|
11 settembre 2003
Speciale 11 settembre
Vi proponiamo articoli di NoamChomsky, Robert Fisk e Michael Meacher
Tradouzioni di M. canadianm@tin.it
"C'è Una Buona Ragione per Avere Timore
degli Stati Uniti" di Noam Chomsky
07/09/2003 - (Toronto Star): Nel mezzo dei dopo shock relativi
ai recenti
attacchi suicidi a Bagdad e Najaf e agli altri incalcolabili orrori
verificatisi dopo l'11 Settembre 2001, è facile capire perché
molti credono
che il mondo sia entrato in una nuova e spaventosa "età del
terrore", che è
il titolo di una recente collezione di saggi da parte di studiosi
dell'Università di Yale ed altri.
Tuttavia, due anni dopo l'11/9, gli Stati Uniti devono
ancora confrontarsi
con le radici del terrorismo, hanno intrapreso più guerre che pace
e hanno
continuamente alzato i pali del confronto internazionale.
L'11 di Settembre, il mondo ha reagito scosso e con orrore,
provando sincera
compassione per le vittime. Ma è importante considerare che per
gran parte
del mondo, c'è stata una reazione ulteriore: "Benvenuti nel
club".
Per la prima volta nella storia, un potere Occidentale
è stato sottoposto ad
un genere di atrocità che è ben troppo familiare altrove.
Qualunque tentativo di dare un significato agli eventi
verificatisi da
allora, comincerà naturalmente con un'indagine sul potere Americano
-- come
ha reagito e che corso può prendere.
Entro un mese dall'11/9, l'Afghanistan si è trovato
sotto attacco. Coloro
che accettano elementari standard morali hanno un certo lavoro da fare
per
dimostrare che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono stati giustificati
nel bombardamento degli Afgani dalla necessità di costringerli
a rivoltarsi
a gente ritenuta sospetta di atrocità criminali, che è la
ragione ufficiale
che è stata usata una volta che i bombardamenti cominciarono.
Poi, nel Settembre del 2002, lo stato più potente
della storia ha annunciato
una nuova Strategia di Sicurezza Nazionale, asserendo che manterrà
una
egemonia globale permanente.
Ogni sfida a questa egemonia verrà contrastata con
la forza, la dimensione
nella quale gli Stati Uniti regnano sovrani.
Allo stesso tempo, i tamburi di guerra cominciarono a battere
per mobilitare
la popolazione per un'invasione dell'Iraq.
E la campagna per le elezioni congressuali di medio termine
venne aperta,
che avrebbe determinato se l'amministrazione avrebbe potuto realizzare
la
propria radicale agenda internazionale e nazionale.
L'esperto di politica estera Michael Krepon, ha scritto
che gli ultimi
giorni del 2002 furono "i più pericolosi dalla crisi missilistica
del 1962
con Cuba", che lo storico Arthur Schlesinger ha descritto, ragionevolmente,
come "il momento più pericoloso nella storia umana."
La preoccupazione di Krepon era la proliferazione nucleare
"in una cinghia
instabile di proliferazione che si allunga da Pyongyang a Bagdad,"
compreso
"l'Iran, l'Iraq, la Corea del Nord e il subcontinente Indiano".
Le iniziative dell'amministrazione Bush nel 2002 e nel
2003 hanno soltanto
aumentato le minacce all'interno e vicino a questa cinghia instabile.
La Strategia di Sicurezza Nazionale ha dichiarato che gli
Stati Uniti hanno,
da soli, il diritto di effettuare "la guerra preventiva" usando
la forza
militare per eliminare una minaccia percepita, anche se inventata o
immaginata.
La guerra preventiva è molto semplicemente, "il
crimine supremo" che fu
condannato al processo ai criminali Nazisti di guerra di Norimberga.
Dall'inizio di Settembre del 2002, l'amministrazione Bush
ha pubblicato
torvi avvertimenti circa il pericolo rappresentato per gli Stati Uniti
da
Saddam Hussein, con ampi suggerimenti dati sul collegamento che Saddam
aveva
con Al Qaida e sul suo coinvolgimento negli attentati dell'11 Settembre.
L'assalto della propaganda ha contribuito a permettere all'amministrazione
di guadagnare un certo supporto, da parte di una popolazione terrorizzata,
per la prevista invasione di un paese conosciuto per essere virtualmente
indifeso -- e un premio importante, al cuore del principale sistema
energetico del mondo.
