|
3D antipro!
Affrontare la questione delle droghe significa attraversare le sfere
della politica e dell'economia, dell'etica e delle scienze,
dell'estetica delle liberta' e dei codici, delle cure e dei bisogni,
dei desideri e del piacere e infine quelle dell'immaginario, del
simbolico e della comunicazione.
Le
droghe costituiscono da sempre un complesso di fenomeni,
comportamenti, scelte che, da qualunque prospettiva le si osservi e si
intervenga, presentano volti complessi, contraddittori (esclusione,
autoesclusione e autodistruttivita', ma anche ricerca della
performance e/o desiderio di benessere) che svelano quanto sia
necessario introdurre nuove forme di regolamentazione e tentare di
disegnare una nuova direzione nelle attuali politiche in materia.
1)
Tristezze della politica
Oggi
si scontano sia le imperdonabili timidezze del centrosinistra che
negli anni di governo non ha voluto e saputo introdurre cambiamenti
significativi, sia l'attuale sottovalutazione dei movimenti che ancora
non colgono la reale portata della questione.
Eppure
il proibizionismo e' una delle piu' antiche politiche globali del
'900, capace di unificare e coordinare polizie e legislazioni, governi
e poteri, ben prima di molte lobbies, organismi o accordi
sovranazionali oggi esistenti: da quello multilaterale sugli
investimenti a buona parte di quelli di libero scambio, dall'Onu al
Fondo monetario internazionale.
E' una
sorta di pensiero unico ante litteram divenuto un potere sempre piu'
influente nel processo di riproduzione e rappresentazione di un
sistema globale che disegna la finanza internazionale, supera e
confonde le frontiere della legalita', oltreche' della geografia,
scatena guerre e le sostiene a tempo indefinito; legittima operazioni
di "polizia internazionale" ieri e politiche di guerra imperiale
permanente oggi, impone costi sociali ed economici enormi in ogni
parte del globo; fa cadere i governi o li compra.
La
guerra alla droga sarebbe uno strumento di oppressione e controllo
sociale come tanti se non avesse il formidabile vantaggio di creare
straordinari profitti, caratteristica che condivide con altri traffici
(es. armi e sesso) che di frequente avvengono sul mercato nero.
Raramente documentati e dichiarati sono i costi esorbitanti e i danni
che provoca, sia finanziari, in quanto le istituzioni spendono sempre
di piu' per le politiche penali e repressive e tagliano i fondi
riservati alle politiche sociali, sia umani perche' il modello
punitivo mette in clandestinita' non solo le sostanze ma anche le
persone, aumentando rischi e danni per i consumatori e peggiorando le
condizioni di pericolo e sicurezza per tutta la comunita'.
Indispensabile cercare opzioni all'attuale stato delle cose,
necessario contrapporsi con proposte e iniziative concrete.
Le
alternative partono dall'esistente: si legge sulle pagine
antiproibizioniste del sito del Corriere della Sera che secondo
l'Osservatorio Europeo sulle Droghe e Tossicodipendenze (OEDT), sono
ormai piu' di 40 milioni i cittadini europei che hanno fumato cannabis.
L'Osservatorio Italiano (OIDT) rileva che l'ha fumata il 31 % degli
italiani tra i 15 e 34 anni, circa una persona su tre. Altro dato:
solo lo 0,8% dei consumatori di sostanze illegali diventa
problematico. In altre parole dovremo riconoscere che esiste una
molteplicita' di maniere di usare le sostanze psicotrope e numerose
differenze tra uso e abuso, tra consumo e dipendenze, tra una sostanza
e l'altra. In altri termini sarebbe auspicabile che l'opinione
pubblica e i responsabili politici ammettessero che le "droghe"
possono dar luogo ad un uso prettamente ricreativo, intermittente e
non esclusivamente a fenomeni di abuso.
Ma
l'onorevole Fini, colui che vuol dettare la nuova legge sulla droga, a
tuttoggi ragiona a partire dalla sua acutissima premessa: "spinello e
eroina per me pari sono", e questa e' la politica con cui dobbiamo
fare i conti.
