[antiproibizionismo]

 

 

APPELLO

da ecn.org/mdma2000

 

 

3D antipro!

 

Affrontare la questione delle droghe significa attraversare le sfere della politica e dell'economia, dell'etica e delle scienze, dell'estetica delle liberta' e dei codici, delle cure e dei bisogni, dei desideri e del piacere e infine quelle dell'immaginario, del simbolico e della comunicazione.

Le droghe costituiscono da sempre un complesso di fenomeni, comportamenti, scelte che, da qualunque prospettiva le si osservi e si intervenga, presentano volti complessi, contraddittori (esclusione, autoesclusione e autodistruttivita', ma anche ricerca della performance e/o desiderio di benessere) che svelano quanto sia necessario introdurre nuove forme di regolamentazione e tentare di disegnare una nuova direzione nelle attuali politiche in materia.

 

1) Tristezze della politica

Oggi si scontano sia le imperdonabili timidezze del centrosinistra che negli anni di governo non ha voluto e saputo introdurre cambiamenti significativi, sia l'attuale sottovalutazione dei movimenti che ancora non colgono la reale portata della questione.

Eppure il proibizionismo e' una delle piu' antiche politiche globali del '900, capace di unificare e coordinare polizie e legislazioni, governi e poteri, ben prima di molte lobbies, organismi o accordi sovranazionali oggi esistenti: da quello multilaterale sugli investimenti a buona parte di quelli di libero scambio, dall'Onu al Fondo monetario internazionale.

E' una sorta di pensiero unico ante litteram divenuto un potere sempre piu' influente nel processo di riproduzione e rappresentazione di un sistema globale che disegna la finanza internazionale, supera e confonde le frontiere della legalita', oltreche' della geografia, scatena guerre e le sostiene a tempo indefinito; legittima operazioni di "polizia internazionale" ieri e politiche di guerra imperiale permanente oggi, impone costi sociali ed economici enormi in ogni parte del globo; fa cadere i governi o li compra.

 

La guerra alla droga sarebbe uno strumento di oppressione e controllo sociale come tanti se non avesse il formidabile vantaggio di creare straordinari profitti, caratteristica che condivide con altri traffici (es. armi e sesso) che di frequente avvengono sul mercato nero.

Raramente documentati e dichiarati sono i costi esorbitanti e i danni che provoca, sia finanziari, in quanto le istituzioni spendono sempre di piu' per le politiche penali e repressive e tagliano i fondi riservati alle politiche sociali, sia umani perche' il modello punitivo mette in clandestinita' non solo le sostanze ma anche le persone, aumentando rischi e danni per i consumatori e peggiorando le condizioni di pericolo e sicurezza per tutta la comunita'.

Indispensabile cercare opzioni all'attuale stato delle cose, necessario contrapporsi con proposte e iniziative concrete.

Le alternative partono dall'esistente: si legge sulle pagine antiproibizioniste del sito del Corriere della Sera che secondo l'Osservatorio Europeo sulle Droghe e Tossicodipendenze (OEDT), sono ormai piu' di 40 milioni i cittadini europei che hanno fumato cannabis. L'Osservatorio Italiano (OIDT) rileva che l'ha fumata il 31 % degli italiani tra i 15 e 34 anni, circa una persona su tre. Altro dato: solo lo 0,8% dei consumatori di sostanze illegali diventa problematico. In altre parole dovremo riconoscere che esiste una molteplicita' di maniere di usare le sostanze psicotrope e numerose differenze tra uso e abuso, tra consumo e dipendenze, tra una sostanza e l'altra. In altri termini sarebbe auspicabile che l'opinione pubblica e i responsabili politici ammettessero che le "droghe" possono dar luogo ad un uso prettamente ricreativo, intermittente e non esclusivamente a fenomeni di abuso.

Ma l'onorevole Fini, colui che vuol dettare la nuova legge sulla droga, a tuttoggi ragiona a partire dalla sua acutissima premessa: "spinello e eroina per me pari sono", e questa e' la politica con cui dobbiamo fare i conti.