Lo scorso Maggio, dopo la presunta conclusione della guerra
in Iraq, il
presidente Bush è atterrato sulla piattaforma della USS Abraham
Lincoln e ha
dichiarato di avere ottenuto "una vittoria nella guerra al terrore
(avendo)
rimosso un alleato di Al Qaida".
Ma l'11 settembre 2003, arriverà senza prove credibili
del presunto
collegamento fra Saddam ed il suo amaro nemico Osama bin Laden. E l'unico
collegamento conosciuto fra la vittoria e il terrore è che l'invasione
dell'Iraq sembra avere aumentato il reclutamento di Al Qaida e la minaccia
del terrore.
Il Wall Street Journal ha riconosciuto che l'attenta organizzazione
di Bush
del suo stravagante atterraggio sulla porta aerei, "contrassegna
l'inizio
della campagna del 2004 per la sua rielezione", che la Casa Bianca
spera
"sarà costruita il più possibile attorno ai temi di
sicurezza nazionale." Se
l'amministrazione lascia prevalere le problematiche interne, sarà
in
profonda difficoltà.
Nel frattempo, Bin Laden rimane in libertà. E la
fonte d'origine del
terrorizzante anthrax del post 11 Settembre rimane sconosciuta -- un
fallimento ancor più impressionante, dato che la fonte è
presunta essere
interna, forse anche un laboratorio federale per le armi.
Anche le armi Irachene di distruzione di massa sono tuttora
mancanti.
Per il secondo anniversario dell'11/9 e al di là
di questo, abbiamo
basicamente due scelte. Possiamo marciare in avanti con la fiducia che
lo
scagnozzo globale guiderà la malvagità fuori dal mondo,
come dichiarato
dagli autori dei discorsi del presidente, plagiando racconti antichi e
favole per bambini.
O possiamo sottoporre le dottrine della proclamata grande
nuova era ad un
accurato esame, traendone conclusioni razionali, forse guadagnandone un
certo senso della realtà emergente.
Le guerre che sono contemplate nella guerra al terrore
andranno avanti per
un lungo tempo.
"Non è possibile dire quante guerre ci vorranno
per assicurare la libertà
della patria", ha annunciato il presidente l'anno scorso.
Quello che ha detto è piuttosto corretto. Le minacce
potenziali sono
illimitate. E vi è forte ragione di credere che stanno diventando
più severe
come conseguenza della illegalità e della violenza dell'amministrazione
Bush.
Dovremmo anche potere apprezzare le recenti osservazioni
fatte in materia da
parte di Ami Ayalon, alla testa dal 1996 al 2000 di Shabak, Servizio di
Sicurezza Generale di Israele, che ha osservato che "coloro che desiderano
la vittoria" contro il terrore senza indirizzare le sottostanti ingiustizie
"desidera una guerra senza fine."
L'osservazione si generalizza in maniera evidente.
Il mondo ha buoni motivi per guardare con timore e trepidazione
a cosa sta
accadendo a Washington.
La gente che è meglio piazzata per alleviare questi
timori e per guidare ad
un futuro più promettente e costruttivo, è la gente degli
Stati Uniti, i
quali possono realmente modellare il futuro.
[L'autore Noam Chomsky è un attivista e un professore
di linguistica al
Massachusetts Institute of Technology]
"Non Dite Che Non Siamo Stati Avvertiti di Questo Pasticcio"
di Robert Fisk
8 Settembre 2003
Quanto è stato arrogante il cammino verso la guerra.
Visto che ora il
presidente Bush prova disperatamente ad obbligare il vecchio asino dell'ONU
a salvarlo dall'Iraq -- lui che ci ha avvertiti che le Nazioni Unite erano
in pericolo di trasformarsi in una Lega delle Nazioni in quanto "bottega
della discussione", se avessero declinato di garantire legittimità
alla sua
invasione -- siamo presunti credere che nessuno a Washington abbia potuto
indovinare il futuro.
Messer Bush e Blair idealizzarono il loro cammino verso
la guerra con il
mito di tutte quelle armi di distruzione di massa e "delle minacce
imminenti" portate dall'Iraq -- sia del tipo da 45 minuti che non
-- e
"della liberazione" del dopoguerra, della "democrazia"
e del cambiamento di
mappa che si stava andando a concedere alla regione. Ma la documentazione
mostra quanti avvertimenti l'amministrazione Bush ha ricevuto da uomini
sensati e decenti nei giorni che precedettero l'immersione in questa
avventura terribile.