Fortunatamente non tutti nel centrodestra militano nel cinismo di Fini
e Gasparri. La Regione Lombardia ad esempio chiede al governo di
legalizzare la cannabis ad uso terapeutico e consentire cure efficaci
a malati che soffrono di epilessia, sclerosi multipla, glaucoma, e/o a
chi soffre dei terribili effetti collaterali della chemioterapia, ecc.
Questa
indicazione, per quanto importante, per noi rappresenta semplicemente
un atto di civilta', poiche' incivile e' impedire la liberta' di cura.
Un
atto necessario, che rischia di trasformarsi in un nuovo businnes
farmaceutico senza risolvere il problema dei milioni di consumatori di
cannabis, che rischiano meno contribuendo alla crescita dell'economia
illegale dello spaccio che coltivando liberamente una pianta in casa
propria. Ludica e terapeutica la cannabis deve essere liberata e
legalizzata.
2) Il
Futuro dei Servizi e delle cure: Comunita' e Carcere
Le
linee guida e i provvedimenti del governo in tema di sostanze
psicotrope, dipendenze e malattia mentale - fortemente connotate
ideologicamente e inadeguate in relazione ai bisogni e ai diritti di
cittadinanza - riaprono processi stigmatizzanti e alimentano logiche
di emarginazione ed esclusione sociale, accentuano la natura
custodialistica delle pratiche proposte; propongono la trasfomazione
delle comunita' terapeutiche in nuove istituzioni totali; ipotizzano
case di lavoro date in gestione a comunita' private in alternativa
alle strutture di stato.
Negazione del diritto alla cura e introduzione di un codice piu'
autoritario per coloro che per "altri" motivi usano sostanze,
interessano tanto la cannabis che l'eroina.
E
questo e' cio' che spinge "Noi", che delle sostanze valorizziamo gli
aspetti positivi, a muoverci a fianco di chi, occupandosi invece per
professione o per "vocazione" dei problemi connessi alle
tossicodipendenze ritiene pericolosa la tendenza in atto.
In
questo caso cio' che il governo intende realizzare, attraverso
semplici leve amministrative (vedi proposta di revisione del D.M. 444
sulle caratteristiche organizzative e funzionali dei Servizi per le
tossicodipendenze) e' il passaggio generale "dalla riduzione del danno
dei sert al trattamento coatto nelle Comunita' ". L'equiparazione
pubblico-privato nella diagnosi e certificazione di tossicodipendenza,
con evidenti ripercussioni su tutti i tipi di consumo.
Si
prospettano orizzonti apocalittici per le nutrite moltitudini di
ragazzi che "colpevoli" di fumare cannabis potrebbero finire in
Comunita', certificati da un qualsiasi medico che esercita
privatamente. Come se non fossero sufficienti le vigenti sanzioni
amministrative (cfr. art. 75 dell'attuale legge) e i debilitanti
ritiri di patenti in alternativa al programma terapeutico al Ser.T con
umilianti controlli urinari.
Una
macchina di massimizzazione dei danni che coinvolge le migliaia di
utenti dei servizi, con ottime ragioni per chiedere interventi piu'
rispettosi dei loro diritti e piu' rispondenti ai loro bisogni.
La
"bassa soglia", per definizione lontana da scelte di cambiamento
repentine e totali, che molti operatori avevano imparato a conoscere
attraverso strumenti terapeutici quali i farmaci sostitutivi e il
lavoro di strada, tornera' nel sommerso.
L'astinenza, magari coatta, potrebbe essere considerata l'unica
strada.
Tutto
cio' in virtu' dell'affermazione di un modello, quello di comunita',
sempre piu' potente e candidato a risolutore di problemi connessi
all'uso di droghe fin dentro il carcere, aprendo alla loro
privatizzazione. L'apertura di nuove strutture segreganti con evidente
depauperamento dell'assistenza territoriale, attacca l'intero assetto
dei servizi pubblici, elargisce privilegi e concede eccessivo spazio
al privato che agisce a scopo di lucro. I progetti di affidamento
delle carceri di Castelfranco Emilia e di Legnano a San Patrignano
e
comunita' simili sono con molta probabilita', i primi di una lunga
serie.
Si
vuole depotenziare l'azione dei Sert per favorire le comunita' private
e vanificarne cosi' il lavoro tra il pubblico e il privato sociale; si
vuole privatizzare la salute e delegittimarne il suo aspetto di bene
inalienabile, eticamente non negoziabile.