Fortunatamente non tutti nel centrodestra militano nel cinismo di Fini e Gasparri. La Regione Lombardia ad esempio chiede al governo di legalizzare la cannabis ad uso terapeutico e consentire cure efficaci a malati che soffrono di epilessia, sclerosi multipla, glaucoma, e/o a chi soffre dei terribili effetti collaterali della chemioterapia, ecc.

Questa indicazione, per quanto importante, per noi rappresenta semplicemente un atto di civilta', poiche' incivile e' impedire la liberta' di cura.

Un atto necessario, che rischia di trasformarsi in un nuovo businnes farmaceutico senza risolvere il problema dei milioni di consumatori di cannabis, che rischiano meno contribuendo alla crescita dell'economia illegale dello spaccio che coltivando liberamente una pianta in casa propria. Ludica e terapeutica la cannabis deve essere liberata e legalizzata.

 

 

2) Il Futuro dei Servizi e delle cure: Comunita' e Carcere

Le linee guida e i provvedimenti del governo in tema di sostanze psicotrope, dipendenze e malattia mentale - fortemente connotate ideologicamente e inadeguate in relazione ai bisogni e ai diritti di cittadinanza - riaprono processi stigmatizzanti e alimentano logiche di emarginazione ed esclusione sociale, accentuano la natura custodialistica delle pratiche proposte; propongono la trasfomazione delle comunita' terapeutiche in nuove istituzioni totali; ipotizzano case di lavoro date in gestione a comunita' private in alternativa alle strutture di stato.

Negazione del diritto alla cura e introduzione di un codice piu' autoritario per coloro che per "altri" motivi usano sostanze, interessano tanto la cannabis che l'eroina.

E questo e' cio' che spinge "Noi", che delle sostanze valorizziamo gli aspetti positivi, a muoverci a fianco di chi, occupandosi invece per professione o per "vocazione" dei problemi connessi alle tossicodipendenze ritiene pericolosa la tendenza in atto.

In questo caso cio' che il governo intende realizzare, attraverso semplici leve amministrative (vedi proposta di revisione del D.M. 444 sulle caratteristiche organizzative e funzionali dei Servizi per le tossicodipendenze) e' il passaggio generale "dalla riduzione del danno dei sert al trattamento coatto nelle Comunita' ". L'equiparazione pubblico-privato nella diagnosi e certificazione di tossicodipendenza, con evidenti ripercussioni su tutti i tipi di consumo.

Si prospettano orizzonti apocalittici per le nutrite moltitudini di ragazzi che "colpevoli" di fumare cannabis potrebbero finire in Comunita', certificati da un qualsiasi medico che esercita privatamente. Come se non fossero sufficienti le vigenti sanzioni amministrative (cfr. art. 75 dell'attuale legge) e i debilitanti ritiri di patenti in alternativa al programma terapeutico al Ser.T con umilianti controlli urinari.

Una macchina di massimizzazione dei danni che coinvolge le migliaia di utenti dei servizi, con ottime ragioni per chiedere interventi piu' rispettosi dei loro diritti e piu' rispondenti ai loro bisogni.

La "bassa soglia", per definizione lontana da scelte di cambiamento repentine e totali, che molti operatori avevano imparato a conoscere attraverso strumenti terapeutici quali i farmaci sostitutivi e il lavoro di strada, tornera' nel sommerso.

L'astinenza, magari coatta, potrebbe essere considerata l'unica strada.

Tutto cio' in virtu' dell'affermazione di un modello, quello di comunita', sempre piu' potente e candidato a risolutore di problemi connessi all'uso di droghe fin dentro il carcere, aprendo alla loro privatizzazione. L'apertura di nuove strutture segreganti con evidente depauperamento dell'assistenza territoriale, attacca l'intero assetto dei servizi pubblici, elargisce privilegi e concede eccessivo spazio al privato che agisce a scopo di lucro. I progetti di affidamento delle carceri di Castelfranco Emilia e di Legnano a San Patrignano

e comunita' simili sono con molta probabilita', i primi di una lunga serie.

Si vuole depotenziare l'azione dei Sert per favorire le comunita' private e vanificarne cosi' il lavoro tra il pubblico e il privato sociale; si vuole privatizzare la salute e delegittimarne il suo aspetto di bene inalienabile, eticamente non negoziabile.

