Di Luca Baroncini - 8 Settembre 2007
7 Settembre 2007 - È sempre così ai festival. Nei primi giorni si concentra la maggior parte degli eventi per garantire una forte attenzione mediatica e si arriva alla fine della manifestazione con opere e autori dall’appeal meno immediato.
La cosa può scontentare i gossip-addicted ma riservare delle piacevoli sorprese, come la proiezione del delicato cartone animato spagnolo “Nocturna”, che reinventa con grazia e poesia il mondo della notte. Un segno tangibile di come l’animazione non sia esclusivamente appannaggio della computer grafica ma conservi ancora cose da dire grazie alle tecniche tradizionali. Restando al mondo dell’animazione, ieri è stato il giorno di Tim Burton, con la consegna del Leone d’Oro da parte di Johnny Depp. Orde di ragazzine urlanti, appostate davanti alla passerella fin dal mattino, hanno accolto regista e attore, che dopo le formalità della premiazione hanno presentato la versione in 3D del bellissimo “Nightmare before Christmas”. Come negli anni ’50 o ’60, dove era un po’ una moda, al pubblico sono stati consegnati gli speciali occhiali per godere della tridimensionalità della proiezione. Inutile dire che l’effetto è stato davvero portentoso (alla lunga forse un po’ faticoso).
Concentrate a fine festival anche le tante pellicole orientali, disseminate in tutte le sezioni, ma “da oriente niente di nuovo”. Delude “Help me eros” di Lee Kang-Sheng. L’emulo di Tsai-Ming-liang ne copia lo stile senza ripeterne però le suggestioni e gli eterni piani sequenza non godono di personaggi abbastanza interessanti per dare reale consistenza all’insistito dolore a cui finiscono per soccombere (e noi con loro). Delude anche lo spaghetti western di Miike Takashi “Sukiyaki Western Django”, con un divertito Quentin Tarantino nei panni dell’improbabile Piringo nello spassoso prologo a cui segue, però (e due ore sono tante), una infinita sequela di combattimenti splatter privi del necessario mordente. Anche gli estimatori sono rimasti delusi e gli applausi a fine proiezione sono stati pochini. Non accende l’entusiasmo nemmeno l’onnipresente e prolifico Johnnie To con “Mad Detective”. Il più famoso regista di Hong Kong, coccolato dai festival di tutto il mondo nonostante un cinema prettamente commerciale, sforna un thriller, giocato sulle capacità veggenti di un poliziotto sciamano, che risulta ben girato ma assai confuso, comunque non facile da seguire (tutti hanno applaudito ma alle domande di spiegazione sullo svolgimento della trama non ce n’è stato uno che abbia saputo rispondere).
Dopo tante lamentele sui giornali relative al cinema italiano, sono arrivati anche gli altri due film in concorso. “Il dolce e l’amaro” di Andrea Porporati affronta il tema della mafia dall’interno. Il protagonista è infatti figlio di un mafioso e ne ripete le gesta scontrandosi, ovviamente, con il quieto vivere. Criticato dalla stampa, è invece un tentativo di dire altro rispetto a un tema quanto mai usurato. E Porporati ci riesce grazie a uno stile che non cerca il greve a tutti i costi ma abbina la tensione con l’umorismo riuscendo a produrre un solido intrattenimento. Ancora una volta bravo il protagonista Luigi Lo Cascio. Delusione, invece, per “L’ora di punta”, il terzo film di Vincenzo Marra. L’ascesa al potere e ai soldi di un cinico finanziere si perde tra luoghi comuni e banalità, pur nel rigore della messa in scena e nella bravura degli interpreti. Eccessivi comunque gli sfottò durante la proiezione per la stampa.
Per ora è tutto. L’appuntamento è con un commento ai premi che saranno consegnati sabato sera e su cui non ci sono ancora indiscrezioni degne di nota.