3) Le
alternative possibili
Di
fronte a queste prospettive e' necessario imprimere una nuova
direzione alle politiche sulle sostanze, guardando a quegli esempi in
Europa che, indipendentemente dagli schieramenti politici ed
istituzionali che li sostengono, mostrano di funzionare. A Londra,
dove nel quartiere multietnico di Brixton e' stata la polizia a
chiedere ed ottenere di non occuparsi piu' del consumo di cannabis. In
Olanda e in Svizzera, dove la distribuzione controllata di eroina
migliora la qualita' della vita dei consumatori e diminuisce la
criminalita' e dove l'accesso legale ad hashish e marijuana non ha
prodotto alcun danno. In Spagna e in Francia, dove si pratica con
successo l'analisi chimica delle sostanze, una delle piu' efficaci
forme di intervento nel campo delle cosiddette nuove droghe. E questi
non sono altro che esemplificazioni di un ampio scenario entro il
quale si sono costruiti negli anni interventi di riduzione del danno,
di tolleranza e depenalizzazione del consumo e del possesso che
adeguano le moderne societa' agli stili di vita delle nuove
generazioni. Imparando a convivere con sostanze che da piu' di trent'anni
hanno fatto il loro ingresso nelle nostre vite, modificando
lentamente, ma ineluttabilmente mentalita' e comportamenti.
Rispetto alle sostanze non puo' bastare un approccio giuridico e
socio-sanitario, riduzionistico e insufficiente, e' necessario un
nuovo sguardo che tenta uno approccio in termini di "come" e non di "perche'".
Perche' il consumo di droghe e' un fatto sociale, un'esperienza umana
diffusa, un fattore culturale. E poi perche' il mondo del consumo di
massa e' motivato da un principio del piacere che non puo' essere
rimosso.
Per
tutte queste ragioni c'e' bisogno di nuove politiche sulle droghe E
per nuove politiche c'e' bisogno di nuovi attori e di nuove strategie.
A
Bologna dal 27 al 30 giugno, tutti questi attori: consumatori e
psiconauti, operatori e utenti, pazienti impazienti, artisti e
ricercatori, medici e giuristi, militanti e semplici cittadini, si
incontreranno, si conosceranno, si ascolteranno, si informeranno e si
organizzeranno per elaborare e proporre percorsi di cambiamento.
Come
operatori del pubblico e del privato sociale, come consumatori, come
cittadini e associazioni di pazienti chiediamo di aprire uno spazio di
riflessione sulle proposte di co-gestione di nuove strutture
residenziali, di contenimento, controllo e detenzione a "scopo
terapeutico"; sulla vasta operazione di repressione e limitazione
delle liberta', di pensiero altro a quello conforme, di scelta
(diagnosi e cura), di azione e sulla valutazione dell'efficacia e
della qualita' dei percorsi terapeutici proposti.
L'obiettivo e' quello di dare voce ed esprimere la ricchezza di un
multiforme movimento di gruppi, associazioni, soggetti a vario titolo
coinvolti, che non intende permettere che sulle sostanze si torni a
politiche e leggi inutilmente repressive. E di connettere diverse
realta' sociali che insieme e dal basso possono attivare nuovi
processi di trasformazione dell'esistente.
Le
giornate bolognesi saranno un insieme di seminari e convegni con
ospiti internazionali, gruppi di lavoro e laboratori creativi,
spettacoli e azioni disobbedienti che renderanno visibile quanto,
forti dei nostri strumenti di liberazione e dei nostri diritti, e con
la tenacia di guardare dentro la realta' e di starci, siamo in grado
di operare per la riduzione dei danni causati dal proibizionismo e
festeggiare il futuro antiproibizionista.
E lo
faremo in decine di migliaia, con liberta' e consapevolezza, nelle
danze e nei suoni della sesta edizione della street parade, la piu'
straordinaria e gioiosa manifestazione antiproibizionista che animata
da "stupefacenti" carri musicali da sabato 29 a domenica 30 giugno
chiudera' festosamente le giornate bolognesi.
giugno.2002
Movimento di massa antiproibizionista
|