 

3) Le alternative possibili

Di fronte a queste prospettive e' necessario imprimere una nuova direzione alle politiche sulle sostanze, guardando a quegli esempi in Europa che, indipendentemente dagli schieramenti politici ed istituzionali che li sostengono, mostrano di funzionare. A Londra, dove nel quartiere multietnico di Brixton e' stata la polizia a chiedere ed ottenere di non occuparsi piu' del consumo di cannabis. In Olanda e in Svizzera, dove la  distribuzione controllata di eroina migliora la qualita' della vita dei consumatori e diminuisce la criminalita' e dove l'accesso legale ad hashish e marijuana non ha prodotto alcun danno. In Spagna e in Francia, dove si pratica con successo l'analisi chimica delle sostanze, una delle piu' efficaci forme di intervento nel campo delle cosiddette nuove droghe. E questi non sono altro che esemplificazioni di un ampio scenario entro il quale si sono costruiti negli anni interventi di riduzione del danno, di tolleranza e depenalizzazione del consumo e del possesso che adeguano le moderne societa' agli stili di vita delle nuove generazioni. Imparando a convivere con sostanze che da piu' di trent'anni hanno fatto il loro ingresso nelle nostre vite, modificando lentamente, ma ineluttabilmente mentalita' e comportamenti.

Rispetto alle sostanze non puo' bastare un approccio giuridico e socio-sanitario, riduzionistico e insufficiente, e' necessario un nuovo sguardo che tenta uno approccio in termini di "come" e non di "perche'". Perche' il consumo di droghe e' un fatto sociale, un'esperienza umana diffusa, un fattore culturale. E poi perche' il mondo del consumo di massa e' motivato da un principio del piacere che non puo' essere rimosso.

Per tutte queste ragioni c'e' bisogno di nuove politiche sulle droghe E per nuove politiche c'e' bisogno di nuovi attori e di nuove strategie.

A Bologna dal 27 al 30 giugno, tutti questi attori: consumatori e psiconauti, operatori e utenti, pazienti impazienti, artisti e ricercatori, medici e giuristi, militanti e semplici cittadini, si incontreranno, si conosceranno, si ascolteranno, si informeranno e si organizzeranno per elaborare e proporre percorsi di cambiamento.

Come operatori del pubblico e del privato sociale, come consumatori, come cittadini e associazioni di pazienti chiediamo di aprire uno spazio di riflessione sulle proposte di co-gestione di nuove strutture residenziali, di contenimento, controllo e detenzione a "scopo terapeutico"; sulla vasta operazione di repressione e limitazione delle liberta', di pensiero altro a quello conforme, di scelta (diagnosi e cura), di azione e sulla valutazione dell'efficacia e della qualita' dei percorsi terapeutici proposti.

L'obiettivo e' quello di dare voce ed esprimere la ricchezza di un multiforme movimento di gruppi, associazioni, soggetti a vario titolo coinvolti, che non intende permettere che sulle sostanze si torni a politiche e leggi inutilmente repressive. E di connettere diverse realta' sociali che insieme e dal basso possono attivare nuovi processi di trasformazione dell'esistente.

Le giornate bolognesi saranno un insieme di seminari e convegni con ospiti internazionali, gruppi di lavoro e laboratori creativi, spettacoli e azioni disobbedienti che renderanno visibile quanto, forti dei nostri strumenti di liberazione e dei nostri diritti, e con la tenacia di guardare dentro la realta' e di starci, siamo in grado di operare per la riduzione dei danni causati dal proibizionismo e festeggiare il futuro antiproibizionista.

 

E lo faremo in decine di migliaia, con liberta' e consapevolezza, nelle danze e nei suoni della sesta edizione della street parade, la piu' straordinaria e gioiosa manifestazione antiproibizionista che animata da "stupefacenti" carri musicali da sabato 29 a domenica 30 giugno chiudera' festosamente le giornate bolognesi.

 

giugno.2002                           

Movimento di massa antiproibizionista

 

 

   a cura della redazione di Radio K Centrale                chiudi la finestra