Si considerino le udienze del Comitato Senatoriale per
le Relazioni Estere a
Washington alla vigilia della guerra. L'Assistente Sotto Segretario Douglas
Feith, uno dei neo-conservatori di Rumsfeld, ha rivelato che un ufficio
per
"la progettazione del dopoguerra" era stato aperto soltanto
tre settimane
prima. Lui e il Sotto Segretario di Stato Marc Grossman hanno concesso
che
il Pentagono "stava pensando" all'Iraq del dopoguerra da 10
mesi. "Ci sono
incertezze enormi," ha detto Feith. "Il massimo che si può
fare nella
progettazione è sviluppare concetti."
A quel tempo senatori degli Stati Uniti erano altamente
sospettosi della
questione dei "concetti". Quando il Democratico Joe Biden ha
chiesto se
qualcuno nell'amministrazione Bush avesse progettato il governo Iracheno
del
dopoguerra, Grossman gli ha risposto che "ci sono cose nel nostro
paese che
non saremo in grado di fare in relazione al nostro impegno in Iraq."
Richard
Lugar, il presidente Repubblicano allora ha chiesto: "chi governerà
l'Iraq e
come? Chi fornirà la sicurezza? Quanto tempo potrebbero in teoria
rimanere
le truppe degli Stati Uniti? Avranno un ruolo le Nazioni Unite?"
L'ex Generale Anthony Zinni, un tempo l'uomo ai vertici
del US Central
Command durante l'esperienza 'peacekeeping' in Kosovo, Somalia e (nel
1991)
nell'Iraq del Nord, ha sentito odore di bruciato ed ha così detto
in
pubblico: "Desideriamo trasformare l'Iraq o semplicemente transitarlo
fuori
dall'inaccettabile regime di Saddam Hussein in una nazione ragionevolmente
stabile? La trasformazione implica cambiamenti significativi nelle forme
di
governo... Certamente non vi sarà una democrazia spontanea... ".
Zinni parlò
del 'lungo e duro' viaggio verso la ricostruzione ed aggiunse -- con una
ironica predizione -- che "non sarà una manciata di gente
che se ne esce dal
Pentagono, prende un aereo e vola alla ricerca della pace militare, che
riuscirà a mettere assieme questa cosa."
Ma incredibilmente, questo è esattamente ciò
che è accaduto. In primo luogo
è stato il turno di Jay "tira lo stomaco in dentro e dì
che sei fiero di
essere un Americano" Garner, e poi del famoso "esperto dell'anti-terrorismo"
Paul Bremer, il quale ha provato a dare una rigovernata a Bagdad assumendo
e
poi riassumendo l'esercito Iracheno e quindi - confrontato dalla morte
di un
Americano al giorno (e 250 truppe Statunitensi ferite nel solo mese di
Agosto) -- riassumendo i delinquenti assassini dei centri di tortura di
Saddam per aiutare nella battaglia contro il "terrorismo". L'Iraq,
Bremer ha
blandamente ammesso la scorsa settimana, avrà bisogno "di
parecchie decine
di miliardi" di dollari solo per l'anno prossimo.
Nessuna sorpresa che Rumsfeld continua a dirci che ha "abbastanza"
uomini in
Iraq. Sedici delle 33 brigate da combattimento Americane sono ora nel
calderone Iracheno - inoltre altre cinque sono schierate oltremare --
e
l'82esimo Airborne, che si trova appena fuori dall'Afghanistan (dove altri
cinque soldati Statunitensi sono stati uccisi durante lo scorso fine
settimana) è sul punto di essere schierato a nord di Bagdad. "Fateli
venire
allo scoperto", Bush si è schernito dei nemici della guerriglia
contro gli
Stati Uniti lo scorso mese. Bè, lo hanno preso in parola. Finora
non c'è un
brandello di prova che l'ultima fantasia dell'amministrazione Bush --
"migliaia" di combattenti stranieri Islamici "per la jihad"
che affluiscono
in Iraq per uccidere gli Americani -- sia vera.
Ma presto potrebbe esserlo. E che cosa si dirà allora?
