Di Sergio Secondino – 27 Maggio 2006
Bologna - un centinaio di Carabinieri procedono ad eseguire un mandato di perquisizione firmato dal giudice Giovagnoli nei locali del Livello 57: si tratta di un'operazione che nasce nel contesto di un'inchiesta condotta dall'Arma per accertare se al Livello vi sia stata cessione di sostanze stupefacenti a scopo di spaccio.
La Procura afferma che l'inchiesta ha preso il via mesi addietro, e che quindi non va letta nel contesto dello scontro tra gli antiproibizionisti e il Sindaco di Bologna sulla questione della Street Rave Parade in calendario il prossimo 1 luglio.
A nessuno tuttavia sfugge come il contesto politico in città abbia quantomeno favorito l'operazione, che ha avuto un precedente due settimane prima quando con le stesse motivazioni di ricerca di droga è stato sgomberato il locale occupato CaCuBo, ma che non trova analoghi riscontri in nessun'altra parte d'Italia.
500 grammi di fumo sequestrati, 1 arresto - tra le oltre 40 persone presenti - per detenzione a scopo di spaccio che riguarda la procuratrice legale del Livello, intrappolata dalla testimonianza di un carabiniere.
Molti in città saranno stati delusi dal mancato ritrovamento di chissà quali altre sostanze stupefacenti, ma i fatti parlano chiaro: nel tempio dell'antiproibizionismo italiano, in una delle principali sedi della campagna contro la Legge Bossi Fini, in un centro sociale dove si è sempre rivendicata politicamente la pratica del coffee shop, una capillare perquisizione porta al ritrovamento di un modesto quantitativo di hashish: bel colpo!
Un'operazione che dal punto di vista legale trova supporto nella normativa iperproibizionista varata dagli uomini di Alleanza Nazionale agli sgoccioli della precedente legislatura, ma che per l'esiguità del reperto diventa uno smacco per quel pechinese che a Bologna da tempo prova ad imitare i latrati dei mastini contro l'area grigia dei comportamenti semilegali ancorché politicamente motivati.
Uno smacco di cui nessuno può esultare, perché dietro all'incapacità di dialogare con le aree che non rientrano nel circuito socio-culturale dell'ARCI e della sinistra giovanile, si profila la sconfitta di un'ipotesi di governo, quella incarnata nel 2004 da Sergio Cofferati, che sta scontentando tutti: commercianti, circoli alternativi, industriali, ambientalisti, comitati civici non perdono occasione per sparare contro il Sindaco dell'incomunicabilità, come in una piece di Friedrich Dürrenmatt in cui si è perso il quadro delle motivazioni, in cui il senso delle cose viene affastellato con sempre maggior fatica, e in cui ossessivamente si ripetono parole d'ordine legalitarie a sostituire le capacità di aggregazione e di disegno di prospettive. Non sappiamo chi e come stia consigliando il Sindaco, chi gli abbia fornito gli occhiali sballati con cui sta osservando questo paesone emiliano, ma assistiamo con preoccupazione alla dissipazione di risorse umane e culturali, allo sviluppo di politiche astratte che non suscitano le energie della città e non ne rigenerano le risorse sopite: se a Roma Walter Veltroni affida agli occupanti di case un ufficio comunale, se un antiproibizionista militante come Mephisto viene consultato dalla Regione Lazio, a Bologna la storica occasione di un raduno di 100.000 giovani viene svilita a problema di rimozione del pattume (pur onerosa) e non viene colta l'opportunità di costruire sull'evento un rilancio delle politiche giovanili e culturali della capitale emiliana, costruendo un dialogo fattivo e che peraltro sarebbe meno oneroso dei milioni di euro che si intendono spendere per risanare per l'ennesima volta il parchetto della Montagnola, gestito per anni egregiamente ed economicamente dall'associazione Agio.
Siamo a fine maggio, ma i locali del centro non sanno ancora se quest'estate potranno collocare i tavolini per strada, le tasche vuote dei giovani studenti (che ingrassano la piccola borghesia proprietaria di appartamenti affittati a prezzi esorbitanti) inducono alla nuova moda della Peroni da ¾ acquistata in negozio e consumata direttamente in piazza, ma in Comune anziché far rispettare il decoro e punire i fracassoni, si perdono mesi e mesi per studiare un provvedimento punitivo di carattere generale che porti i locali a chiudere all'una di notte e la città ad addormentarsi serena e anestetizzata.
Dopo l'operazione antidroga si sente parlare di una imminente disdetta della convenzione tra Comune e Livello 57, con conseguente sgombero: sarebbe un emblematico fallimento del dialogo con un'area sociale nel momento in cui essa drammaticamente si trova sotto la pressione di una legislazione di destra.