprifuoco. Molto interessante anche l’opportunità che Akram offre allo spettatore di entrare nella quotidianità di una famiglia di Kabul. Si ha la sensazione di essere seduti con tutti i componenti del nucleo familiare raccolto intorno alla cena, di mangiare con loro, respirando odori e gustando sapori sicuramente diversi da quelli a cui siamo abituati. Eccezionale anche la prova del protagonista Hadji Gul, che più che recitare vive il personaggio valorizzandone l’umanità.

Per le “Giornate degli Autori”, grande è stato il riscontro per “Machan” di Uberto Pasolini. I “dilettanti allo sbaraglio” (Pasolini è stato il produttore del grande successo “Full Monty”) sono questa volta un gruppo di sgangherati cingalesi che fanno di tutto per ottenere il visto per uscire dallo Sri Lanka. Non riuscendo a ottenerlo colgono l’invito di un annuncio tedesco e si improvvisano rappresentanti della nazionale di pallamano. Peccato che nello Sri Lanka non esista una nazionale di pallamano. Tratto da una storia vera il film si sviluppa con brio intorno all’umanità dei personaggi, evita cadute nel patetico, forse eccede in qualche bozzetto ai limiti della gag, ma lascia un gusto amaro che lascia il segno. Il film di Pasolini ha già trovato la strada della distribuzione e sarà nelle sale italiane dal 19 settembre. Speriamo che qualcuno si accorga anche di “Kabuli Kid”.

Per ora dal Lido è tutto. Alla prossima!