Non è stato forse
invaso l''Iraq per distruggere il terrorismo piuttosto che per ricrearlo?
Ci
è stato detto che l'Iraq sarebbe stato trasformato in una democrazia
e
improvvisamente si rivela essere un campo di battaglia per più
"guerra
contro il terrore". L'America, Bush ora dice alla sua gente, "sta
confrontando i terroristi in Iraq e in Afghanistan... e in tal modo la
nostra gente non dovrà confrontare la violenza terroristica a New
York o...
Los Angeles." Allora è così. Trasciniamo tutti questi
orrendi terroristi nel
nostro amatissimo Iraq "liberato" e cortesemente questi lasceranno
in pace
"la patria". Ma mi domando.
Ma si noti anche, come tutto è predicato a spese
dell'America e del suo
sangue. Una commentatrice Americana, Rosie DiManno, ha scritto questa
settimana che in Iraq "c'è anche l'altro costo, quella misurato
dalle vite
umane... un Americano assassinato al giorno fin da quando Bush ha dichiarato
la fine della guerra". Notate qui come il sangue degli Iracheni -
coloro che
eravamo così disperati nel volere liberare sei mesi fa -- è
sparito dalla
narrazione. Al momento si ritiene che fino a 20 innocenti civili Iracheni
muoiano ogni giorno - a causa di omicidi, uccisioni per vendetta, ai posti
di controllo degli Stati Uniti -- ma non contano più. Non sorprende
che i
giornalisti ora devono procurarsi il permesso dalle autorità di
occupazione
per visitare gli ospedali di Bagdad. Chi può sapere quanti corpi
troverebbero nell'obitorio?
"I comunicati da Bagdad sono in ritardo, insinceri,
incompleti. Le cose sono
ben più disastrose di ciò che ci è stato detto...
Oggi non siamo lontani da
un disastro." Lo scrittore stava descrivendo nel 1920 l'occupazione
Britannica dell'Iraq che era in stato di sbriciolamento, sotto l'attacco
della guerriglia. Il suo nome era Lawrence d'Arabia.
[Robert Fisk è un corrispondente estero, vincitore
di riconoscimenti, per The
Independent (Regno Unito), dove questo articolo è stato pubblicato.
È
l'autore di Pity Thy Nation: The Abduction of Lebanon (The Nation Books,
edizione 2002)]
"Rappresentante Britannico (MP) Attacca gli STATI
UNITI sull'11 di Settembre
e la Guerra. Questa Guerra al Terrorismo è un Falso" di Michael
Meacher - The Guardian
Sabato, 6 di Settembre 2003
Gli attentati dell'11 Settembre hanno dato agli Stati Uniti
un pretesto
ideale per usare la forza ed assicurarsi così il proprio dominio
globale.
Attenzione voluminosa è stata data al momento - e quindi giustamente
- alle
ragioni per le quali la Gran Bretagna è andata a fare guerra all'Iraq.
Ma
troppa poca attenzione è stata messa a fuoco sulle ragioni che
hanno portato
gli Stati Uniti alla guerra e come queste gettino luce anche sulle
motivazioni Britanniche. La spiegazione convenzionale è quella
che dopo che
le Torri Gemelle sono state colpite, la rappresaglia contro le basi di
Al
Qaida nell'Afghanistan è stato il primo passo naturale per lanciare
la
guerra globale contro il terrorismo. Quindi, visto che Saddam Hussein
era
stato accusato dai governi del Regno Unito e degli Stati Uniti di possedere
armi di distruzione di massa, la guerra avrebbe potuto estendersi anche
all'Iraq. Tuttavia questa teoria non si adatta a tutti i fatti. La verità
può essere molto più scura.
Ora sappiamo che un modello per la creazione di una Pax
Globale Americana è
stato elaborato da parte di Dick Cheney (ora vice presidente), Donald
Rumsfeld (segretario della difesa), Paul Wolfowitz (delegato di Rumsfeld),
Jeb Bush (fratello più giovane di George Bush) e Lewis Libby (capo
del
personale di Cheney). Il documento, intitolato Rebuilding American's
Defences (Ricostruire le Difese Americane), è stato redatto nel
mese di
Settembre del 2000 dal think tank neo conservatore, Progetto per un Nuovo
Secolo Americano (PNAC).
Il programma mostra l'amministrazione Bush con l'intento
di assicurarsi il
controllo militare della regione del Golfo con o senza Saddam Hussein
al
potere. Esso riporta: "mentre il conflitto insoluto con l'Iraq fornisce
la
giustificazione immediata, l'esigenza della presenza di una notevole forza
Americana nel Golfo va la di là del problema del regime di Saddam
Hussein."
Il progetto del PNAC incorpora un precedente documento
attribuito a
Wolfowitz e Libby che afferma come gli Stati Uniti debbano "scoraggiare
le
nazioni industriali avanzate a sfidare la nostra direzione o persino
aspirare ad un più grande ruolo regionale o globale". Si riferisce
agli
alleati chiave quali il Regno Unito come "i mezzi più efficaci
e più
efficienti per esercitare la direzione globale Americana". Descrive
le
missioni di 'peacekeeping' come "esigenti la direzione politica Americana
piuttosto che quella delle Nazioni Unite". Proclama che "persino
se Saddam
dovesse uscire di scena", le basi degli Stati Uniti in Arabia Saudita
e nel
Kuwait rimarranno permanentemente... poichè "l'Iran tanto
quanto l'Iraq può
ben dimostrarsi una grande minaccia agli interessi degli Stati Uniti".
Mette
in luce la Cina chiedendo "un cambio di regime", e affermando
che "è tempo
di aumentare la presenza delle forze Americane nel Sud Est Asiatico".
Il documento inoltre chiede la creazione di "forze
Americane nello spazio"
per dominarlo ed il controllo totale dello spazio cyber per prevenire
le
azioni dei "nemici" che usano Internet contro gli Stati Uniti.
Inoltre
suggerisce che gli Stati Uniti considerino la possibilità di sviluppare
armi
biologiche "che possano designare specifici genotipi come bersaglio
[ e ]
possano trasformare la guerra biologica dal regno del terrore ad un attrezzo
politicamente utile".
Infine - scritto un anno prima dell'11 Settembre - punta precisamente
il
dito contro la Corea del Nord, la Siria e l'Iran definendoli regimi
pericolosi e dice che la loro esistenza giustifica la creazione "di
un
ordine e di un sistema di controllo in tutto il mondo". Questo è
il progetto
per la dominazione Americana del mondo. Ma prima che venga scartato come
un'agenda per fantasisti di destra, è chiaro che fornisce una spiegazione
molto più accurata di che cosa realmente è accaduto prima,
durante e dopo
l'11 di Settembre, di quanto non faccia la tesi della guerra globale al
terrorismo. Questo può essere visto in molti sensi.
In primo luogo, è chiaro che le autorità
degli Stati Uniti hanno fatto poco
o niente per prevenire gli eventi dell'11 Settembre. È risaputo
che almeno
11 paesi hanno avvertito in anticipo gli Stati Uniti degli attacchi
dell'11/9. Due esperti senior del Mossad furono inviati a Washington nel
mese di Agosto del 2001 per avvisare la CIA e l'FBI di una cellula di
200
terroristi che si diceva stesse preparando una grande operazione (Daily
Telegraph, 16 Settembre 2001). La lista che hanno fornito includeva i
nomi
di quattro dei dirottatori dell'11 Settembre, nessuno dei quali venne
arrestato.
Si sapeva fin dal 1996 che esistevano piani per colpire
gli obiettivi di
Washington con gli aeroplani. Poi nel 1999 un rapporto del consiglio
nazionale di intelligence degli Stati Uniti sottolineò che "gli
attentatori
suicidi di Al-Qaida potrebbero schiantare un velivolo riempito di potenti
esplosivi sul Pentagono, le sedi della CIA, o sulla Casa Bianca".
Quindici dei dirottatori dell'11 di Settembre ottennero
i loro visti in
Arabia Saudita. Michael Springman, il precedente capo dell'ufficio americano
dei visti a Jeddah, ha dichiarato che fin dal 1987 la CIA stava
illecitamente rilasciando visti a candidati non qualificati dal Medio
Oriente, e stava portandoli negli Stati Uniti per l'addestramento nel
terrorismo per la guerra Afgana, in collaborazione con Bin Laden (BBC,
6
Novembre 2001). Sembra che questa operazione sia continuata dopo la guerra
Afgana per essere utilizzata per altri scopi. Inoltre è stato segnalato
che
cinque dei dirottatori hanno ricevuto l'addestramento in sicure
installazioni militari degli Stati Uniti negli anni 90 (Newsweek, 15
Settembre 2001).
I collegamenti istruttivi formulati prima dell'11 di Settembre
non vennero
seguiti. L'allievo di volo Francese Marocchino Zacarias Moussaoui (ora
ritenuto essere il ventesimo dirottatore) venne arrestato nel mese di
Agosto
del 2001 dopo che un istruttore aveva segnalato avere mostrato un interesse
sospettoso nell'imparare a guidare i grandi aerei di linea. Quando gli
agenti degli Stati Uniti hanno saputo dall'intelligence francese che aveva
legami Islamici radicali, hanno emesso un mandato per ispezionare il suo
computer, che conteneva dati riguardanti la missione dell'11 Settembre
(Times, 3 Novembre 2001). Ma questi vennero rifiutati dall'FBI. Un agente
ha
scritto, un mese prima dell'11 Settembre, che Moussaoui stava probabilmente
progettando di schiantarsi sulle Torri Gemelle (Newsweek, 20 Maggio 2002).
Tutto questo rende tanto più sorprendente - nella
prospettiva della guerra
al terrorismo - che ci sia stata una reazione così lenta all'11
Settembre in
se stesso. Il primo dirottamento è stato accertato non più
tardi delle 8.20
e l'ultimo velivolo dirottato si è schiantato in Pennsylvania alle
10.06.
Non un singolo aereo da combattimento è stato mandato in volo per
investigare dalla base dell'aviazione militare Statunitense Andrews, che
si
trova ad appena 10 miglia da Washington DC, fino a che il terzo aereo
non
aveva colpito il Pentagono alle 9.38. Perché no? C'erano procedure
standard
FAA per l'intercettazione di velivoli dirottati prima dell'11/9. Fra il
Settembre del 2000 e il Giugno del 2001, aerei da combattimento erano
stati
lanciati dal militare degli Stati Uniti in 67 occasioni ad inseguire
velivoli sospetti (AP, 13 Agosto 2002). È un'esigenza giuridica
degli Stati
Uniti che una volta che un velivolo si è mosso significativamente
fuori dal
proprio programma di volo, aerei da combattimento siano mandati ad
investigare la cosa.
E' stata questa inerzia semplicemente il risultato di gente
chiave che ha
ignorato, o che era ignara dell'evidenza? O potrebbero le operazioni di
sicurezza aeree degli Stati Uniti essere state lasciate inutilizzate
deliberatamente l'11 di Settembre? In caso affermativo, perché
e sulla base
di quale autorità? Il precedente procuratore Americano di crimini
federali,
John Loftus, ha detto: "le informazioni fornite dai servizi di intelligence
Europei prima dell'11 di Settembre erano così vaste che non è
più possibile
sia per la CIA che per l'FBI asserire una difesa per incompetenza."
Ne è la risposta degli Stati Uniti dopo l'11/9 affatto
meglio. Nessun serio
tentativo è stato mai fatto per catturare Bin Laden. Verso la fine
di
Settembre e l'inizio di Ottobre del 2001, i leader di due partiti Islamici
del Pakistan negoziarono l'estradizione di Bin Laden in Pakistan per essere
messo a processo per i fatti dell'11 di Settembre. Tuttavia, un ufficiale
degli Stati Uniti, ha significativamente affermato, che "realizzare
i nostri
obiettivi troppo presto" avrebbe rischiato di fare "crollare
prematuramente
lo sforzo internazionale se per qualche caso fortunato Bin Laden fosse
stato
catturato". Il presidente Statunitense del Joint Chiefs of Staff,
il
Generale Myers, è andato tanto lontano da affermare che "l'obiettivo
non è
stato mai quello di catturare Bin Laden" (AP, 5 Aprile 2002).
L'agente dell'FBI Robert Wright ha detto a ABC News (19
Dicembre 2002) che i
quartieri generali dell'FBI non hanno voluto arresti. E nel Novembre 2001
l'aviazione militare degli Stati Uniti ha protestato perché aveva
intercettato leader Talebani e di Al-Qaida tanto quanto 10 volte durante
le
sei settimane precedenti, ma non aveva potuto attaccare, non avendo ricevuto
il permesso abbastanza rapidamente (Time Magazine, 13 Maggio 2002). Nessuna
di questa prove messe assieme, che vengono tutte da fonti che sono già
parte
del pubblico dominio, è compatibile con l'idea di una guerra reale
e
risoluta contro il terrorismo.
L'intero catalogo di prove, tuttavia, cade nel posto giusto
quando messo a
confronto con il progetto del PNAC. Da questo sembra che la cosiddetta
"guerra al terrorismo" sia stata usata in gran parte come una
falsa
copertura per realizzare i più ampi obiettivi geo-politico strategici
degli
Stati Uniti. Blair stesso effettivamente si è riferito a questo
quando ha
detto al liason commitee della House of Commons: "per essere sincero
a
questo proposito, non c'era modo di ottenere il pubblico consenso per
lanciare improvvisamente una campagna sull'Afghanistan se non per quello
che
è accaduto l'11 Settembre" (Times, 17 Luglio 2002). Similmente
Rumsfeld era
così determinato a trovare una spiegazione razionale per un attacco
all'Iraq
che in 10 separate occasioni ha chiesto alla CIA di trovare le prove che
collegassero l'Iraq all'11/9; la CIA ripetitivamente se ne è tornata
indietro a mani vuote (Time Magazine, 13 Maggio 2002).
Infatti, l'11 Settembre ha offerto un pretesto estremamente
conveniente per
mettere in azione il piano del PNAC. Ancora una volta le prove sono evidenti
che i piani per azioni militari contro l'Afghanistan e l'Iraq erano a
disposizione ben prima dell'11/9. Un rapporto preparato per il governo
degli
Stati Uniti dal Baker Institute of Public Policy ha indicato nel mese
di
Aprile del 2001 che "gli Stati Uniti rimangono prigionieri del proprio
dilemma energetico. L'Iraq rimane un'influenza destabilizzante per...
il
flusso di petrolio ai mercati internazionali dal Medio Oriente ".
Presentato
al gruppo di lavoro sull'energia del vice presidente Cheney, il rapporto
ha
suggerito che siccome questo era un rischio inaccettabile per gli Stati
Uniti, "l'intervento militare" era necessario (Sunday Herald,
6 Ottobre
2002).
Prove similari esistono anche per ciò che concerne
l'Afghanistan. La BBC ha
segnalato (18 Settembre 2001) che a Niaz Niak, un ex ministro degli esteri
del Pakistan, è stato detto da funzionari senior Americani ad una
riunione a
Berlino della metà del mese di Luglio del 2001 che "l'azione
militare contro
l'Afghanistan sarebbe andata avanti dalla metà di Ottobre".
Fino al Luglio
2001 il governo degli Stati Uniti ha visto il regime dei Talebani come
la
fonte di stabilità in Asia centrale che avrebbe permesso la costruzione
di
condutture per gli idrocarburi dai giacimenti di gas e di petrolio in
Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakhstan, attraverso l'Afghanistan ed il
Pakistan, fino all'Oceano Indiano. Ma, confrontatisi con il rifiuto dei
Talebani di accettare le condizioni degli Stati Uniti, i rappresentanti
Americani hanno detto loro che "o accettate la nostra offerta di
un tappeto
d'oro, o vi seppelliamo sotto un tappeto di bombe" (Inter Press Service,
15
Novembre 2001).
Dato questo background, non sorprende che alcuni abbiano
visto l'omissione
degli Stati Uniti nell'evitare gli attacchi dell'11 Settembre come la
maniera di creare un inestimabile pretesto per l'attacco all'Afghanistan,
in
una guerra che chiaramente era già stata ben progettata in anticipo.
Ci è un
precedente credibile di tutto questo. Gli archivi nazionali degli Stati
Uniti rivelano che il presidente Roosevelt ha usato esattamente questo
metodo rispetto a Pearl Harbor il 7 dicembre del 1941. Alcuni avvertimenti
sugli imminenti attacchi furono ricevuti ben in anticipo, ma tali
informazioni non raggiunsero mai la flotta degli Stati Uniti. Il conseguente
oltraggio nazionale persuase il pubblico riluttante degli Stati Uniti
a
partecipare alla seconda guerra mondiale. Il programma del PNAC del
Settembre 2000 dichiara similmente che il processo di trasformazione degli
Stati Uniti "nella forza dominante di domani" è probabile
essere lungo in
assenza "di un certo evento catastrofico e di catalisi - come una
nuova
Pearl Harbor". Gli attacchi dell'11/9 hanno permesso agli Stati Uniti
di
premere il tasto "avanti" per una strategia in conformità
con l'ordine del
giorno del PNAC, che altrimenti sarebbe stato politicamente impossibile
da
portare ad implementazione.
La motivazione escludente per questa cortina fumogena tutta
politica è che
gli Stati Uniti ed il Regno Unito stanno cominciando a scarseggiare delle
loro riserve di sicura energia derivata dagli idrocarburi. Dal 2010 il
mondo Musulmano controllerà tanto quanto il 60% della produzione
di petrolio
del mondo ed anche di maggiore importanza, il 95% della restante capacità
globale di esportazione del petrolio. Mentre la richiesta sta aumentando,
allo stesso modo le riserve stanno diminuendo, continuamente dagli anni
60.
Questo sta conducendo ad una crescente dipendenza dalle
forniture di
petrolio straniere sia per gli Stati Uniti che per il Regno Unito. Gli
Stati
Uniti, che nel 1990 hanno prodotto a livello nazionale il 57% delle proprie
esigenze totali di energia, sono previsti produrne soltanto il 39% dei
propri bisogni entro il 2010. Un ministro del DTI ha ammesso che il Regno
Unito potrebbe avere a che fare con una "severa" mancanza di
gas entro il
2005. Il governo Britannico ha confermato che il 70% della nostra
elettricità verrà dal gas entro il 2020 e il 90% di quello
sarà importato.
In questo contesto dovrebbe essere notato che l'Iraq ha 110 trilioni di
piedi cubi di riserve di gas che si aggiungono al suo petrolio.
Un rapporto dalla commissione sugli interessi nazionali
degli Stati Uniti
del Luglio 2000 ha notato che la più promettente nuova fonte di
riserve nel
mondo è la regione del Mar Caspio e questa allevierebbe la dipendenza
degli
Stati Uniti dall'Arabia Saudita. Per differenziare gli itinerari delle
riserve dal Caspico, una conduttura funzionerebbe verso ovest attraverso
l'Azerbaijan e la Georgia fino al porto turco di Ceyhan. Un'altra si
estenderebbero verso est attraverso l'Afghanistan ed il Pakistan e
terminerebbe vicino al confine indiano. Ciò salverebbe la malandata
centrale
elettrica dell'Enron a Dabhol nella costa ovest dell'India, nella quale
l'Enron aveva affondato un investimento di 3 miliardi di dollari e la
cui
sopravvivenza economica dipende dall'accesso a gas poco costoso.
Né è stata l'Inghilterra una disinteressata
spettatrice in questa zuffa per
le restanti riserve di idrocarburi del mondo e questo può parzialmente
spiegare la partecipazione Britannica alle azioni militari degli Stati
Uniti. Lord Browne, delegato esecutivo capo della BP, nell'avvicinarsi
della
guerra avvertì Washington di non dividere l'Iraq solo per il bene
delle
proprie compagnie petrolifere (The Guardian, 30 ottobre 2002). E quando
un
ministro degli affari esteri Britannico incontrò Gadaffi (Geddafi)
nella sua
tenda nel deserto nel mese di Agosto del 2002, si arrivò a dire
che "il
Regno Unito non desidera perdere a favore di altre nazioni Europee, che
già
stanno spingendo per acquisire un vantaggio quando si parla di contratti
per
il petrolio potenzialmente lucrativi " con la Libia (BBC Online,
10 Agosto
2002).
La conclusione di tutta questa analisi deve certamente
essere che "la guerra
globale al terrorismo" ha i marchi di garanzia di un mito politico
propagato
per fare strada ad una agenda interamente differente - ossia l'obiettivo
degli Stati Uniti per l'egemonia nel mondo, sviluppata intorno al controllo
con la forza delle forniture di petrolio che sono richieste per realizzare
l'intero progetto. È la collusione in questo mito e la partecipazione
minore
a questo progetto un'aspirazione realmente adeguata per la politica estera
Britannica? Se ci fosse mai la necessità di giustificare una posizione
Britannica più obiettiva, guidata da nostri propri obiettivi indipendenti,
questa intera saga deprimente certamente fornisce tutta le prove che sono
necessarie per un cambiamento radicale di rotta.
torna sopra
|